“Io so – ha proseguito Borsellino – che Sergio Lari non si fermerà di fronte a niente e che per fermarlo dovranno usare il tritolo o tecniche come quelle adottate con Luigi de Magistris. Anche per questo lo devo ringraziare mentre in me si è riaccesa la speranza che si possa arrivare alla verità”. “Sono passati 17 anni dalla strage di via D’Amelio – ha poi ricordato il fratello di Borsellino – ma io e la mia famiglia Paolo non lo abbiamo potuto ancora piangere perché prima di farlo è necessario che sia fatta giustizia”.
“Dopo la morte di Paolo, quando ho visto la reazione della società civile – ha concluso Salvatore Borsellino – ho ringraziato Dio per quella morte, perché quella reazione era esattamente quello che Paolo desiderava. Per questo per cinque anni ho continuato a parlare nelle scuole, a parlare ai giovani, alla gente, sentendo che in qualche modo lui era dietro di me. Ma quando mi accorsi che tutto stava ritornando come prima, come quel fresco profumo di libertà era di nuovo sommerso dal puzzo del compromesso morale allora non sono riuscito più a parlare. Quando capii che lo stato era coinvolto in quella strage e che lo stesso Paolo aveva capito”.
Fonte: ANSA e antimafiaduemila.com, 29 luglio 2009

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