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Specialisti delle carte a posto cercasi

Gli specialisti delle carte a posto sono in difficolta´.
Forse passano gli anni, forse anche in questo campo sarebbe necessario istruire nuove leve. Fatto sta che recentemente hanno perso dei colpi.

Sono gia´ alcuni mesi che gli specialisti cercano di trovare il timbro mancante nella carte di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, ma l´analisi delle motivazioni dei provvedimenti disciplinari avviati a carico dei due Magistrati da un lato ed i vari rinvii delle discussioni sulle loro posizioni presso il CSM dall´altro fanno capire che probabilmente le presunte “prove” della loro “colpevolezza” siano ben poca cosa.

Il 21 settembre 2007 il ministro di grazia e giustizia Clemente Mastella chiede al Csm il trasferimento cautelare di ufficio per il pm di Catanzaro Luigi De Magistris a causa di presunte anomalie nella gestione di alcune indagini relative all´utilizzo di finaziamenti della comunita´ europea in Calabria. Dopo alcuni rinvii e l´avocazione il 20 ottobre 2007 dell´inchiesta denominata WHY NOT a De Magistris, il 19 gennaio 2008 il CSM dispone il trasferimento ad altra sede ed altra funzione del pm di Catanzaro. Si tratta di una sanzione molto grave che presuppone un comportamento davvero censurabile di De Magistris. Il 18 febbraio 2008 la sezione disciplinare del CSM deposita le motivazioni della sentenza.
Il 23 febbraio 2008 il giudice Felice Lima pubblica nel BLOG
Uguale per tutti una dettagliata analisi tecnica di alcuni capi di imputazione a carico di De Magistris, cui seguono nei giorni successivi altri approfondimenti sempre sullo stesso BLOG, in particolare a cura di Nicola Saracino e di Francesco Siciliano. Il 26 febbraio 2008 il giornalista Marco Travaglio scrive per L´UNITA` un pezzo sull´argomento dal titolo “Condannato per mancanza di prove“.

Dire che le motivazioni del provvedimento disciplinare a carico di De Magistris ne escano rase al suolo e´ forse riduttivo: diciamo che il pm di Catanzaro ha ottime possibilita´ di veder ribaltato il giudizio in Cassazione.

Alle luce di queste analisi, tutti si sarebbero aspettati una netta presa di posizione dell´ANM a favore di De Magistris e le dimissioni in massa dei componenti della sezione disciplinare del CSM. Niente di tutto questo. Anzi, il 20 marzo 2008 il neo guardasigilli Luigi Scotti impugna la sentenza disciplinare davanti alle Sezioni Unite civili della Cassazione ritenendola “illegittima” nella parte in cui ha assolto il magistrato dalle accuse di aver violato i suoi doveri per le fughe di notizie sulle sue inchieste, per i “sospetti” diffusi su superiori e colleghi, per le dichiarazioni alla stampa su complotti per fermare la sua attività e per non aver informato il suo diretto superiore di un provvedimento importante (notizia ANSA). In sostanza Scotti non critica il CSM per l´inconsistenza delle motivazioni con e´ stato censurato De Magistris, ma per aver assolto il Magistrato da altri capi di imputazione. Il mondo alla rovescia.

Luigi Scotti restera´ per sempre nei nostri ricordi per l´intervento pronunciato durante la puntata di ANNOZERO del 4 ottobre 2007 “A ciascuno il suo” dedicata al “caso” De Magistris, quando, in veste di sottosegretario alla giustizia, affermo´ di ammirare Paolo Borsellino “perche´ lavorava in silenzio“, cioe´ senza rilasciare interviste o fare pubbliche denunce. Purtroppo per lui in studio erano presenti Salvatore Borsellino e Marco Travaglio che ricordavano immediatamente come Paolo, proprio per aver rilasciato un´intervista in cui denunciava lo stallo delle indagini antimafia a Palermo nel 1988, fosse stato deferito al CSM.
Il 7 febbraio 2008 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, su proposta del premier Romano Prodi, nominava Luigi Scotti ministro di grazia e giustizia.

