Il patto Stato-mafia non è mai finito: è la tesi di Sabina Guzzanti, autrice del film-caso #LaTrattativa, mentre è ancora in corso il processo a Palermo. Una pellicola presentata tra gli applausi fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia e nelle sale dal 2 ottobre, che ricostruisce mescolando azioni con gli attori, interviste reali e immagini di repertorio, in una formula di docu-fiction, le tappe della trattativa Stato-mafia.
La verità e la messa in scena, la Storia e le storie, il racconto e i racconti: nel cuore del film della Guzzanti c’è tutto il doppio fondo della relazione tra i cittadini e la questione storica e sempre attuale del rapporto tra Stato e Mafia. Sabina Guzzanti dunque torna dietro la macchina da presa dopo l’intenso Draquila per mettere un po’ di ordine nel disordine della coscienza politica e istituzionale del nostro paese.
Filo conduttore de La trattativa è la figura di Gaspare Spatuzza, che attraversa gli anni di piombo delle stragi (Falcone, Borsellino, i Georgofili, San Giovanni), la fondazione di Forza Italia, Dell’Utri e Berlusconi, e Vito Ciancimino e le rivelazioni di suo figlio Massimo, e i Ros e la Dia, i pentiti.
Tra le chicche del film non poteva mancare la Guzzanti-Berlusconi, che si affaccia nel sipario storico con una delle imitrazioni satiriche che più l’hanno contraddistinta negli anni. In mezzo alle ricostruzioni storiche, un alternarsi di intensità e ironia, animazioni digitali, e interviste inedite realizzate per l’occasione.
di R. I. (L’Espresso)


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