27 settembre 2011 - Domani (oggi ndr), 28 settembre, il Parlamento è chiamato a pronunciarsi sulla mozione di sfiducia nei confronti del ministro Saverio Romano, inquisito dai PM di Palermo per concorso in associazione mafiosa e corruzione con l’aggravante del metodo mafioso.
Allo stato, il punto non è se le accuse rivolte al ministro sono fondate o meno. La presunta colpevolezza e in antitesi l’innocenza dovrebbero essere scevri dal giudizio del Parlamento. La questione è squisitamente etica. Può un ministro accusato di concorrere in associazione mafiosa ricoprire l’incarico istituzionale? Dubbi, peraltro già espressi dal Quirinale.
Per poter rispondere a questa domanda, occorrerebbe tener in mente che si sta parlando di un fenomeno radicato nel territorio siciliano e non solo, che si chiama Cosa nostra. Ora, il solo sospetto di far parte dell’associazione mafiosa, già di per sé dovrebbe essere motivo di inopportunità a ricoprire incarichi pubblici. Ma, oramai ci siamo assuefatti a comportamenti eticamente opinabili dell’attuale classe politica.
Il cardinale Bagnasco ha dichiarato, fra l’altro: “Atti licenziosi, purificare l’aria”. Allora, iniziamo a purificare le istituzioni, compreso il Parlamento. È inaccettabile e disdicevole che onorevoli condannati per mafia, siedono in Parlamento, mentre poi c’è un ministro dell’Interno che esorta la lotta alla mafia. E, che lo stesso ministro degli Interni dichiari il voto contrario alla mozione in epigrafe riguardante Saverio Romano.
È opportuno e doveroso che si cenni sulla vicenda di Saverio Romano.
Nei confronti del ministro, i magistrati Nino Di Matteo e Ignazio De Francisci, della procura di Palermo, a seguito della decisione del Gip di rigettare l’archiviazione, depositano la richiesta di rinvio a giudizio. La motivazione è che Romano avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno e al rafforzamento dell’associazione mafiosa.
L’accusa nasce dai presunti rapporti di Romano con taluni esponenti di Cosa nostra, trai quali Angelo Siino, Guttadauro Giuseppe, Miceli Girolamo, Mandalà Antonio e Campanella Francesco.
Recentemente, il neo pentito di Ficarazzi Stefano Lo Verso, ha fatto dichiarazioni a carico di Saverio Romano e che lo stesso ministro ha definito “ragli d’asino” e “accuse ad orologeria”. Anche il senatore Marcello Dell’Utri, chiamato in causa da Lo Verso, ha definito quest’ultimo “calunniatore di giustizia”.
Tuttavia, sarebbe auspicabile, al di là delle responsabilità penali, che realmente le Istituzione si “purificassero” , come suggerito da Bagnasco, invitando i presunti collusi con la mafia a fare un passo indietro, ovvero dimettersi da incarichi ministeriali o da parlamentare come nel caso del senatore Marcello Dell’Utri, già condannato in appello.
L’Italia ne ha urgentemente bisogno, siamo al capezzale di un Popolo morente e carente di riferimenti morali. A tal proposito, ai Deputati che domani voteranno, si consiglia di leggere la poesia di Neruda “Lentamente muore” e di ascoltare i versi di “Pasolini agli italiani”.


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