I magistrati hanno ricevuto il lungo elenco di nomi da Margherita Siciliano, la lettrice del Fatto che ha invitato il giornale a lanciare la sottoscrizione. Di Matteo: “Noi eversori? Un’infamia”
9 settembre 2012. Oltre 150mila firme in una chiavetta ubs. E’ stata Margherita Siciliano, la lettrice che aveva scritto al Fatto invitando promuovere una sottoscrizione a sostegno dei magistrati di Palermo, a consegnare il lungo elenco di nomi ai pm di Palermo impegnati nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, il procuratore aggiunto Antonino Ingroia e il pm Nino Di Matteo. Il dibattito, al quale partecipano i due magistrati, oltre al procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli e a Marco Travaglio, è in diretta in streaming sul sito del Fatto Quotidiano.
“Abbiamo deciso di provarci e in pochissimo tempo sono arrivate tante di firme – ha detto Padellaro – oggi abbiamo superato le 150 mila firme, 150.700 sono un’enormità”. E la lettrice, originaria di Collegno, ha raccontato: “Sono abbonata da sempre. E ho detto proviamo: anche se siamo in agosto, anche se ci sono le vacanze. Vi ringrazio, è stato una cosa importante. Possiamo dire: tenete duro, siamo con voi”. A Margherita sono arrivati gli applausi della folla arrivata alla festa. A dimostrazione del successo dell’iniziativa nel parco della Versiliana, a Marina di Pieatrasanta (Lucca), ci sono striscioni da tutta Italia. Prima dell’inizio i magistrati di Palermo hanno ricevuto una ovazione. “Questa è la dimostrazione di quello che ci siamo detti in questi giorni. Siamo una comunità bella e grande che si sta allargando sempre di più. Il rapporto tra lettore e giornale è molto stretto” ha aggiunto Padellaro.
Di Matteo: “Noi eversori? Un’infamia”. Di Matteo ha espresso gratitudine al Fatto Quotidiano che ha promosso l’iniziativa e a tutti i cittadini che con la loro firma hanno dimostrato “prima solidarietà e vicinanza, che è la cosa più importante, e poi attenzione morale sulla necessità di fare di tutto per cercare la verità e per arrivare a una giustizia che sia veramente uguale per tutti come la nostra Costituzione ci impone”. Il pm palermitano ha respinto l’accusa di “eversione” che giornalisti e politici hanno rivolto al pool della Procura di Palermo che si sta occupando della trattativa Stato-mafia. Eversivi, ha ricordato Di Matteo, perché “esecutori di un ricatto al capo dello Stato”: si tratta, ha proseguito Di Matteo, della peggiore infamia che si possa lanciare nei confronti di un magistrato. E quindi “ecco l’importanza delle firme a fronte di queste invettive”. Invettive accompagnate da “un silenzio assordante rotto da poche poche isolate voci di politici, silenzio del Csm a tutela di altri colleghi, silenzio assordante da parte degli organismi come l’Anm”. Ecco quindi che le 150mila firme sono diventate “lo stimolo più autentico e più importante”.
E poi il pm parla delle strumentalizzazioni per usare queste vicende e spingere verso una riforma della legge sulle intercettazioni. Anche perché puntualizza Di Matteo nel caso dell’inchiesta di Palermo non ci sono state fughe di notizie e in più, per rimanere al punto “caldo” delle conversazioni telefoniche, diventano pubbliche solo quelle che diventano oggetto di richiesta di rinvio a giudizio. Da qui nasce la mistificazione e la mala fede, dice Di Matteo, anche perché non solo “non c’è nessuna necessità di cambiare questi strumenti normativi, ma questi sono stati e sono fondamentali: non utili ma fondamentali per tutte le inchieste che hanno riguardato la mafia”. Che invece “vuole il silenzio, vuole che le loro conversazioni non vengano fuori”.
“Manca la volontà politica”. Dalla parte della politica ci si aspetterebbe un salto di qualità “e io continuo a non vederlo, se ancora non si riesce nemmeno ad applicare quanto prevede la convenzione di Strasburgo del 1999 sulla corruzione che servirebbe minimamente a rendere efficace un sistema che oggi è destinato al fallimento: la prescrizione troppo breve, ma anche il tema dei rapporti dei candidati”. Attualmente, ha ricordato Di Matteo, il reato di voto di scambio è previsto solo se c’è la certezza di un passaggio di denaro, quando invece la criminalità organizzata non ha bisogno di soldi, ma che quel candidato gli prometta favori e interessamenti per gli appalti. Su tuttto questo servirebbe la volontà politica, “ma io credo che questa volontà politica non ci sia”. Un punto sul quale la magistratura aveva già chiesto un passo in avanti della politica dopo l’attentato a Giovanni Falcone, nel 1992: “Non è seguito un rigo se il problema della criminalità mafiosa diventa il problema delle intercettazioni da riformare”.
