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Solidarietà ad Ignazio Cutrò

Sono esterrefatto, allibito e sgomento, ma soprattutto arrabiato nero. Siamo alle solite, e dopo il caso di Ignazio Cutrò chiedo ad alta voce al ministro dell’Interno, Cancellieri, di far conoscere al Paese intero quanti parassiti ogni giorno vengono scortati senza averne diritto. Assistiamo ancora una volta ad una macroscopica ingiustizia: forse la famiglia di Ignazio Cutrò non aveva diritto a qualche giono di vacanza? O si ritiene, che quando Ignazio è nell’Isola è in pericolo ed altrove no? Sono vicino a Ignazio ed esprimo tutta la mia incondizionata solidarietà. Quello che è accaduto dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, che il cittadino con questi atteggiamenti da parte dello Stato, viene invitato ad esercitare quell’arcaico pensiero mafioso, ovvero “MUTU”, devi stare! Ho vissuto sulla mia pelle fatti che oggigiorno se fossi ancora in attività di servizio, consiglierei le persone a non raccontare nulla. Si fa presto ad appioppare a noi siciliani la nomea di omertosi, quando nel concreto riscontriamo che chi ha il dovere di tutelare il testimone, trova tutte le scuse per non farlo, o addirittura non è in grado di proteggere. La vicenda d’Ignazio è la prova provata. Un giorno un uomo si fidò del mio ufficio e raccontò con dovizia di particolari fatti di mafia. Seguirono decine di arresti e dopo qualche mese dalla “confidenza”, l’uomo fu trucidato e parzialmente bruciato. E quindi quando qualcuno aveva premura di confidarsi, sconsigliavo di farlo.

Il paradosso del caso Ignazio Cutrò, deve farci riflettere e convenire che non tutti siamo figli della stessa Patria Italia.
Ignazio, non devi rinunciare al tuo diritto e come disse il nostro compianto Sciascia “ A ciascuno il suo”. E quindi devi pretendere e non rinunciare.

Pippo Giordano (10 settembre 2012)

 

L’imprenditore Cutrò lasciato senza scorta

9 settembre 2012. Il testimone di giustizia Ignazio Cutrò, imprenditore di Bivona (provincia di Agrigento) che con le sue denunce ha fatto condannare i propri estorsori, lancia l’allarme: “Per una settimana sono rimasto in Calabria senza scorta e senza alcuna protezione, alla mercé di malintenzionati che avrebbero potuto agevolmente far male a me e ai miei familiari. Forse devo dire grazie ai mafiosi che si sono distratti”. L’imprenditore era riuscito a regalare alla propria famiglia una vacanza in un villaggio turistico di Crotone. Una volta accompagnato in quel luogo però la scorta si è allontanata. “Persino il personale di scorta resosi conto che non ci avrebbe preso in carico nessuno e che nessuna scorta era stata predisposta dalle autorità competenti sul territorio di Crotone, ha cercato di capire che cosa stesse accadendo. Ma hanno ricevuto l’ordine di lasciarci e tornare in sede” racconta Cutrò. Secondo quanto riportato dall’imprenditore i carabinieri di Crotone avrebbero detto che all’interno della struttura alberghiera non era necessaria alcuna protezione, salvo poi essere richiamato da un ufficiale dell’Arma che gli aveva comunicato di essere in pericolo e di dover lasciare il luogo. Ciò sarebbe avvenuto – racconta Cutrò – solo quando l’imprenditore ha minacciato di chiamare il Ministero per chiedere spiegazioni. Ora il tutto è stato denunciato in una lettere inviata al Ministero dell’Interno e all’Arma dei carabinieri in cui ha chiesto che di fare “luce sui fatti”: “Spero che quanto accaduto – ha scritto Cutrò – non sia conseguenza delle nostre lamentele sulle disfunzioni riscontrate”.

Redazione di Antimafiaduemila


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