—————————–
Caro Direttore,
non è di solito mio costume replicare ai comunicati internettiani che mi riguardano, anche senza la citazione del mio nome ma con chiari riferimenti alla mia persona, che si spandono poi a macchia d’olio copia incollando da un sito, o blog, all’altro.
In questa occasione però, nonostante faccia (o tenti di fare) ormai da parecchi anni il cronista di giudiziaria (ecco il riferimento preciso che ingloba la valenza riconoscitiva) per la “Gazzetta del Sud”, per carità con scarsi risultati, è necessario ristabilire la verità su alcune affermazioni del legale in questione che riguardano la mia persona.
La vicenda è quella relativa al caso, o “scontro”, o “diatriba”, o come lo si voglia definire, tra il legale e l’Anm di Messina, e s’incentra sul comunicato diffuso ovunque dal legale per riferire tra l’altro del suo interloquire telefonico nel pomeriggio di sabato scorso con il sottoscritto. Ebbene, è profondamente falso e destituito da ogni fondamento, sfido chiunque a dimostrare il contrario, che io abbia “supplicato” alcuno, o abbia manifestato “imbarazzo” di qualsiasi tipo nel corso delle telefonate intercorse con il legale, e non so francamente da dove egli abbia “pescato”, probabilmente nella sua galoppante fantasia scrivente, i contorni di questo presunto “inginocchiamento telefonico”. Le suppliche le riservo a ben altri soggetti, sul banco di una chiesa.
Altro passaggio: non è affatto vero, e sfido chiunque a dimostrare il
Possedendo esclusivamente capi di abbigliamento comprati a saldo nel mio armadio, e non altro, da sempre nel mio lavoro l’unico parametro che mi ha guidato è stato quello della correttezza verso il lettore, il mio padrone, con la necessità insopprimibile di scrivere tutto quello di cui sono venuto a conoscenza, seguendo, come il legale in questione ben conosce, molti dei processi di mafia degli ultimi anni udienza dopo udienza, testimonianza dopo testimonianza, sentenza dopo sentenza. Per esempio i processi Campagna e Alfano che, sfido chiunque a dimostrare il contrario, ho la pretesa di aver raccontato con rigore e correttezza. Quindi è per questi motivi che non consento e non consentirò mai di adombrare alcunché, comprese “suppliche” e “imbarazzi”, sull’unica cosa cui tengo nel mio “sporco” mestiere: la correttezza.
Tanto dovevo per chi ha la sfortuna di conoscermi, e per chi, altra categoria di sfortunati, ha la ventura di leggere quello che scrivo.
Con ossequi
Nuccio Anselmo
———————

Be First to Comment