Ho letto l’intervista rilasciata dal figlio di Riina al “Corriere Veneto”: sono rimasto basito, come il figlio di Totò Riina non sia ancora oggi capace di tagliare il cordone ombelicale che lo lega al mondo che fu di suo padre. Sei orgoglioso di chiamarti Riina? Non c’è nulla da fare: la tua infanzia infelice ti perseguita e ti pone nelle condizioni davvero di essere un prodotto di quel mondo con il quale ancora oggi tu ti identifichi. Anzi, penso che proprio da quel mondo sei attratto e ti pavoneggi del cognome che porti. Sei fiero d’essere il figlio di Totò Riina. Ma vorrei farti una domanda. Ti è mai passato per la mente che oggi tu sei vivo, immagino pieno di quattrini, con abiti firmati, mentre tuoi coetanei, uomini delle Istituzioni o le sorelline Nencioni di Firenze, non hanno visto la luce per volere proprio di Cosa nostra capeggiata da tuo padre? Ti rendi conto Giuseppe Salvatore Riina, che tuo padre aveva il veto di vita e di morte, ovvero era colui che negava il sole ad altri esseri umani e tu ti dichiari orgoglioso? Ma di che cosa sei orgoglioso? Di tuo padre per i tanti morti ammazzati proprio a seguito di un pollice verso? No! Giuseppe Salvatore Riina, rimani pure fiero di tuo padre, io ti capisco sai: capisco che sei ancora pieno di quel retaggio mafioso inculcatoti da tuo padre.
Pippo Giordano

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