Lucio Musolino era stato licenziato lo scorso ottobre da ‘Calabria ora’, quotidiano regionale diretto da Piero Sansonetti, dopo alcuni articoli sul governatore calabrese Giuseppe Scopelliti e dopo una partecipazione ad Annozero
L’ordinanza è stata notificata stamattina ai legali del giornalista, Natale Carbone e Maria Grazia Mammì. Alla luce dei documenti prodotti in aula, la difesa di Calabria ora è apparsa “infondata” sul piano della procedura che non è stata rispettata. Il giudice del lavoro ha, in sostanza, rilevato come gli editori del quotidiano abbiano licenziato Musolino non rispettando l’articolo 7 della legge 300/70 secondo cui “il datore di lavoro che intenda sanzionare condotte indisciplinate, debba preventivamente contestarle all’incolpato”. Cosa che non è stata fatta con Musolino, licenziato senza preavviso con un fax. Così il giudice del lavoro di Reggio Calabria, Patrizia Morabito, ha accolto il ricorso del giornalista sospendendo il licenziamento ed ordinando agli editori e al direttore Sansonetti “di reintegrare immediatamente l’istante nel posto di lavoro in precedenza occupato”.
Lo scorso agosto, tornando a casa, Musolino aveva trovato in giardino una bottiglia piena di benzina. Accanto un bigliettino: “Questa è per te, non per la tua macchina”. Nonostante le minacce aveva continuato a scrivere di cronaca giudiziaria, facendo i nomi di consiglieri comunali e regionali emersi in alcune inchieste sulla ‘ndrangheta. E aveva raccontato della partecipazione di Scopelliti a un pranzo organizzato da imprenditori poi arrestati per mafia. Poi erano seguite le censure sui sui articoli. “E poi il licenziamento. Mi hanno massacrato moralmente – racconta Musolino -. Oggi il giudice ha accolto il mio ricorso. Sono stato licenziato ingiustamente per aver svolto il mio lavoro come ho sempre fatto. Tanto con il direttore Paolo Pollichieni che con il direttore Piero Sansonetti. Evidentemente era proprio questo il problema”.

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