L’appello di Ingroia. Il procuratore aggiunto, in partenza per il Guatemala, al pubblico del Fatto ha spiegato che “sia quello che è emerso da tanti processi (Dell’utri, la trattativa e anche il processo di Firenze) credo sia chiave interpretativa per le pressanti campagna di stampa e prese di posizioni politiche”. Parla di “aggressione alla procura di Palermo e delle fonti di prova che la procura di Palermo ha utilizzato in questi processi. Perché alcuni di artefici della campagna di disinformazione sanno bene che sullo sfondo non c’è solo la verità relativamente a un manipolo di mafiosi sanguinari, che cercava di estorcere un allentamento del 41 bis, ma quello che si è sviluppato. Che – ricorda Ingroia – è stato confronto a colpi di bombe, stragi di criminali con il nuovo che stava avanzando”. Il magistrato spiega che sullo sfondo “c’è un nuovo patto di convivenza tra mafia e politica e che sono le dinamiche che hanno dato luogo alla seconda Repubblica. I fenomeni dilaganti di corruzione e collusione – argomenta Ingroia – non sono un fatto casuale o accidentale o il declino morale di un paese, ma la conseguenza di quel patto, un nuovo patto di convivenza per un lasciapassare per i poteri criminali e mafiosi. E’ scandaloso che in 20 anni nessuna commissione di inchiesta parlamentare abbia cercato di affrontare la verità sul piano politico e storico di quel terribile biennio”. E la commissione Pisanu è “andata al traino” di quelle penali. Ingroia ha espresso la solidarietà a Roberto Scarpinato – procuratore generale di Caltanissetta su sui è stata aperta un pratica dal Csm – e ricordato come Salvatore e Rita Borsellino abbiano preso posizione rispetto all’attacco che il magistrato ha rivolto – nel giorno della commemorazione della strage di via D’Amelio – a chi, pur non difendendo mai i magistrati come Falcone Borsellino, ora partecipino alle commemorazioni.
Ingroia ha poi ringraziato chi ha firmato la sottoscrizione “per la salvaguardia dei principi della democrazia. Siamo convinti che questi italiani che hanno firmato non hanno firmato tanto per difendere noi, non per difendere la procura di Palermo. Non sono firme contro il Quirinale, né per alimentare la contrapposizione con il Quirinale. Sono delle firme per tutelare lo stato e i cittadini che vogliono essere cittadini di una democrazia, di una vera democrazia dove si riesca a voltare pagina, ad abbandonare ahimè la lunga e triste storia di verità dimezzate, di verità negate su tante stragi che hanno insanguinato il nostro paese. Verità negata a causa dei tanti dei troppi depistaggi, all’interno delle istituzioni e dagli apparati delle istituzioni e a volte dalla timidezza della politica. Grazie a tutti voi sono firme per la verità e per la giustizia. Tanti, troppi famigliari delle vittime chiedono giustizia”.
“La mafia è un sistema di potere criminale, ha la sua forza dentro i piani alti delle società e pezzi delle istituzioni politiche. Per questa ragione abbiamo bisogno di voi. Non è questione di ricerca di consenso, è necessario che la gente sappia la verità non solo giudiziaria, ma quella storica e politica. Non è questione di addetti ai lavori – sostiene il magistrato – sappiamo bene che nel buio e nel silenzio si commettono le più grandi nefandezze. Io credo la posta in gioco sia alta, la campagna di stampa, di denigrazione contro la procura di Palermo nasce da interessi e obbiettivi inconfessabili. Si vuole fare piazza pulita di Palermo e delle chance di verità su quella stagione e di fare piazza pulita delle intercettazioni. Abbiamo fatto la nostra partita, abbiamo fatto il nostro lavoro. Abbiamo concluso la nostra indagine. Sarà un processo lungo, dei giudici valuteranno se le prove saranno sufficienti. Sappiamo, siamo consapevoli che è non emersa ancora tutta la verità su quella stagione. Abbiamo bisogno del vostro sostegno, dell’attenzione. Che i riflettori siano sempre accessi. Ad oggi in queste condizioni, questo è il massimo risultato”. Ingroia poi parla del Parlmento delle “leggi ad personam” e del “disastro legislativo” che ha provocato e quindi invoca una legge che punisca lo scambio di favori tra politica e mafia, una legge sull’autoriciclaggio. Infine l’appello: “Tocca a voi – dice al pubblico – non essere tifosi e spettatori. Dovete cambiare questo ceto politico, questa classe dirigente perché io credo che per voltare pagina si deve smettere con questa politica di convivenza con la mafia che ha caratterizzato tutta la storia del nostro paese”. E infine: “Capisco che il libro dei sogni ha troppe pagine, sappiate che il vostro futuro è nelle vostre mani”.
Redazione Il Fatto Quotidiano

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