Giova ricordare, per i distratti e per coloro avulsi a dimenticare per agio e comodità, che nel 92/93 in nostro Paese è stato ignobilmente fatto oggetto di inaudita violenza, facendoci somigliare a Beirut. Le città colpite sono state Palermo, Milano, Roma e Firenze, con decine e decine di vittime innocenti..
Per la prima parte, ovvero che Mancino spiegasse agli italiani il cruento risentimento di Riina e company, sfociato nelle strage, non mi vedeva particolarmente interessato, giacchè conosco bene il movente. Invero, contavo moltissimo su quel che riguardava la cessazione improvvisa delle stragi. Solitamente, le consorterie criminose, sia mafiose che terroristiche, rallentano o cessino del tutto le azioni violenti, quando sentono il fiato degli investigatori attorno al collo. Per le stragi del 92/93, questa circostanza non si è verificata o per lo meno a me non risulta pur avendo in qualche maniera partecipato alle investigazioni sulle stragi. Ergo, che qualche evento “estraneo” alla volontà dei mafiosi sia intervenuto. Intervento a dir poco risolutivo e convincente da far fermare la mano omicida di Cosa nostra. Ritengo, che una sorta di dare e avere attraverso una “trattativa” possa essere sopravvenuta. E, mi rifiuto di credere, conoscendo una “anticchia” la mentalità mafiosa di Riina, Provenzano e gli altri componenti la Cupola, che costoro siano stati folgorati sulla via di Damasco. Semmai, sulla via di Roma! Tant’è che a Cosa nostra è stata dimostrata particolare benevolenza non rinnovando la proroga del 41/bis per parecchi reclusi condannati per mafia.
L’ex Ministro Mancino, non può farci credere che l’iniziativa del ministro Conso di non prorogare il 41/bis ai mafiosi, sia stata una decisione da lui presa in solitudine. E’ fuori di ogni logica se si pensa all’allarme sociale che si era creato a seguito delle stragi.
Ritengo verosimile che sia intercorsa una “trattativa” per fermare il massacro. Occorre rimarcare che, mentre le stragi di Capaci e via D’Amelio, potevano far parte di un vetusto disegno criminoso, iniziato con la strage di Rocco Chinnici, quelle di Milano, Roma e Firenze, avevano come obbiettivo la “revisione” delle norme antimafia, ed in particolare l’abolizione del 41/bis. Sulla base di ciò è ovvio ipotizzare che una sorta di “trattativa” sia sta posta in essere.
Pertanto, quando Mancino afferma di non aver chiesto lumi né a Conso né a Ciampi sulla mancata proroga del 41/bis ritengo che egli, come tanti altri del resto, può darsi che non “ricordi” la circostanza. Ma come si può credere che di fronte ad tale emergenza la decisione di Conso non sia stata comunicata al titolare del Viminale, responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica? Forse, non c’è stato motivo di comunicarla perché la decisione, potrebbe essere stata presa collegialmente dall’intero Governo e che lo stesso Mancino non “ricorda”.
Il senatore Mancino, tuttavia, sarebbe pervaso da labile memoria, talchè anche nell’occasione della visita a Viminale di Paolo Borsellino, non ricorda o esclude che quest’ultimo si sia incontrato con lui. Anche in questa circostanza, appare incredibile che Paolo Borsellino, erede naturale delle indagini sulla strage di Falcone, recatosi al Ministero dell’Interno, non si fosse incontrato con Mancino. Io non ero al Viminale, però ho visto partire Paolo Borsellino e l’ho visto ritornare, serio e preoccupato. Qualcosa al Viminale l’aveva turbato, cosa?
Il senatore Mancino, potrebbe compiere uno sforzo di memoria, con l’auspicio che dalla ritrovata memoria si possano aprire gli ambulacri del potere romano, ove verosimilmente potrebbe essere custodita la verità dell’Italia libanese degli anni 92/93.
Pippo Giordano

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