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Salvatore Borsellino a Ferrara – Giovedì 20 ottobre 2011

 Giovedì, 20 ottobre 2011, sarà per Ferrara una giornata importante. Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio 1992 nella strage di Via D’Amelio con i suoi cinque agenti di scorta, sarà ospite della città per portare la propria testimonianza. su quei tragici eventi che hanno sconvolto la sua famiglia e il nostro Paese.

 

Dopo la nascita del Movimento Agende Rosse, è la prima volta che si verifica una tale occasione per Ferrara. Sarà, quindi, anche un’opportunità, per tutti coloro che condividono gli ideali di Verità e di Giustizia propri del Movimento Agende Rosse, di potersi stringere intorno al suo fondatore per esprimergli la propria stima, la propria solidarietà ed il proprio affetto.

 

La giornata vedrà due momenti significativi. Al mattino, alle ore 10:30, Salvatore Borsellino incontrerà, alla Sala Estense, alcune classi del Liceo classico Ariosto, Liceo che, nell’ambito del progetto didattico dei dipartimenti di italiano, storia e diritto “Contro le mafie per un paese civile”,  ha aderito all’iniziativa delle Agende Rosse.

Alle 20:30, sempre alla Sala Estense, l’incontro con Salvatore Borsellino sarà aperto all’intera cittadinanza, fino ad esaurimento dei posti disponibili in sala.

 

Ad introdurre e a sviluppare il tema, sia al mattino che la sera, sarà la proiezione, in prima visione a Ferrara, del bel film di Emanuele Varone dal titolo “Palermo, Via D’Amelio”, già presentato al XIV Genova Film Festival e, il 19 luglio 2011, in Via D’Amelio, a Palermo.

Si tratta di un breve, ma intenso documentario in cui si rivivono i tragici momenti della strage di Via D’Amelio, attraverso molteplici testimonianze tra cui, in particolare, quelle di Rita e Salvatore Borsellino.

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Proprio attraverso le parole dei due fratelli, la strage di Via D’Amelio diventa anche un punto di convergenza in cui le vicende storiche nazionali si intrecciano con i sentimenti personali. E tra questi sentimenti emerge vivissimo il conflitto che Paolo, Salvatore e Rita Borsellino nutrono per la propria terra e che finirà per segnare, in modo diverso, i loro destini.

Il documentario si conclude sull’eco delle parole che Paolo Borsellino ci ha lasciato in eredità e che il Movimento delle Agende Rosse, nato dalla passione e dall’impegno di Salvatore Borsellino, ha fatto proprie.

 

“La lotta alla mafia – il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata – non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le nostre giovani generazioni le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità….”

 

Entrambi gli incontri della giornata saranno coordinati e presentati da Liana Romano e Mauro Barbanti, referenti territoriali del Movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino.
L’evento è promosso e organizzato dall’Associazione Le Agende Rosse, dal Movimento Agende Rosse Ferrara-Rovigo e dal Gruppo Cittadini della Nuova Resistenza amici di Borsellino e Schönau, nell’ambito del progetto: “La strategia delle stragi – Alla ricerca della Verità perché non muoia anche la Giustizia”

“Palermo, Via D’Amelio”

Un film di Emanuele Varone

Scheda critica a cura di Liana Romano e Mauro Barbanti

19 luglio 1992, ore 16 58 minuti 20 secondi, un’autobomba esplode in via D’Amelio, a Palermo, uccidendo il giudice Paolo Borsellino ed i cinque agenti di scorta: Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Walter Eddie Cosina.

Inizia così il film “Palermo, Via D’Amelio”di Emanuele Varone che sarà proiettato, in prima visione a Ferrara, il 20 ottobre 2011, alla Sala Estense, e che è già stato presentato al XIV Genova Film Festival e, il 19 luglio 2011, in Via D’Amelio, a Palermo.

Si tratta di un breve ma intenso documentario in cui si rivivono i tragici momenti della strage di via D’Amelio, attraverso molteplici testimonianze tra cui, in particolare, quelle di Rita e Salvatore Borsellino.

Proprio attraverso le parole dei due fratelli la strage di Via D’Amelio diventa, però, anche un punto di convergenza in cui le vicende storiche nazionali si intrecciano con i sentimenti personali.

E tra questi sentimenti emerge vivissimo il conflitto che Paolo, Salvatore e Rita Borsellino nutrono per la propria disgraziatissima terra e che finirà per segnare, in modo diverso, i loro destini.

Infatti, mentre Salvatore decide di andare via dalla Sicilia per non dover accettare quei compromessi che il mondo del lavoro lì sicuramente gli proporrebbe, Rita invece si fa custode, nella propria città, di memorie e di valori etici, mentre Paolo sceglie di restare a Palermo per poterla cambiare perché – come lui dice – “il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”.

La morte di Paolo è, dunque, il tragico epilogo di un grande amore che il magistrato ha fortemente sentito per il proprio Paese, per la cui difesa e per la cui integrità è stato disposto a sacrificare anche la vita. Ma la morte di Paolo è anche l’occasione da cui nasce la riflessione di Salvatore che si interroga sulla giustezza della propria scelta di andare lontano dalla sua città di origine.

In un’Italia che – dopo il biennio ’92-’93 – appare sempre più devastata dalla mafiosità e sempre più incline al compromesso morale, Salvatore si fa, quindi, interprete dei sentimenti di Paolo e diviene artefice di quel cambiamento culturale che Paolo voleva imprimere al Paese.

Nasce così il Movimento delle Agende Rosse, un movimento che, assumendo come simbolo l’agenda rossa sottratta dalla borsa del giudice, risponde al grido di “Resistenza” di Salvatore Borsellino e lotta per riappropriarsi di quei valori di Verità e Giustizia, troppo spesso negati in questa società dominata dalla menzogna e dall’inganno.

Il documentario si conclude sull’eco delle parole che Paolo Borsellino ci ha lasciato in eredità e che il Movimento delle Agende Rosse, nato dalla passione e dall’impegno civile di Salvatore Borsellino, ha fatto proprie.

Sono parole che vengono da uno spazio senza tempo e ci offrono una lezione morale altissima, perché ci invitano ad essere portatori di una rivoluzione culturale, semplice ma eroica “facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro…con l’apparato della giustizia…”

La voce di Paolo Borsellino, calda e profonda, si sovrappone nel finale alle immagini delle manifestazioni delle Agende Rosse per confluire, infine, nelle parole che concludono la canzone “La domenica delle Salme” di De Andrè: “mentre il cuore d’Italia – da Palermo ad Aosta – si gonfiava in un coro – di vibrante protesta” .

Così la canzone, che fa da colonna sonora al film e che nelle intenzioni del cantautore genovese celebrava il funerale del “defunto ideale”, sembra quasi sottolineare, nel documentario di Emanuele Varone, la nascita di una nuova utopia in cui il grido di Resistenza delle Agende Rosse e il grido “Fuori la mafia dallo Stato” si fondono con l’assordante coro delle cicale che chiude la canzone.

 

 

 

 

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