Caleranno a flotte, teste canute, rampanti e giovani politici, commensali che si sono cibati del potere mafioso e che ora sfoderano la rinnovata verginità istituzionale. Si recheranno sul luogo simbolo del più oscuro pomeriggio della nostra Repubblica e da lì afflitti, con volto istituzionalmente triste, interpreteranno la parte del mesto pellegrinaggio. Eppoi, terminata la cerimonia, agneddru e sucu e finiu u vattiu, (agnello col sugo ed è finito il battesimo), ovvero, ritorneranno in quegli ambulacri di potere, che ancora oggi non si riescono ad aprire per saziarci di verità: arrivederci al prossimo anno ed intanto calerà il buio.
Un film, già mandato in onda per 19 anni consecutivi, ma che quest’anno sarà trasmesso in digitale terrestre sul canale dell’ipocrisia. Eh si! Ricorre il ventesimo anno della strage di Capaci e quindi la partecipazione mediatica è d’obbligo per poter avere i cinque minuti di visibilità. Ed io, avendo conosciuto sia Giovanni Falcone che sua moglie Francesca, mi sento di dire a lor signori, non corone ad oltraggiarne la memoria, ma verità: solo verità! E’ questo che vogliono le persone oneste, e questo che serve ai nostri martiri per riposare in pace. E, mentre tutti si affanneranno ad urlare, che lo Stato ha vinto, che lo Stato è presente, ci si dimentica che proprio lo Stato, era assente ingiustificato e che dalle sue propaggini collusive, è stato possibile, realizzare il dramma che ha colpito il Popolo italiano, ossia la morte del Giudice Giovanni Falcone, di sua moglie e dei miei colleghi di scorta. I valori e l’onestà del Giudice Falcone, nella commemorazione saranno ampiamente magnificati, dimenticandosi dei giorni terribili, colmi di solitudine e dallo svolazzare del “Corvo”, sino agli amici traditori che accompagnarono l’esistenza di Falcone: un vero Galantuomo Siciliano che l’Italia non meritava di perdere. Qualche giorno fa ho detto ad un collega, mentre rivangavamo il nostro rapporto di lavoro col Giudice Falcone, che “la mia vita è colma di tanta gioia per averlo conosciuto, ma è altrettanto gonfia di dolore per averlo perduto”.
Il 23 maggio, l’autostrada del dolore, sarà anche percorsa da migliaia di ragazzi, di uomini, donne provenienti da ogni parte del Paese e che si fermeranno a rendere, dal profondo del loro cuore, omaggio a Giovanni, Francesca, Vito, Rocco ed Antonio. Intanto, a pochi chilometri di distanza, a Partinico, una piccola ma grande televisione sarà costretta a chiudere in ossequio ad un’ingiusta norma. Si, la televisione di Pino Maniaci, Telejato, scomparirà per essere inghiottita dall’abnorme legge di mercato. La sua chiusura non è altro che lo stridente contrasto dell’auspicio di lotta senza quartiere alla mafia e che segnerà la vittoria di chi vent’anni fa ha commesso la strage di Capaci. Strage, che non ha colpito la sola vita degli abitanti di Capaci, ma che ha lacerato l’esistenza di un Popolo: nulla sarà come prima. Gli uomini di Cosa nostra, hanno tappato per sempre la bocca a Falcone, ma non sono riusciti a strapparcelo dai nostri cuori, ed appunto per questi motivi che invito i personaggi in premessa a recarsi al mare piuttosto che posare corone prive di significato. Lasciate che siano inermi cittadini a portare quel fresco profumo di libertà e a rappresentare quello Stato che vent’anni fa ha girato le spalle a Falcone. Chi scrive, ha i capelli bianchi, molto bianchi ed ha visto sin da quand’era picciriddru, brutture di ogni genere commesse da uomini di Cosa nostra. Ha visto anche in faccia i traditori di Falcone e dei miei colleghi assassinati, e tuttavia vivo nel ricordo del loro sorriso: vivo e tento di trasmettere i loro ideali di giustizia e lo faccio 365 giorni all’anno e non solo il 23 maggio. Non corone di fiori, ma date a Giovanni, Francesca, Vito, Rocco, Antonio e al Popolo italiano, quella giustizia che aspettano da oltre vent’anni.
Ma, un altro ancor più cupo pomeriggio domenicale ha frantumato la speranza dei cittadini onesti. In via D’Amelio, vent’anni fa è stata compiuta la più grave tragedia che la mente umana potesse mai concepire, talchè si è voluto eliminare il Giudice Paolo Borsellino, col fine di avere ampia libertà nella presunta trattativa tra personaggi istituzionali e Cosa nostra. Di via D’Amelio e delle stragi di Milano, Firenze e Roma rimarcherò gli eventi con un altro scritto. E, purtuttavia già adesso invito i sepolcri imbiancati a non presenziare le commemorazioni.

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