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Reggio Emilia isola felice ?

Mafia: Reggio Emilia isola felice? “No. Si è infiltrata in tutto il Paese come un cancro” 

La drammatica testimonianza di Salvatore Borsellino al convegno organizzato dai “Grillini” e “Gente di Reggio”. “Se il sacrificio di mio fratello fosse servito per rendere migliore il nostro Paese, avrei ringraziato Dio per avermelo tolto”.
Le ombre di Sonia Alfano sulla Procura reggiana dividono Reggio.


ReggioNelWeb.it n. 290 del 28/10/2008


Si è svolto sabato scorso presso l’Hotel Posta in città, il convegno dal titolo ““Mafia: Reggio isola felice?” con relatori Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo ucciso dalla mafia) e Sonia Alfano (figlia di Beppe, il giornalista ucciso da Cosa Nostra quindi anni fa) organizzato dagli Amici di Beppe Grillo e Gente di Reggio. Un’organizzazione che ha registrato problemi di comunicazione dovuti al fatto che non tutti sapevano cosa l’Alfano avrebbe detto durante la relazione. Ma è la stessa Sonia, stupita di fronte agli imbarazzi a sostenere: “Non mi si può invitare a parlare di mafia con dei paletti. Mio padre dalla mafia è stato ucciso e così tante altre vittime”.
 
Il tema in effetti è scottante e forse è preferibile stare sul generale, commemorare ogni anno Paolo Borsellino dopo avergli dedicato una strada di fronte al Tribunale, senza però che i togati, giudici e avvocati, trovino il tempo per stringere la mano a Reggio al fratello Salvatore che da anni percorre la penisola in lungo e in largo per denunciare –specialmente nelle scuole, fra i giovani, accolto sempre con entusiasmo e calore- ciò che sta dietro quella strage di Via d’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta.

Ma le dichiarazioni che durante la mattinata hanno suscitato particolare scalpore già nelle immediate ore successive al convegno sono state le ombre di Sonia Alfano nei confronti del Procuratore Capo di Reggio Italo Materia che riguarderebbero “il processo di mafia in cui è stato condannato  per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra l’amico e collega magistrato Giovanni Lembo che permise al falso pentito Luigi Sparacio di godere di molti benefici”. L’Alfano, dopo aver snocciolato altri legami fra mafia, Forze dell’Ordine e Magistratura (ndr: in questi specifici passaggi non ha parlato del Procuratore reggiano) ha concluso con la speranza “che ci siano degli sbagli. Anche se non si può vivere in questo contesto, lavorare nell’autorità giudiziaria e non accorgersi di queste cose”.

Materia, stupito degli attacchi piovuti come un fulmine a ciel sereno, rispediva le accuse al mittente domenica dalle pagine del Carlino Reggio e della Gazzetta di Reggio: “Sono falsità. La signorina parla su commissione per rovinarmi la carriera, vedrò come tutelarmi. Ho lavorato con Lembo all’Antimafia di Roma, ma eravamo un gruppo di oltre venti magistrati. Non riesco a capire cosa c’entri questo passaggio”.

Reggio Emilia si divide quindi fra politici e istituzioni –il Sindaco Delrio in primis- che esprimono solidarietà a Materia, mentre comitati, gente comune e “grillini” solidarizzano con l’Alfano.

Quale sarà l’epilogo della vicenda lo si vedrà nei giorni successivi, certo è che l’allarme lanciato sulle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio trovano riscontro anche nelle parole del Presidente della CNA Enrico Bini, intervenuto al convegno e intervistato da ReggioNelWeb in questo numero.

Fra gli strali e le denunce legate a Reggio Emilia emerse al convegno, purtroppo ha rischiato di passare sotto silenzio la drammatica relazione di Salvatore Borsellino, che, nonostante fosse senza voce dopo aver parlato agli studenti del Bus Pascal, ha spiegato con estrema chiarezza come “il cancro mafia si stia diffondendo in tutto il Paese attraverso delle metastasi”. Borsellino ha ricordato il giorno della strage del fratello, il fatto che non sia mai stato dato un nome al colpevole di quella strage e della strana coincidenza di una sede dove si tenevano corsi di formazione dei Servizi Segreti vicino al luogo di Via d’Amelio.

Salvatore Borsellino ha denunciato inoltre un anti-Stato che oggi fa parte dello Stato, della politica e delle Istituzioni: “Non esiste più un’isola felice. La mafia è riuscita a diventare parte del sistema e ormai non trova più ostacoli. Chiedetevi da dove arrivino certi soldi, specialmente di fronte a un’edilizia massiccia e di difficile comprensione”. Particolarmente toccante il passaggio sulla morte del fratello: “Se il sacrificio di mio fratello fosse servito per rendere migliore il nostro Paese, allora avrei ringraziato Dio per avermelo tolto, perché è ciò che voleva Paolo, consapevole che presto o tardi l’avrebbero ucciso. Ma se veramente la mafia si è così infiltrata nello Stato, ringrazio Dio che l’ha preso evitando a Paolo di vedere come si è ridotto lo Stato per il quale ha dedicato la sua vita”.

Gli applausi scroscianti sono interminabili. La gente, commossa, si alza in piedi. In quel momento Paolo Borsellino vive, nel fratello e nei tanti giovani presenti in sala che, forse, da sabato con maggiore forza continueranno a lottare contro la mafia.
 

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