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Solidarietà incondizionata al procuratore Antonio Ingroia

19 settembre 2011. Il Movimento Agende Rosse esprime piena e incondizionata solidarietà al Procuratore Aggiunto della DDA di Palermo dott. Antonio Ingroia.

Assistiamo in questi giorni ad un nuovo vergognoso attacco rivolto contro il procuratore Ingroia e la Procura di Palermo, impegnati nelle delicate inchieste sulla cosiddetta ‘trattativa’ Stato-mafia e sul periodo stragista.
Appare evidente la strumentalità dell’operazione di ripescare vecchie intercettazioni ambientali tra Massimo Ciancimino e Girolamo Strangi già uscite sui giornali nove mesi fa e ripubblicarle ai primi di settembre come se fossero nuove sul settimanale della Mondadori “Panorama”. Serviva la miccia per scatenare l’ennesima campagna di delegittimazione contro i magistrati di Palermo. Tanto che subito abbiamo assistito alle dichiarazioni indignate del sen. Maurizio Gasparri, dell’on. Fabrizio Cicchitto e del sen. Gaetano Quagliariello che invocavano l’intervento del CSM e del ministro della Giustizia. Il vicepresidente Michele Vietti prontamente assicurava che il CSM sarebbe tempestivamente intervenuto ed il 14 settembre Palazzo dei Marescialli ha aperto un’indagine assegnata alla Prima Commissione.

Ci domandiamo: un’indagine sulla base di cosa? Se le intercettazioni contenevano qualcosa di disciplinarmente rilevante perché il CSM non è intervenuto nove mesi fa? Perché in verità non c’è niente di concreto in quelle intercettazioni che possa coinvolgere la Procura di Palermo.

 
L’avvio dell’indagine del CSM avviene a ridosso della riapertura di importanti dibattimenti processuali come quello in cui gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Mauro Obinu sono imputati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra in merito alla mancata cattura del boss Bernardo Provenzano il 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso (Palermo).

 
La Procura di Palermo e il dott. Ingroia in particolare hanno sempre mostrato la massima professionalità nel rapporto con Massimo Ciancimino, tanto che quest’ultimo è tuttora in stato di detenzione su ordine degli stessi magistrati per l’accusa di detenzione illegale di esplosivo. E questo è innegabile. Come è innegabile il contributo che  alcuni elementi forniti agli inquirenti da Massimo Ciancimino hanno dato e stanno dando a inchieste e a processi in corso. Pensiamo ad esempio allo stesso processo Mori-Obinu, alle indagini sulla ‘trattativa’ Stato-mafia, ma anche alle inchieste che coinvolgono importanti uomini politici.

C’è la volontà di bloccare il lavoro di quei magistrati, eredi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in primis il dott. Ingroia, che stanno cercando di arrivare a verità scomode e difficili. I magistrati sono nell’anticamera di questa verità ma sempre più forti sono le forze che cercano di richiudere quella porta che ad essa conduce. Molte sono le spinte e i tentativi per bloccare tutto, per sottrarre le inchieste ai pm di Palermo, per impedire loro di spalancare finalmente quella porta.

Non permetteremo che ciò accada. Il dott. Ingroia e gli altri magistrati di Palermo non sono soli, hanno il sostegno di tanti cittadini che vogliono la verità, pretendono che le inchieste vadano avanti fino in fondo e sapranno difendere i magistrati da campagne di delegittimazione e isolamento.

Movimento Agende Rosse

 

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