Se c´e´ stata una scelta che puo´ rappresentare la voragine creatasi tra le aspettative suscitate da Romano Prodi alle elezioni del 2006 ed i fatti questa e´ sicuramente la scelta dei ministri di grazia e giustizia: da Clemente Mastella a Luigi Scotti. Molti elettori dell´Unione hanno capito da tempo cosa e´ davvero in gioco nel “caso” De Magistris, l´uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla Legge e l´indipendenza della Magistratura, e restano veramente senza parole di fronte alla continua delegittimazione del Magistrato di Catanzaro. Solo il ministro Antonio Di Pietro ha fatto sentire in modo chiaro una voce fuori dal coro.

Anche nel caso di Clementina Forleo si ravvisano aspetti analoghi alla vicenda De Magistris. Una ragione per cui la Forleo e´ attualmente sotto procedimento disciplinare al CSM riguarda le parole utilizzate nel provvedimento con cui il GIP milanese ha chiesto al parlamento nel luglio 2007 l´utilizzo di una serie di telefonate intercettate tra gli indagati ed alcuni parlamentari nell´ambito dell´inchiesta ANTONVENETA, parole che potrebbero configurare un atto “abnorme” del GIP secondo il procuratore generale di Cassazione Delli Priscoli. In merito a tale presunta “colpa” l´autorevole giurista Franco Cordero si e´ espresso con un intervento alla puntata di ANNOZERO “I buoni ed i cattivi” il 20 dicembre 2007 e con un editoriale dal titolo “I giudici e le intercettazioni” sul quotidiano LA REPUBBLICA il giorno successivo. “Mi pare che gli argomenti sui quali e´ fondata l´accusa disciplinare alla dottoressa Forleo valgano piuttosto poco, anzi li direi piu´ paralogismi, macchine dialettiche che meritano poco credito piu´ che ragioni effettive”, ha detto il prof. Cordero nello studio di ANNOZERO, mentre sulle colonne de LA REPUBBLICA ha scritto: “Non sarebbe successo in materie meno infestate: ancora mezzo secolo fa la procedura penale stava alle discipline nobili come l’ arte del barbiere cerusico sta alla scienza medica; molte cose sono cambiate in meglio ma persistono furberie ataviche, nonché sacche d’ ignoranza; e così gli chicaneurs profittano d’ apparati normativi che li favoriscono. Qualcuno addirittura se li allestiva in veste da legumlator.”
Gli specialisti delle carte a posto ne escono in briciole, ma l´azione disciplinare procede. Nessun dibattito all´interno del CSM o dell´ANM ha seguito queste dichiarazioni.
Ulteriori sviluppi sul “caso” Clementina Forleo si sono avuti nei primi giorni di aprile (si veda il pezzo  “E chiedere scusa?” di Marco Travaglio, L´UNITA´,  2 aprile 2008).

Cio´ che sorprende oggi di fronte agli svarioni dei novelli specialisti in timbri e lacche e´ il silenzio di gran parte della Magistratura, come sottolineato nell´editoriale del Giudice Felice Lima del primo aprile 2008, “Il caso De Magistris e l´indipendenza della Magistratura”: “Sono iscritto a tutte le mailing list di tutte le correnti dell’A.N.M. e ho scritto a tutte diverse volte, pregando tutti i colleghi di avere il coraggio e la dignità di prendere una qualsiasi posizione di merito sulla vicenda e sulla sentenza e, per quanto possa sembrare assurdo, NESSUNO mi ha risposto né ha speso alcuna parola sul “caso De Magistris”, che, nella magistratura associata, è diventato, dunque, un assurdo tabù.” Il giudice Lima e´ uno dei pochi Magistrati insieme ad Antonio Ingroia ad aver capito e denunciato a viso aperto la gravita´ del “caso” De Magistris, ma le sue parole scivolano come acqua sul vetro degli organi associativi e di rappresentanza della Magistratura.

Cosa ben diversa accadde il 20 luglio del 1988 quando l´allora Procuratore Capo di Marsala Paolo Borsellino denuncio´ pubblicamente con un´intervista a Saverio Lodato ed Attilio Bolzoni le manovre in atto per smantellare il metodo di lavoro messo a punto dal pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto, metodo che aveva rivoluzionato il modo di affrontare la lotta a Cosa Nostra ed aver permesso di conseguire risultati storici dal punto di vista giudiziario.

