Il processo di revisione per la strage di via D’Amelio, suscita in me un conflitto interiore: da un lato il plauso per una Giustizia che, pur percorrendo strade irte di ostacoli, è riuscita finalmente ad accendere la luce della verità su quello che ormai appare un depistaggio provato; dall’altro lato, soffro in silenzio e con tanta amarezza al sol pensiero che intorno al dramma di Paolo Borsellino, ci siano stati uomini delle Istituzioni che avrebbero orchestrato la manipolazione della verità sulla strage.
Io, mi sento particolarmente colpito da questa infamia, perché come tanti altri, immediatamente dopo le stragi del 92/93, ci siamo buttati con anima e corpo sulle indagini. Per mesi e mesi, abbiamo abbandonato affetti e persone care. Ora scoprire che altri, invece, ci avrebbero soggiogati, fa davvero male. Pedinare due personaggi, segnalati quali autori della strage di via D’Amelio, sino al momento del loro arresto ed ora scoprire che forse sono innocenti, mi inquieta facendomi stare malissimo. Se tutto fosse provato e non ho motivo di credere diversamente, ahimè saremmo alla più grande mistificazione della verità, ordita e compiuta da chi, invero, aveva l’obbligo di cercare la verità vera.
Mi duole ammettere, che se così è stato, Paolo Borsellino e i miei colleghi, sono stati ammazzati due volte. Ma mi rifiuto di credere che il depistaggio sia il solo frutto degli investigatori e che entità politiche non siano del tutto estranee al progetto mistificatorio. Lo ammetto, sono triste e non mi va nemmeno di sorridere, perché quell’immagine dell’abbraccio e la stretta di mano del 17 luglio 1992 con Paolo Borsellino non mi abbandona. Mentre, provo tanta, ma tanta solitudine nel mio cuore. Pian piano sto ritornando ad essere, quell’uomo solo e silente del passato, ma poi penso a Salvatore Borsellino, a suo fratello Paolo e cerco di non farmi sopraffare dallo scoramento.
Ho conosciuto Paolo Borsellino, ma non ho conosciuto il pentito Scarantino, l’uomo che sembra sia stato lo strumento per il depistaggio. Ho conosciuto Paolo Borsellino ed ho conosciuto anche il defunto questore Arnaldo La Barbera, il quale anni addietro m’aveva invitato a far parte di un team di investigatori operanti contro Cosa nostra: risposi che non ero interessato.
Sto riflettendo e ne ho ben donde, di costituirmi parte civile nel processo di revisione sulla strage di via D’Amelio. Sono stato privato della verità, sono stato ingannato mentre pedinavo due “fantasmi” che nulla avevano a che fare con la strage di via D’Amelio. Sono stato umiliato in quel che era il mio ideale di investigatore leale. Mi è stata tolta la possibilità di condurre le investigazioni sulla strage di Capaci insieme a Paolo Borsellino.
Se deciderò di costituirmi parte civile e questa sarà accolta dalla Corte, devolverò l’eventuale risarcimento alle famiglie di Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, tutti miei colleghi periti nella strage di via D’Amelio.

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