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Schizofrenia paranoide cronicizzata

Che stupidini a pensare che Nino Santapaola, fratello di Benedetto Santapaola, alias Nitto, fosse il reggente dell’omonima cosca di Cosa Nostra dedita alle estorsioni, ai traffici internazionali di stupefacenti. Che forcaioli a pensare che fosse un sanguinario assassino.


In realtà Antonino Santapaola, Ninu u pazzu, è solamente uno a cui è andato di volta il cervello. Un mattacchione indomabile. Le sue sono state delle burle che i Giudici non hanno capito.


Anche quando nell’ottobre del 2003, durante un’udienza del processo “Orione 5″, Nino Santapaola minacciò di morte e di gravi rappresaglie personali i giudici Alfredo Curasì e Massimiliano Micali, i pm Amedeo Bertone, Giovanni Cariolo e Flavia Panzano, nonché i due agenti di polizia penitenziaria si trattava di una “paccìata” niente di serio.


Nino Santapaola (detto “U Pazzu”), grazie al solerte avvocato Lipera, ottenne a più riprese la sospensione della sua posizione nel processo perché “incapace di intendere e di volere“.


A dispetto di quanto scritto dal GIP di Catania, Francesco D’Arrigo, nell’ordinanza di custodia cautelare del procedimento ALMA+87, che a carico di Nino Santapaola evidenzia “malgrado lo stato di detenzione, prima, e, successivamente, il ricovero in ospedale psichiatrico – un ruolo di primo piano all’interno della organizzazione” .


La sua lucidissima capacità organizzativa, fuori e dentro le mura del carcere, non bastano. E’ pazzo. E dal carcere deve uscire.


Sempre nell’ordinanza di custodia cautelare ALMA, datata 2005, i Giudici scrivono che


una delle emergenze più significative è quella relativa alla capacità organizzativa dimostrata da Nino Santapaola (“u pazzu”) – a dispetto della infermità psichica che non gli avrebbe consentito, secondo l’esito di alcune perizie disposte nell’ambito di più procedimenti, di partecipare consapevolmente ai processi – che, seppure all’epoca ristretto in carcere, riusciva ad essere informato tempestivamente delle vicende del sodalizio ed a impartire, tramite il cognato Rapisarda Salvatore, detto Turi Marlboro, le proprie direttive indirizzate innanzitutto ad Alfio Mirabile.


E deve essere grazie alla schizofrenìa che emergerà tutto il suo talento gestionale.


Questa capacità “trovava ulteriore conferma negli ordini impartiti al cognato di riscuotere somme di denaro a titolo chiaramente estorsivo “tu vai alla Cittadella – negozio di scarpe nella zona commerciale di Misterbianco – e ti vai a cercare Riccardo… oppure non ci andare alla Cittadella… vai da Mazinga… vai da Mazinga e gli dici: intanto me la prendo io… poi se la sbrigano Alessandro con Turi Battaglia e basta, gli dici questo qua”) o di far pervenire suoi messaggi ad Alfio MIRABILE (“…di te ad Alfio, cerca di levarci tutti i soldi e non glieli tornare più… poi dite ad Alfio i soldi che prendono gli bastano”).


Nino Santapaola è pazzo. Talmente pazzo che le istruzioni che dava in carcere erano solo deliri di onnipotenza. Non significano nulla. E’ schizofrenico e in carcere non ci deve stare.


Il SANTAPAOLA dava istruzioni al RAPISARDA affinché MIRABILE Alfio, rivendicando l’autorizzazione ricevuta dai vertici, contestasse le iniziative dell’ERCOLANO e comunque la legittimazione di quest’ultimo a gestire gli introiti della organizzazione (“questo qua è arrivato adesso, chi l’ha autorizzato? L’ha autorizzato Aldo? No! E allora?”) ed affinché il nipote Francesco (SANTAPAOLA) non si facesse sobillare dal cugino Mario ERCOLANO (“gli dici: Francesco vedi che lo zio per tuo papà non ci fa prendere confidenza a nessuno, perché io non c’entro niente lontanamente con nessuno… con tuo papà e non c’è nessuno…”).


Peraltro appariva evidente, a conferma del ruolo direttivo concretamente svolto da Nino SANTAPAOLA, che quest’ultimo disponeva direttamente di cospicue somme di denaro (“ci sono qualche 20 milioni… ci diamo il 10% e per me si mettono da parte… quelli sono ordinati da zu Nittu e di me cucino Aldo ccu l’accoddu di tutti pari”).


Chi metterebbe decine di milioni nelle mani di uno schizofrenico paranoide? Nitto Santapaola?


Ma non scherziamo.


Fatto sta che nella segreteria della quarta sezione penale della Corte d’Assise di Catania l’avvocato Giuseppe Lipera  – uno che vanta clienti illustri – ha depositato la relazione dei tre pertiti di parte nella quale la diagnosi non lascia spazio a dubbi.


Nino Santapaola è “affetto da schizofrenia paranoide cronicizzata” e da “patologie dismetaboliche e cardiovascolari” che “non ne rendono compatibile la detenzione in regime carcerario“.


E pensare che il pazzo sembrava chi autorizzò, il 10 ottobre scorso, la vergognosa pubblicazione della lettera di Vincenzo Santapaola, condannato in regime di 41bis, sul quotidiano “La Sicilia” con tanto di richiamo in prima pagina.


Oppure chi ha prodotto il dissesto economico del capoluogo etneo che alla mafia fa tanto comodo.


No. Non è pazzo Nino Santapaola, non sono pazzi a La Sicilia, non sono pazzi al Comune di Catania.


I pazzi continuiamo a rimanere noi.


Loro la chiameranno pure “schizofrenìa paranoide cronicizzata”. Io continuo a chiamarla mafia!


Antonino Monteleone


 

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