23/11/2025 – Salvatore Borsellino ha appena finito un incontro con gli studenti di Saronno. “Parlare coi giovani mi dà energia, anche se ormai posso andare solo nelle scuole vicino casa”, racconta il fratello del magistrato ucciso da Cosa Nostra. Ingegnere, 83 anni, più di cinquanta trascorsi a Milano, nel 2008 ha fondato il movimento delle Agende rosse per chiedere verità sulla strage di via D’Amelio. Ed è proprio sul diritto alla verità che Borsellino ha organizzato un convegno: il 29 e 30 novembre, a Bologna, i familiari delle vittime si confronteranno con alcuni storici, giuristi del calibro di Gaetano Azzariti, giornalisti come Sigfrido Ranucci e la vicedirettrice del Fatto Maddalena Oliva, magistrati e politici, da Luca Tescaroli a Roberto Scarpinato.
Borsellino, perché a Bologna?
È un simbolo: tra le città italiane colpite da una strage è l’unica che è riuscita ad avere verità e giustizia. Ringrazio il sindaco per il patrocinio del Comune.
Ma in concreto qual è l’obiettivo del convegno?
Formulare una proposta che ritengo fondamentale: il diritto alla verità deve essere affermato a livello normativo. Sono più di trent’anni che noi familiari delle vittime delle stragi chiediamo verità e giustizia. Non solo le nostre richieste sono rimaste inascoltate, ma addirittura oggi un guardasigilli, ex magistrato, sostiene che a volte bisogna arrendersi e accettare l’oblio. Inammissibile.
Nordio si riferiva a Garlasco. Di recente la Lega ha proposto di far sparire dal web – con la deindicizzazione – le storie sui processi chiusi con assoluzione o prescrizione. Che ne pensa?
Credo che questa proposta faccia parte di un’operazione strategica: cancellare le responsabilità che emergono dagli atti giudiziari anche in assenza di condanne. Mi ricorda l’improcedibilità della riforma Cartabia: se un processo dura troppo, scompare. È lo Stato che rinuncia a dare giustizia a chi è vittima di un reato.
Quando parla di diritto alla verità, si riferisce a quella storica?
Devo confessare che ormai non nutro più speranza di avere una verità giudiziaria. Per questo sarebbe fondamentale avere una verità storica condivisa. Purtroppo si va in senso opposto: i fatti vengono cancellati, si tenta di riscriverli. In futuro le nuove generazioni avranno informazioni limitate e temo inesatte su quello che è successo nel nostro Paese.
Di recente lei è stato querelato da Mario Mori: teme l’esito del processo?
Al contrario. Mi ha denunciato per le cose che ho detto sull’agenda rossa quindi finalmente ci sarà un dibattimento sulla scomparsa del diario di mio fratello.
Lei, però, ha accusato Mori di conoscere il contenuto dell’agenda e di usarlo per influenzare i lavori della Commissione Antimafia.
Sono pronto a ripeterlo davanti al giudice. Il mio avvocato, Fabio Repici, chiederà la produzione delle intercettazioni che, secondo Report, dimostrano le pressioni di Mori.
La presidente Colosimo ha replicato spiegando di essere pilotata solo dai figli di Paolo Borsellino.
È una frase detta per emarginarmi, per sottolineare che lei ascolta solo i figli e nessun altro parente. Io continuo a pensare che questa commissione stia portando avanti un depistaggio istituzionale, come l’ha definito Scarpinato. Da quello che leggo, tra l’altro, è intervenuto persino il Quirinale per bloccare l’allontanamento di Scarpinato e De Raho da San Macuto.
Ha seguito le polemiche sulle dichiarazioni attribuite a suo fratello relativamente alla separazione delle carriere?
Sì e sono fuori luogo. Si cercano di enucleare frasi di mio fratello o di Giovanni Falcone per usarle nel dibattito referendario. Ma all’epoca era entrato in vigore il nuovo codice e si discuteva della separazione delle funzioni, non della scissione del Csm. Questa riforma credo che invece sia solo il primo passo per limitare l’indipendenza della magistratura.
Giuseppe Pipitone (Il Fatto Quotidiano)
LINK: Congresso ‘Il diritto alla verità’, Bologna, 29 e 30 novembre 2025

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