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Quel che resta, dopo vent’anni, di via D’Amelio

26 luglio 2012. E’ inutile negarlo: il ventennale della strage di via D’Amelio ha prodotto altre ferite; altre decisioni amare e soprattutto, per quanto mi riguarda, la constatazione di una città assente, e l’impotenza di non aver saputo dare risposte.

Ho letto con immenso dispiacere due notizie che mai avrei voluto leggere. Il giudice Antonio Ingroia che annuncia di voler lasciar Palermo, per assumere un incarico all’ONU; la seconda è che a carico del procuratore Roberto Scarpinato, è stata chiesta l’apertura di una pratica in Prima Commissione per supposta incompatibilità ambientale e funzionale per le affermazioni fatte appunto alla commemorazione di Paolo Borsellino. Naturalmente, il motivo dell’apertura dell’inchiesta è inibire a Roberto Scarpinato di concorrere alla poltrona di Procuratore generale della procura di Palermo.

Durante la mia attività alla DIA, ho conosciuto entrambi magistrati e posso affermare che la loro alta e preziosa professionalità non può essere minata un giorno si e l’altro pure. Mi dispiacerebbe davvero se Antonio Ingroia lasciasse la procura di Palermo, come del resto mi dispiacerebbe tantissimo che Roberto Scarpinato non assumesse l’incarico che fu di Caponnetto. Il mio dispiacere non è solo dettato da motivi di grande stima verso i due magistrati, ma esso va ricercato nell’insita dote che gli stessi professionalmente posseggono. Entrambi, oltre a rappresentare la continuità di Falcone e Borsellino, rappresentano un valore aggiunto a quell’antimafia fatta di cose concrete e non di parole astruse e proclami un tanto a chilo.
Certo al laico del Pdl Nicolò Zanon, non è piaciuta la lettera che lo stesso Scarpinato ha simbolicamente inviato a Paolo Borsellino. E che cosa avrebbe dovuto dire, egregio signor Zanon dopo vent’anni della strage, nel luogo ove Scarpinato di certo rivede il suo caro collega ed amico Paolo Borsellino? Faccio mie le parole del procuratore Scarpinato, le condivido ed aggiungo: “…il giorno che voi politici, tutti senza esclusione, contribuirete a iscrivere la nobile parole VERITA’ sulle stragi del 92/93, il giorno che smetterete di avere rapporti coi mafiosi; il giorno che qualcuno deciderà di non ricevere telefonate da ex ministri, ebbene solo allora sono convinto che Scarpinato e non solo, smetterà di spedire lettere a Paolo Borsellino. Ciò vorebbe a dire che i nostri martiri sono stati onorati.

L’assenza dei palermitani. Il pomeriggio del giorno prima la ricorrenza di via D’Amelio, ho rilasciato un’intervista tv e ad una domanda del giornalista ho risposto che avevo visto nei palermitani un cambiamento rispetto agli anni passati, circa il loro atteggiamento nei confronti del problema mafia. Ho dichiarato che in loro avevo notato attiva partecipazione ad alcuni eventi, ed invece, mi sono sbagliato, perchè il giorno successivo in via D’Amelio, Palermo non c’era: assente. Mi spiace!

Ora, devo ahimè esprimere tutta la mia impotenza per non aver saputo dare risposte e mai ritengo che possa darle. Non avevo mai incontrato i genitori dell’agente Nino Agostino assassinato insieme a sua moglie e la loro conoscenza mi ha enormemente turbato. Ho colto un dramma che pure immaginavo ma che, invero, raccontato con dolcezza e pacatezza da due persone mite e stupende, mi ha trafitto il cuore. Risuonano ancora in me la parole della manna di Nino Agostino: “…per favore ci aiuti, cerchi di scoprire qualcosa, vogliamo giustizia…” Quelle parole dette da una mamma mi hanno fatto tanta tenerezza; mi hanno fatto comprendere di quante Italie abbiamo. Una, quella dei Zanon che si scandalizzano delle giuste e saggie parole di Scarpinato, altre che hanno “trattato” coi mafiosi, altri ancora collusi con loro e che magari sanno perfettamente per quale motivo Nino Agostino è stato assassinato. Altri che rubano, nonostante l’acre odore dell’innocente sangue, l’Agenda Rossa di Paolo Borsellino, magari calpestando i poveri resti devastati dall’esplosivo.

Ho, risposto a quella mamma che non conoscevo suo figlio e che mai m’ero interessato alle indagini per la sua morte, ma tutti e due abbiamo menzionato alcuni individui che entrambi abbiamo conosciuto e frequentato e che potrebbero aver avuto un ruolo nell’assassassinio di suo figlio.

Ecco tante facce dell’Italia, ecco l’incontro in via D’Amelio cou una madre e un padre che chiedono verità, ecco l’incontro coi magistrati che dalla stessa via vogliono i mezzi per scoprire i mandanti ed esecutori della strage di via D’Amelio ed ecco, infine, i familiari delle vittime e poi noi che all’unisono pretendiamo VERITA’!

Ecco, cosa resta dopo vent’anni l’ipocrisia allo stato puro. 


Pippo Giordano

Palermo, 18 luglio 2012: i genitori di Nino Agostino e Pippo Giordano

 

 

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