DUE PESI E DUE MISURE
Anche oggi la stampa si dedica con voluttà all’ipotesi della candidatura di Antonio Ingroia alle prossime politiche. Ipotesi destituita di ogni fondamento, lanciata dal Messaggero sabato e ripresa ieri con fanfara ed editoriale dal Giornale di Sallusti. Ingroia ha smentito, ma il suo ovvio richiamo al dettato costituzionale sull’eguaglianza dei diritti di tutti i cittadini e quel “mai dire mai” bastano per seminare panico.Tanto più che la candidatura viene attribuita al tandem Di Pietro-Grillo, la Spectre che toglie il sonno al Presidente della Repubblica. Daniela Santanchè commenta oggi con la sua solita eleganza. Andrea Orlando del Pd ha parlato ieri di “aberrazione”. Si attendono moniti dall’Anm.
Nessuna eco, invece, sta suscitando un’altra candidatura di un magistrato: quella di Simonetta Matone, giudice, vice capo dell’amministrazione penitenziaria, già presenzialista abituale del salotto di Vespa a Porta a Porta e, come scrive Mauro Favale su Repubblica oggi, “Una donna vicina al centrodestra”. La Matone sarebbe la candidata ideale, secondo gli auspici della Fondazione di Alemanno, alla Regione Lazio. Nessuno protesta, nessuno si scandalizza, nessuno s’indigna per un giudice che fa politica, nessuno la definisce “giudice politicizzato”.
Non ricordo giudizi di eccessiva esposizione mediatica per le sue numerose apparizioni in tv, in occasione di processi vitali per la Nazione (Cogne, Avetrana, Perugia e Garlasco).
Matone sì e Ingroia no. Due pesi e due misure.
Vanna Lora

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