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Addio a Rita Borsellino.

15 Agosto 2018

di Angelo Garavaglia Fragetta, Federica Fabbretti, Marco Bertelli, Fabio Repici.

Una volta qualcuno disse che, per vincere la battaglia per la verità e la giustizia, era importante che a combatterla fossero le persone con le anime più diverse e, quindi, con le modalità più disparate, accomunate soltanto dallo stesso unico obiettivo. Con Rita Borsellino se ne va non solo un punto di riferimento per l’antimafia civile e politica, ma anche la sorella di Salvatore.
In questi momenti, nei quali appare sempre più evidente come la morte sia un problema solo per chi rimane in vita e come le parole diano veramente poco conforto, l’unica cosa che ci sentiamo di fare è rinnovare a Salvatore, e all’intera famiglia Borsellino, la promessa di continuare a lottare per la verità accanto a loro, ciascuno secondo la modalità che la propria anima indicherà.

Vorremmo ricordare Rita con alcuni suoi interventi più recenti:

C’è stata molta enfasi attorno a questo venticinquesimo [anniversario della strage di Via D’Amelio, ndA]. Io non vorrei che questo venticinquesimo metta un punto a certe cose. E’ solo un anno in più del ventiquattresimo, e ancora una volta dobbiamo segnare un’assenza di verità e giustizia. I brandelli, i coriandoli di verità non ci interessano, la verità la vogliamo per intero. Ci sono dei punti fermi da cui ripartire come delle sentenze, una che dice che la trattativa tra Stato e mafia c’è stata, che ci sono stati innocenti, poi colpevoli per altre cose, che sono finiti in galera perché qualcuno ha voluto mandarceli per dare in pasto all’opinione pubblica delle cose. Noi vogliamo sapere ora perché, a chi serviva e a chi è servito”. (Palermo, 23 maggio 2017)

Questo [impegno nella denuncia, ndA] nel corso degli anni si è un po’ affievolito, sono subentrate tutta una serie di situazioni che stanno portando di nuovo ad una forma di… stavo per dire una parola pesante, trattativa, e la voglio dire. (…) nonostante ci sia una sentenza che ha appurato che una trattativa tra Stato e mafia c’è stata, ancora adesso si rimette in discussione (…). Comincia un declino dell’impegno che è molto rischioso perché rischia di far fare passi indietro. Di contro bisogna dire che c’è una società più consapevole di quella che si svegliò allora, perché ha sicuramente degli elementi in più e ha sicuramente è proprio una consapevolezza maggiore.
(…) [Sulla partecipazione di Salvatore Riina Jr, figlio di Totò Riina, alla trasmissione di Rai 1 “Porta a porta”, ndA] Io dico e continuo a dire io non ce l’ho con il figlio di Totò Rina che fa il suo mestiere, di mafioso, e lo fa anche bene, tant’è vero che è riuscito ad ottenere uno spazio in una trasmissione seguitissima come ‘Porta porta’… io non la seguo ma quello è un altro discorso, è una trasmissione sicuramente seguitissima. Posso dire che non ce l’ho neppure con Vespa, che alla fine fa il suo mestiere… che è proprio un mestiere, non lo considero sicuramente alla stregua di altre persone che lui ha citato in maniera piuttosto azzardata, come Biagi o altri giornalisti di questo genere. Io ce l’ho con la Rai, Radiotelevisione italiana, che non avrebbe dovuto permettere una cosa di questo genere. Invece non solo l’ha permessa, ma adesso, anziché attribuire a Vespa le responsabilità o attribuirsi le responsabilità per aver permesso che questo fosse fatto, si fanno i dibattiti, si cerca di riparare mettendo appunto sullo stesso piano la vittima e il carnefice. Io mi sento profondamente offesa prima di tutto come cittadina italiana, perché è stato permesso ad un personaggio come il figlio di Totò Rina di lanciare i suoi appelli e i suoi messaggi, oltre a farsi pubblicità per la vendita del suo libro… suo fino ad un certo punto, perché si è vantato di essere pressoché analfabeta. Ha permesso questo pulpito da cui lancia i suoi messaggi, che sono i messaggi di suo padre chiaramente. E in una Repubblica, in uno Stato di diritto tutto questo è inammissibile.
Cosa si può fare oggi? Parlare chiaramente e denunciare senza infingimenti senza tacere una parte per esaltare un’altra parte dire chiaramente come stanno le cose non è difficile sapere come stanno le cose“. (Bergamonews, 13 aprile 2016)

Marco Bertelli
Federica Fabbretti
Angelo Garavaglia Fragetta
Fabio Repici

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