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Salvatore Borsellino:«19 luglio, quella strage di Stato che si vuole cancellare»

INTERNET. I mandanti esterni della strage di via d’Amelio del 19 luglio 1992 nella quale è stato ucciso il magistrato Paolo Borsellino con i ragazzi della scorta, restano ancora occulti.
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Palermo, 19 luglio 1992: in primo piano il capitano dei
carabinieri Giovanni Arcangioli

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=2xr9UlFVEd0]
 

 
Il fratello del giudice ucciso, Salvatore Borsellino, dopo anni di silenzio, è tornato a parlare, anzi ad urlare la sua «rabbia» attraverso il web e le piazze.

Parla, ormai da 6 anni, davanti ai giovani nelle scuole di tutta Italia.
Usa la Rete per combattere l’oscurantismo dei media.
Ha un sito pieno zeppo di documenti inediti che fanno luce sui misteri irrisolti della strage di via D’Amelio.
Le sue parole, la sua voce, la commozione che trapela nelle parole indignate, trasformano ogni incontro con lui in un momento speciale, irripetibile e sconvolgente.
Nessuna retorica, nessuna frase di commiato.
Semplicemente una raffica di informazioni circostanziate da lasciare senza fiato.
Dietro c’è solo la forte volontà di fornire prove e documenti – di cui nessuno parla – a sostegno della propria tesi: «quella strage fu una strage di Stato, la mafia era solo l’esecutrice».
I mandanti occulti, le indagini non eseguite a dovere, l’occultazione delle prove sono il tormento di Salvatore Borsellino.


[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=d_89gvkBKes]

LA SPINTA VERSO LA VERITA’: CHILOMETRI E WEB

Un uomo di 67 anni, ingegnere, sposato con figli, che non si fa intimorire dalle centinaia di chilometri quando si tratta di parlare con i giovani e con la gente comune.
Quando invece si tratta di partecipare ad intitolazioni di piazze e strade ed alle cerimonie in cui si depongono lapidi e corone di alloro, soprattutto se ci sono i politici, Salvatore Borsellino resta a casa.
Oppure preferisce organizzare un incontro informale con le persone, magari nella stessa città dove si sta inaugurando la strada.
Come è successo qualche mese fa a Pescara, quando l’amministrazione comunale ha intitolato una strada ai giudici Falcone e Borsellino e il fratello del giudice non è andato alla cerimonia.
Ma era lo stesso a Pescara per una conferenza.
Lontano dai riflettori sì, ma solo per evitare che «il nome di Paolo venisse usato come quel certificato medico», ha detto in quell’occasione a PrimaDaNoi.it.


[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=3HV1YNsPL1k]

«LA GIUSTIZIA DEVE PRECEDERE LE LAPIDI»

Salvatore Borsellino ha le idee chiare: la giustizia deve precedere le lapidi.
«A cosa servono le cerimonie? Servono ai politici per assicurarsi che Paolo è morto?» ripete con forza ad ogni incontro.
Una posizione dura, controcorrente che costa a Borsellino la censura su tutti i maggiori quotidiani nazionali.
«Sappiamo tutto sul delitto di Cogne, sui coniugi di Erba che si tengono per mano nella gabbia, ma non sappiamo nulla dei processi che riguardano le stragi di Stato», non si dà pace Salvatore Borsellino.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=gVZfvtR04Ek]

L’INTERLOCUTORE DELLA MAFIA

«C’era qualcuno nelle istituzioni che faceva da interlocutore con la mafia,» ribadisce continuamente Borsellino «mio fratello fu ucciso perché si era opposto alla trattativa tra Stato e mafia. Non voleva accettare il “papello” che la mafia aveva mandato a qualche uomo delle istituzioni per far cessare le stragi».
In tutti i suoi discorsi vengono chiamati in causa i poteri forti, gli uomini di Stato, i politici di allora e di oggi.
E di queste cose sui giornali non si trova traccia.
Alla censura Borsellino risponde con la Rete: con l’accesso libero e gratuito a tutta la documentazione in suo possesso.
Infatti la strada scelta per divulgare i documenti, le interviste, i libri, le foto, i video è il suo sito:
www.19luglio1992.com.
Le persone coinvolte fanno a gara a mandare il proprio contributo (articoli, video, interviste).
Un sito aggiornato ogni giorno da esperti (giornalisti, giudici, pubblici ufficiali) e da cittadini che hanno voglia di porsi domande e trovare risposte.
Alcune testimonianze, deposizioni, e sentenze sono disponibili solo sul suo sito.
Si possono rintracciare video utilizzati per le indagini – che le televisioni non hanno mai pubblicato – e foto importanti mai rese pubbliche.


