negli anni scorsi abbiamo avuto modo di sentirci più volte, e – dopo gli inqualificabili articoli pubblicati dal quotidiano IL FATTO di sabato e domenica – sento solo adesso il bisogno di intervenire perché comprendo che persone indubbiamente in buona fede come lei possono essere state fuorviate da articoli ben COSTRUITI al fine di diffamare volutamente anche la procura di Caltanissetta.
La ragione e’ presto detta: certe persone non possono sopportare che, anche grazie a Caltanissetta, sia stato smascherato il tentativo di inquinare le indagini sulle stragi che si stava ponendo in essere a mezzo di Massimo Ciancimino. Tanto che Ciancimino è allo stato indagato nello stesso procedimento c.d. “trattativa” di Palermo per il gravissimo reato di calunnia nei confronti di un alto dirigente della Polizia di Stato, oltreche da noi a Caltanissetta per plurimi episodi di calunnia e di fuga di notizie. Ciancimino che, viceversa, era stato “pompato” in maniera incredibile da queste persone, sol perché diceva “tutte le cose che avrebbero voluto sentire sulla mafia” questi soggetti.
Ma la verità si costruisce con fatti, e non con le opinioni, e soprattutto non sono i giornalisti a fare le indagini penali, almeno sin quando esiste lo stato di diritto, e, quindi, la democrazia.
La Procura di Caltanissetta, tra grandi difficoltà, ha sostenuto il peso non indifferente di nuove indagini sulle stragi del 1992, indagini che hanno coinvolto esponenti delle istituzioni, politici come poliziotti, carabinieri come uomini di mafia, ex pentiti e sentenze ormai definitivamente varate dalla suprema corteci cassazione.
Uno sforzo che è culminato in una ordinanza ci custodia cautelare emessa dal gip di Caltanissetta per cinque nuovi indagati per la strage di via d’Amelio, e nella contemporanea scarcerazione di otto dei soggetti ritenuti responsabili nei vecchi processi sempre per la stessa strage. Persone detenute anche da più di 17 anni.
In questi anni abbiamo instancabilmente indagato anche sulla c.d. “trattativa”, e nella nostra richiesta di custodia abbiamo anche concluso che l’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta avvenne anche perché Borsellino era percepito come un ostacolo da superare da parte dei mafiosi. Prove da noi raccolte, numerose, fanno parte del processo palermitano. E viceversa.
Non abbiamo mai detto che i politici sono stati vittime, ma abbiamo esaminato i reati di nostra competenza (unicamente quellodi strage) concludendo che non c’erano elementi per dire che politici e carabinieri avessero concorso nelle stragi del 1992. Nessuno, del resto, sostiene cosa diversa, avendo letto gli atti. Non siamo mai intervenuti su reati di competenza palermitana, e lo stesso Antonio Ingroia, oggi su Repubblica, da atto che le posizioni delle due procure non sono contrastanti.
Putroppo, nelle nostre pretese divisioni, a quanto pare, ha cercato di inserirsi qualcuno. Dimostrando così quello che avevamo sempre detto: che le divisioni indebolivano tutto il fronte delle indagini.
Proprio quando i fatti ci davano ragione su questo, chi ha interesse a dividere ha tentato una carta disperata: truccare le carte, non riportare quello che, sembra dai giornali, le intercettazioni di Palermo riportano. Che il possibile oggetto di provvedimenti fossero nelle intenzioni di un politico sotto intercettazione non solo magistrati di Palermo, ma anche di Caltanissetta.
Si sono volute sfruttare, sembra, affermazioni di questo politico su nostra (e di Firenze) pretesa maggiore malleabilità, negata dai fatti: leggete la sentenza della Corte d’Assise di Firenze su Tagliavia sulla trattativa, e leggete la nostra ordinanza (già depositata da mesi e mesi quando il politico avrebbe detto queste cose, che non conosceva per l’estremo riserbo tenuto nelle indagini dal mio ufficio).
Ecco quindi l’incredibile: da possibili oggetti di strali politici, ci siamo trasformati in correi dei politici!
Senza parole… Come isolare e delegittimare magistrati che fanno il loro dovere. Senza alcuna ragione legittima.
Questo le volevo scrivere per dirle che nessun pericolo corre l’indagine sulla trattativa per nostra mano, e che questa Procura e’ sempre profondamente convinta della necessita di collaborare, se necessario anche più intensamente, tra Palermo, Caltanissetta e Firenze, nella comune ricerca nella verità. Che non può e non deve essere verità parziale. Abbiamo impegnato le nostre vite per questo e comtinueremo a farlo. Non saranno alcune pagine di giornale a fermare il nostro impegno.

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