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Salvatore Borsellino: ‘Grazie Annalisa, non smetterò mai di alzare la mia agenda rossa’

di Salvatore Borsellino – 7 dicembre 2014

Nel luglio del 2008 Giulia, una ragazza di soli 13 anni mi inviò una lettera che aveva trovato nel computer di sua sorella accompagnandola con questo breve scritto: “Mi scusi mi chiamo Giulia, ho 13 anni e ho trovato questo indirizzo su internet la prego se è possibile farmi sapere se lei è veramente Salvatore Borsellino perchè mia sorella Martina che ha 18 anni ha scritto una lettera a suo fratello Paolo e quando l’ho trovata nel computer leggendola mi sono messa a piangere perchè è bellissima e volevo mandargliela per fargliela leggere.Spero che l’indirizzo sia suo e la prego di rispondermi ci tengo molto. Grazie Giulia”.

Era una lettera per mio fratello Paolo, e cominciava così : “Carissimo Paolo, mi chiamo Martina, ho 18 anni e sono romana.Ti scrivo questa lettera con la speranza che da lassù tu possa ascoltare le mie parole……”

Nel 2008 provenivo da 10 anni di silenzio, da quando avevo perso la speranza ed insieme il diritto di parlare a nome di un fratello che invece la speranza non la aveva mai persa, neanche quando, come oggi in altro giudice, Nino di Matteo, aveva saputo che a Palermo era arrivato il carico di esplosivo che sarebbe servito per ucciderlo.

Quella lettera, che parlava di rabbia e di speranza insieme, mi indicò quello che avrei dovuto dire negli anni seguenti, fino ad oggi, mi insegnò a parlare insieme di rabbia e di speranza.

Quella lettera, negli ultimi 5 anni la ho sempre portata con me quando sono andato nelle scuole a parlare ai giovani di Paolo e la leggo spesso ai ragazzi perchè arriva dritta al loro cuore, più delle mie parole, le parole di un uomo che percorre ormai l’ultimo tratto della sua vita e che giovane ormai non lo è più da troppo tempo anche se non ha ancora dimenticato i suoi sogni.

Quando nel 2005 percorsi, accanto a mio fratello, il Cammino di Santiago, ogni volta che arrivavo in un punto dove il sentiero che mi aveva guidato fino ad allora si divideva in più strade, mi bastava guardare attorno per trovare una indicazione, un segno, una conchiglia gialla dipinta su un muro o su un ronco d’albero, una freccia formata dai sassi lasciati dai viandanti passati prima di me, per trevare la nuova strada, il nuovo sentiero che avrei dovuto iniziare a percorrere per arrivare alla mia meta, a Santiago di Compostela.

La lettera di quella ragazza di 18 anni, la lettera di Martina, è stata in questi ultimi anni la mia freccia, il mio segnale, la strada che ho percorso giorno dopo giorno, passo dopo passo, che mi ha portato a vedere intorno a me sempre più agende rosse levate in alto, a sentire sempre più cuori che battevano insieme al mio.

Da qualche tempo il sentiero che percorrevo si è inoltrato dentro una selva dove è difficile trovare la strada giusta, da qualche tempo non ci sono più segnali ad indicare il cammino e tante delle agende rosse che camminavano insieme a me si disperdono, non camminano più insieme agli altri, rischiano di finire nelle sabbie mobili di inutili petizioni e di inutili raccolte di ennesime firme, si inoltrano per sentieri che rischiano, dopo giri viziosi, di riportarli indietro o farli tornare al punto di partenza.

Oggi Annalisa, un’altra ragazza di 18 anni mi ha inviato una lettera. Forse è il segnale per ritrovare la mia strada. Forse devo pensare a quello che scrisse Paolo all’alba del suo ultimo giorno di vita. “Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di combattere di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta” e l’ultimo rigo di questa lettera dice: “Nei momenti difficili, pensi sempre che lei non è solo, che la sua battaglia è la nostra”.

Grazie Annalisa, non smetterò mai di alzare la mia agenda rossa, fino all’ultimo giorno della mia vita.

Salvatore Borsellino

Ciao Salvatore. Mi chiamo Annalisa …… ho 18 anni e sono una ragazza di …………. in provincia di Salerno. La seguo ormai da molti anni, più o meno da quando ne avevo 15. Ho deciso di scriverla perché nutro un’esigenza, quella di voler condividere con lei quali sono i miei sogni e le mie aspirazioni. Per prima cosa vorrei ringraziarla, grazie per tutto quello che fa ogni giorno per il nostro Paese. La stimo, stimo la sua forza è la sua determinazione, il suo percorso finalizzato alla ricerca di VERITÀ e GIUSTIZIA. Un percorso che è per molti, modello di riferimento, modello di vita. Le auguro che questa forza possa essere sempre più forte, sempre più incisiva, e che aiuti tutti noi a prendere coscienza che è il momento di agire, perché è questo quello che avrebbe voluto Paolo. Sono fiera del coraggio di due fratelli che non hanno mai smesso di lottare e di coinvolgere gli altri nella battaglia che dovrebbe essere di tutti, e mi trema anche la mano a pensare che questa lettera probabilmente lei la leggerà, ma vorrei dirle GRAZIE, perché lei è una guida per i giovani e non solo, che oggi più che mai hanno bisogno di modelli di riferimento. Grazie, perché ad ogni suo urlo: “RESISTENZA”, sento un colpo nello stomaco che mi fa sentire viva e che mi indica l’ unico modo per dare un senso alla vita, ovvero quello di credere in qualcosa e fare di tutto per metterlo in pratica. L’ emozione di vederla alzare quell’Agenda rossa, è così forte da provocare in me una sensazione di rabbia per ciò che è successo, ma al tempo stesso SPERANZA, la speranza di vedere questa Terra, questo Paese brillare, di vederlo svegliarsi, alzarsi e combattere per ciò in cui crede, per tutto ciò che dovrebbe difendere, ovvero i valori più belli, quelli che riempiono la vita e le danno senso. Da poco ho aperto una pagina di Facebook con la quale cerco di parlare, raccontare e denunciare. È soltanto un piccolo modo per estinguere il debito che tutti noi abbiamo nei confronti di Paolo e Giovanni. Quest’anno sto cercando in tutti in modi di convincere il mio liceo ad invitarla per un convegno, ma non è semplice. Qui trattare questi temi è come parlare di cose lontane, troppo lontane. Spero di riuscirci e di poter finalmente venite a Palermo in 19 luglio per poterla abbracciare e conoscere persone che hanno i miei stessi ideali. Si, perché a volte mi sento sola, mi sento l’eccezione e non la normalità. Grazie ancora di tutto. Spero un giorno di incontrarla e di alzare insieme a lei quell’ Agenda simbolo di GIUSTIZIA.
Nei momenti difficili, pensi sempre che lei non è solo, che la sua battaglia è la nostra. Le mando un abbraccio grande!

Annalisa

 


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