[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=p79RSMLnZGk]

LE VERITA’ CHE TURBANO

Inabissarsi in quel mare di documenti può essere un’esperienza tanto interessante quanto turbante. Non c’è altro modo se non il sito per capire meglio la strage di via D’Amelio, i processi celebrati intorno alla vicenda ma soprattutto il mistero dell’agenda rossa del giudice Borsellino.
Un’agenda dove Paolo Borsellino annotava tutto: gli incontri, le discussioni, i piccoli resoconti della giornata.
Tutto quello che il giudice viveva e faceva era scritto in quell’agenda rossa.
L’agenda rossa è scomparsa.
Qualcuno l’ha portata via dall’auto di Borsellino nei momenti concitati dopo la strage.
Una foto (in apertura di articolo) ha immortalato il momento in cui un poliziotto ha portato via questa borsa al cui interno probabilmente c’era la famosa agenda rossa, che avrebbe potuto svelare molte verità.
Probabilmente vi era annotato anche l’incontro con l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino, presumibilmente avvenuto a Roma circa 10 giorni prima dell’uccisione del giudice, nel quale sarebbe stata proposta la trattativa tra Stato e mafia a Borsellino.
Troppe le domande rimaste inevase alle quali Salvatore Borsellino cerca disperatamente una risposta.
In questo momento sono aperti due processi sui misteri irrisolti della strage di via D’Amelio: uno a Palermo ed uno a Caltanissetta.
Borsellino non si arrende, crede fermamente che qualcosa possa cambiare attraverso i giovani. Infatti, ogni suo incontro si chiude con le parole di ottimismo che suo fratello scrisse alle 5 del mattino del giorno in cui venne ammazzato. «Si alzava sempre a quell’ora – ricorda Borsellino – per fregare il mondo con due ore di anticipo».

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=oLCeuIGQvvU]


«PARTIRA’ LA NUOVA RESISTENZA»

Le persone non possono indignarsi e reagire per qualcosa, se questo qualcosa non lo conoscono. Questa consapevolezza ha spinto Salvatore Borsellino ad una intensa campagna di informazione e sensibilizzazione della gente.
Da qualche tempo ha iniziato anche a scendere in piazza perché parlare nelle piazze, secondo Borsellino è più stimolante («ci sono persone meno predisposte e meno informate sugli argomenti che propongo e a quelle voglio arrivare»).
Una delle prime manifestazioni che ha organizzato è stata quella a sostegno di Gioacchino Genchi, funzionario di polizia ed esperto nell’incrocio dei tabulati telefonici, sospeso dall’incarico con un provvedimento disposto dal Capo della Polizia.
«Una motivazione risibile, un pretesto perché Genchi fa paura a molti», ha sostenuto con forza Borsellino.
«Io non parteciperò a nessuna cerimonia fin quando verranno perpetrate le ingiustizie dallo Stato, come la sospensione dal servizio di Gioacchino Genchi, che è l’unico che potrebbe individuare i mandanti esterni della strage di via D’Amelio».
La manifestazione, promossa da Borsellino, è avvenuta contemporaneamente davanti alle Questure di molte città italiane.
«Il tutto è stato organizzato tramite internet – ha assicurato Borsellino- e solo dalla società civile. Nessun simbolo di partito, sarà consentita solo la bandiera italiana». Anche a Pescara ci fu un presidio degli amici di Beppe Grillo e di alcuni giovani dell’Italia dei Valori davanti alla Questura. La grande manifestazione invece è prevista per il 19 luglio prossimo in via D’Amelio.
«Per evitare che si ripeta il solito scempio» ha dichiarato Borsellino «della sfilata dei politici che strumentalizzano il nome di mio fratello ma non fanno nulla per fare giustizia».
Borsellino ha chiamato a raccolta i giovani da tutta Italia, che andranno a Palermo per fare da scudo umano e non fare avvicinare i politici a via D’Amelio.
«Avranno tutti un’agenda rossa in mano – ha annunciato Borsellino – e pacificamente bloccheranno la sfilata degli avvoltoi, persone indegne di occupare le istituzioni».


Manuela Rosa

Fonte: PrimaDaNoi.it (06/06/2009)


 

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