L’inserimento alla DNA di Giusto Sciacchitano, definito dai media “pm chiacchierato”, mi sconcerta e mi disorienta a tal punto che sto davvero pensando di mollare tutto e ritirami, ovvero non recarmi più nelle scuole, non partecipare più a convegni su Cosa nostra. Quello che sto provando in questo momento è un forte disagio e nel volgere lo sguardo al passato, mi sto rendendo conto che davvero io non ho capito nulla di mafia e antimafia. Sia ben chiaro, l’inserimento in via Giulia di Sciacchitano è del tutto legittima. Epperò, talvolta la legittimità dovrebbe contenere motivi di etica istituzionale, perchè l’immagine di un Giudice assegnato alla Direzione Nazionale Antimafia, dovrebbe essere cristallina e avulsa da qualsivoglia sospetto. D’altronde, è notorio che in questi ultimi tempi, l’etica e la morale sono stati collocati in cantina piuttosto che in un solaio. Abbiamo visto, sempre più frequente, nomine e incarichi Istituzionali di persone la cui specchiata onorabilità lasciava desiderare. Il mio linguaggio è identico a quello di Falcone, Borsellino e di Ninni Cassarà, ossia non può esserci commistione o frequentazione, o addirittura la semplice stretta di mano col mafioso, no! Se dipendesse da me punirei anche il semplice ammiccamento del pubblico ufficiale all’uomo d’onore. Altro che filosofeggiare sulla bontà del concetto di concorso esterno in associazione mafiosa.
Invero, a quanto pare Sciacchitano sarebbe andato a cena con Angelo Siino, mafioso e ministro dei lavori pubblici di Totò Riina. Inoltre, ci sono le dichiarazioni di Massimo Ciancimino e quindi mi chiedo se è davvero opportuna questa nomina all’antimafia.
Indubbiamente, la mia visione del mondo mafioso è diversa da tanti cultori e voglio dire con orgoglio che la mia crescita adolescenziale è avvenuta non solo nel territorio dei due fratelli, ma anche nelle case di personaggi, ahimè, famosi di Cosa nostra e se avessi soltanto voluto, altro che cene. La dirittura morale di un uomo non può e non dev’essere scalfita da comportamenti opinabili, anche se ritenuti leciti. In ogni azione dell’uomo non dovrebbero trovare residenza comportamenti giudaici.
Pippo Giordano
Giovanni Falcone con il collega Giusto Sciacchitano durante un’operazione in un covo della mafia ad Altarello.
Palermo, 17 giugno 1980

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