La denuncia di Paolo Borsellino scateno´ un acceso dibattito all´interno della Magistratura e porto´ ad una serie di audizioni al CSM dove furono ascoltati tutti i protagonisti coinvolti nella vicenda. Alla fine il CSM riconobbe la fondatezza delle ragioni di Borsellino da un lato, ma dall´aItro non sconfesso´ la linea di Antonino Meli invitando semplicemente ad una maggior cooperazione all´interno della procura di Palermo. Il dibattito fu comunque molto vivo anche fra gli stessi membri della Magistratura.

Oggi non succede nulla di tutto questo: sembra vincere il silenzio
. Ci sono importanti segnali di risveglio esterni alla Magistratura, come le manifestazioni cui tanti giovani hanno partecipato a sostegno di De Magistris. Ma all´interno della Magistratura tutto tace. Sembra che questi ultimi 15 anni di continuo assalto e delegittimazione di una buona parte della classe politica ai Magistrati dalla schiena dritta abbiano avuto pesanti conseguenze.
Una recente intervista di Daniela Gaudenzi a Luigi De Magistris mette a fuoco in modo molto chiaro il problema sui rapporti tra politica e magistratura e la reale posta in gioco:

D. G
. Nei capi di incolpazione, da cui poi è stato assolto, sono stati definiti “inammissibili sfoghi” del tenore “vogliono togliermi le inchieste”, “vogliono fermarmi” puntualissime realtà. La controriforma Castelli, sostanzialmente in vigore, che ha ampliato i poteri di intervento disciplinare del ministro della Giustizia e ha gerarchizzato le procure ha contribuito a determinare il suo isolamento e la successiva sottrazione delle inchieste?
L. De M. Da umile magistrato, e non da mago, avevo previsto, punto per punto, l’esito della mia vicenda, esponendolo anche (ex ante) in sedi istituzionali. Non vi è dubbio che la controriforma dell’ordinamento giudiziario ha avuto un peso rilevante nella mia vicenda. Si vuole affermare il modello (sic) di magistrato, consolidatosi tra gli anni ‘20 e ’50 del secolo scorso, in un momento storico, tra l’altro, quello attuale, di degrado etico che non era riscontrabile in quel periodo. Sono anni che denuncio pubblicamente, in convegni, articoli e pubblicazioni, l’imperante gerarchizzazione e burocratizzazione degli Uffici di Procura: si sta smarrendo la valenza della magistratura quale potere diffuso, la concezione della libertà ed indipendenza (anche all’interno dell’ordine giudiziario) che deve valere per ogni magistrato (unita, ovviamente, alla responsabilità del suo agire).

D. G. Lo stesso giorno in uno striscione contro i coniugi Mastella affisso davanti al municipio di Ceppaloni appare la frase “Solidarietà a De Magistris e Forleo. Oggi è reato essere magistrato”. Dopo la ola parlamentare al ministro dimissionario, un segno molto concreto della
lontananza dei cittadini dal “Palazzo” come era già avvenuto in Calabria?
L. De M. Credo vi sia oggi un solco profondo tra una parte consistente del cd. paese reale ed i partiti e coloro i quali li rappresentano. Da questo punto di vista anche il segnale che il CSM ha dato sulla mia vicenda è devastante, come ha detto un mio amico una parte delle Istituzioni sta cercando di soffocare una creatura che si sta formando, che sta crescendo. La coscienza civile e la partecipazione democratica fanno paura al “manovratore”. Vi è sete di Politica, con la P maiuscola, non vi è antipolitica, come strumentalmente sostiene qualcuno. Speriamo che questo fossato sia presto colmato.

Osservando come lavorano e come vivono Felice Lima, Luigi De Magistris e Clementina Forleo si ha la certezza che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino siano vivi in altri Uomini e Donne delle Istituzioni. L´unica arma per non spegnere la loro voce e non far vincere il silenzio e l´indifferenza consiste nel denunciare con chiarezza cio´ che sta accadendo. La speranza e´ che chi ricopre importanti ruoli istituzionali batta un colpo per contrastare questa negazione nei fatti delle radici della nostra Costituzione.


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