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Strage via Georgofili: l’amore negato.

 
la lettera di Nadia Nencioni
Quest’anno, Caterina avrebbe compiuto 18 anni, mentre Nadia 27: chissà come sarebbe stata la loro vita. Nadia aveva 9 anni e quindi in grado di sognare, in grado di sperare e sorridere al mondo che stava iniziando ad aprirsi al suo mondo di adolescente, ove l’amore di mamma e papà le avrebbe garantito la felicità di divenire, prima ragazza e poi donna. Ma Caterina, di soli 50 giorni non ha potuto sognare, non ne ha avuto il tempo. Ha potuto regalare, con la sua venuta al mondo, felicità e sorrisi ai genitori, anch’essi periti nella strage. Un grande amore è stato negato. E’ stato impedito ad una famiglia italiana di vivere la propria vita: una intera famiglia è stata distrutta a causa di un disegno criminoso ove si evedenziano più ombre che luci.
Ignobili individui, che pomposamente affermano essere uomini d’onore, il 27 maggio del 1993 hanno spezzato per sempre i sogni di Caterina di Nadia di Angela e Fabrizio, genitori delle due bambine e di Dario Capolicchio di appena 22 anni. Un’autobomba ha squarciato il silenzio della città simbolo dell’arte italiana, Firenze.

Sono trascorsi 18 anni e ancora oggi ci domandiamo chi e per quale motivo ha scelto Firenze. Ancora oggi ci domandiamo insistentemente se c’è stata “trattativa” tra mafiosi e pezzi dello Stato o se, invero, ci siano stati suggeritori esterni ma compiacenti a Cosa nostra. Insomma, riesce davvero difficile ipotizzare che le scelte di colpire le città di Milano, Firenze e Roma, siano state partorite dalla mente dei mafiosi in deficit culturale. E, peraltro non mi convincono nemmeno le affermazioni di Giovanni Brusca, secondo le quali le scelte di colpire le città d’arte, siano avvenute in maniera del tutto casuale e attraverso la lettura di alcuni dépliant turistici. Ma per favore!
Come italiano, sono qui a dimostrare tutto lo sdegno possibile per il vile attentato di Firenze e come siciliano, chiedo perdono a Nadia, Caterina, Angela, Fabrizio e Dario.
Mi spiace!

Pippo Giordano

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