1963/1993. Trent’anni di autobombe, trent’anni di stragi mafiose. Eppure, c’è stato un ex capo di governo, Silvio Berlusconi, che ha dichiarato “la mafia è potente perché fu fatto lo sceneggiato “La piovra” e perché si scrivono libri sulla mafia”.
Eh sì, il commissario Cattani ha contribuito a rafforzare Cosa nostra ed è divenuto la panacea di tutti i mali procurati da Cosa nostra. Idiozie un tanto a chilo.
Ma si è dimenticato di dire che un senatore del suo partito, il PDL, oltre che suo amico di “stalla”, tal Marcello Dell’Utri, ha riportato in appello la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazioni mafiose. Ora la Cassazione ha imposto un nuovo processo.
Ma non solo Dell’Utri, come risulta allo stato, ha rafforzato Cosa nostra, basta andarsi a leggere le sentenze passate ingiudicate e si nota come tanti altri hanno contribuito a far crescere in modo esponenziale Cosa nostra. Altro che fiction.
A memoria, la prima autobomba di fattura mafiosa è stata fatta esplodere a Villabate, comune alla porte di Palermo. Era l’alba del 30 giugno del ’63. L’obiettivo era assassinare il capo mafioso Di Peri, che si è salvato. Ma nell’esplosione morirono Giuseppe Tesauro e Pietro Cannizzaro, vittime innocenti che nulla avevano a che fare con Cosa nostra. Di Peri, poi. viene ucciso a Natale del ’81 dai “corleonesi”.
L’odore e i fumi del tritolo non si erano ancora dissolti, quando a pochi chilometri di distanza, lo stesso giorno, viene fatta esplodere un’altra autobomba a Ciaculli, borgata palermitana e regno incontrastato , prima da Salvatore Greco “ciaschiteddu” e poi da Michele Greco “il papa” . Muoiono 7 servitori dello Stato, tra carabinieri e militari.
Dopo le due stragi, infuria la la guerra di mafia che lascia sulle strade decine e decine di vittime. La battaglia viene vinta da Salvatore Greco “ciaschiteddu” e da Salvatore Greco “l’ingegnere”, ma entrambi, seppure vincitori, sono stati costretti ad espatriare in America latina. Come noto, nel ’81 ha inizio la “mattanza” voluta da Riina e dai suoi “corleonesi”, usando mezzi tradizionali, ovvero armi leggere e acido per sciogliere i cadaveri.
Ma, il 29 luglio del ’83 ecco riapparire sulla scena palermitana di nuovo l’autobomba, peraltro preannunciata con larga anticipo da una telefonata fatta ad un funzionario della questura. Infatti, Cosa nostra, per assassinare il consigliere istruttore Rocco Chinnici, utilizza una Fiat 127, imbottita di tritolo. Insieme a Chinnici muoiono due carabinieri e un portiere dello stabile dove è avvenuta l’esplosione: il maresciallo Trapassi, l’appuntato Bartolotta e il portiere Li Sacchi.
Passano nemmeno due anni che il 2 aprile del ’85 Cosa nostra trapanese a Pizzolungo, sempre con autobomba tenta, di assassinare il giudice Carlo Palermo. L’attentato fallisce , ma nella strage muoiono Barbara Rizzo e i suoi due gemelli Salvatore e Giuseppe Asta di 6 anni.
La metà degli anni ottanta, Cosa nostra è in stand-by. Il max processo che si sta celebrando a Palermo, impone una pax su tutti i fronti: non bisognava compiere nessuna azione eclatante sino alla conclusione del processo. Questo era l’ordine perentorio di Riina.
Il processo si concluse con la condanna dei capi e gregari di Cosa nostra, ed inizia la rappresaglia: cadono sotto la gragnola di colpi Salvo Lima e Ignazio Di Salvo, accusati di non aver rispettato i patti.
Trascorrono 7 anni e il 23 maggio del ’92 Cosa nostra compie la strage di Capaci, ove perdono la vita Giovanni Falcone, sua moglie Morvillo Francesca e gli agenti di scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo.
Non passano nemmeno due mesi che un’altra strage viene compiuta con autobomba, in via Mariano D’Amelio. Era il 19 luglio del ’92. Nell’esplosione perdono la vita Paolo Borsellino, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano e Emanuela Loi.
Il 14 maggio del 1993 e in via Fauro a Roma, viene fatta esplodere un’autobomba: lo scopo era assassinare Maurizio Costanzo.
Poi, la notte del 27 maggio 1993 Firenze viene sconquassata da una fragorosa esplosione. Un furgoncino imbottito di esplosivo viene fatto esplodere nei pressi della sede dell’Accademia dei Georgofili. Perdono la vita Caterina Nencioni (50 giorni di vita), Nadia Nencioni (9 anni), Dario Capolicchio (22 anni), Angela Fiume (36 anni), Fabrizio Nencioni (39 anni); 48 persone rimangono ferite.
La notte del 27 luglio ’93 in via Palestro a Milano, un’autobomba uccide Sergio Pasotto, Stefano Picerno, Carlo La Catena, vigili del fuoco. L’agente della polizia municipale Alessandro Ferrari e un marocchino Moussafir Driss che dormiva sulla panchina.
Il 28 luglio 1993, a Roma, in San Giovanni in Laterano e a San Giorgio in Velabro, due un’autobomba vengono fatti esplodere senza procurare vittime.
Infine, il fallito attentato allo stadio olimpico di Roma, contro i carabinieri: per fortuna, il mal funzionamento del telecomando ha evitato e il tragico evento.
Le due prime autobombe, ovvero quella di Villabate e di Ciaculli, sono state originate da un fatto interno a Cosa nostra: io fui testimone per aver udito le deflagrazioni. Ma, da Rocco Chinnici in poi, tutte le autobomba erano dirette a giudici, giornalisti e opere pubbliche di valore artistico, quindi la domanda è: la regia terroristica/mafiosa è stata partorita dalla sola mente dei “peri incritati” di Cosa Nostra?
Coloro che non hanno memoria, leggano attentamente questa cronistoria di eventi e chissà che non verranno illuminati sulla “via” di Damasco e dicano quel che sanno.
da: SocialSicilia.it


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