
ergastoli per aver commesso decine di omicidi (Fonte: AFP)
In carcere dal 1993, Totò Riina ha appena infranto per la prima volta la legge dell’omertà per accusare indirettamente lo Stato e la classe politica di essere implicati nell’assassinio del giudice Borsellino.
Secondo Spatuzza, Borsellino sarebbe stato eliminato perchè conduceva indagini su rapporti tra la Mafia e certi ambienti politici. Un’ipotesi sostenuta da Massimo Ciancimino, figlio di un ex sindaco di Palermo morto nel 2002 mentre scontava l’ergastolo per collusione con Cosa Nostra.
Ciancimino junior, condannato a sei anni di reclusione per riciclaggio del “tesoro” segreto di suo padre, sostiene di disporre di un documento che mette sotto accusa un agente “deviato” dei servizi segreti, un certo Franco. Tale documento, che non ha tuttavia prodotto, conterrebbe i nomi di uomini politici all’epoca in connivenza con la Mafia.
Tale Franco, la cui identità reale sembra essere ignota, sarebbe stato visto sui luoghi dell’attentato di Borsellino. L’agenda rossa sulla quale il magistrato annotava i dettagli delle proprie inchieste è scomparsa durante l’attentato. Il procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, attribuisce il furto a “persone al di fuori della Mafia”.
“Sono loro ad averlo ucciso”
Questa storia ha subito nuovi sviluppi negli ultimi giorni con l’entrata in scena di Totò Riina. Lo storico boss della Mafia fu arrestato all’inizio del 1993 e condannato a diversi ergastoli per decine di omicidi, tra i quali quello dei due giudici [Falcone e Borsellino, N.d.T.]. È incarcerato nel più totale isolamento, senza giornali, radio o televisione. Solo il suo avvocato ha facoltà di vederlo, una volta al mese.
Uscendo dalla sua ultima visita, l’avvocato, Luca Cianferoni, ha fornito rivelazioni sensazionali. Riina avrebbe smentito ogni negoziato con i carabinieri od/o i servizi segreti: “Questa storia del patto con lo Stato non regge. Non so nulla del documento in questione. Borsellino, sono loro ad averlo ucciso.”
“Loro” potrebbe essere Vito Ciancimino, con il quale era in contatto e che gli serviva come intermediario con il mondo politico. Od/O ancora altri capi della Mafia che avrebbero avuto interesse a sbarazzarsi di lui. A cominciare da Bernardo Provenzano, che gli successe al comando di Cosa Nostra. Sarebbe stato il capro espiatorio di negoziati segreti volti ad eliminare magistrati coraggiosi? Un patto tra lo Stato e la Mafia ha avuto luogo? È ancora troppo presto per delineare tutti i dettagli di questa vicenda estremamente complessa. Ciononostante, per la prima volta, Totò Riina sembra disposto a parlare. I magistrati di Palermo e di Caltanissetta, che indagano su queste due tragedie, si sono detti pronti ad ascoltarlo “senza porre condizioni”.
Per l’avvocato storico dei pentiti Luigi Li Gotti, Riina cerca soltanto di “depistare le inchieste”. Borsellino, che investigava sulle connivenze tra Mafia e forze di sicurezza, avrebbe incontrato l’ex ministro Nicola Mancino poco prima dell’attentato. Tuttavia quest’ultimo nega. Secondo un altro pentito, il presunto mandante dell’attentato sarebbe sceso in un famoso hotel di Palermo, dove avrebbe appreso al telefono la morte del magistrato.
Un uomo dal viso orrendamente deformato, da cui il soprannome di “mostro”, avrebbe ugualmente cercato al/nel suo domicilio, dopo l’attentato, l’agente segreto Nino Agostino, che verrà in seguito giustiziato, con sua moglie incinta. Il “mostro” non è mai stato trovato.
Quand le parrain de la mafia sicilienne brise l’«omerta»
Emprisonné depuis 1993, Toto Riina vient de briser pour la première fois la loi du silence pour accuser indirectement l’État et la classe politique d’être impliqués dans l’assassinat du juge Borsellino.
Selon Spatuzza, Borsellino aurait été éliminé parce qu’il enquêtait sur des rapports entre la Mafia et certains milieux politiques. Une hypothèse soutenue par Massimo Ciancimino, fils d’un ancien maire de Palerme mort en 2002 alors qu’il purgeait une peine de réclusion perpétuelle pour collusion avec Cosa Nostra.
Ciancimino junior, condamné à six ans de prison pour recyclage du «trésor» secret de son père, soutient qu’il disposerait d’un document mettant en cause un agent «dévié» des services secrets, un certain Franco. Ce document, qu’il n’a toutefois pas produit, contiendrait les noms d’hommes politiques à l’époque en connivence avec la Mafia.
Ce Franco, dont l’identité réelle semble inconnue, aurait été vu sur les lieux de l’attentat de Borsellino. Le carnet rouge sur lequel le magistrat notait le détail de ses enquêtes a disparu dans l’attentat. Le procureur chef de Caltanissetta, Sergio Lari, attribue le vol à «d’autres personnes que la Mafia».
«C’est eux qui l’ont tué»
Cette affaire a rebondi ces derniers jours avec l’entrée en scène de Toto Riina. Le chef historique de la Mafia a été arrêté au début 1993 et condamné à plusieurs peines de réclusion à perpétuité pour des dizaines de meurtres, dont celui des deux juges. Il est incarcéré dans l’isolement le plus total, sans journaux, radio ou télévision. Seul son avocat a droit de le voir, une fois par mois.
En sortant de sa dernière visite, l’avocat, Luca Cianferoni, a fait des révélations sensationnelles. Riina aurait démenti toute négociation avec les carabiniers ou les services secrets : «Cette histoire de pacte avec l’État ne tient pas debout. Je ne sais rien du document en question. Borsellino, c’est eux qui l’ont tué.»
«Eux» pourrait être Vito Ciancimino, avec qui il était en contact et qui lui servait d’intermédiaire avec le monde politique. Ou encore d’autres chefs de la Mafia qui auraient eu intérêt à se débarrasser de lui. À commencer par Bernardo Provenzano, qui lui succédera à la tête de Cosa Nostra. Aurait-il été le bouc émissaire d’une négociation secrète visant à éliminer des magistrats courageux ? Un pacte a-t-il eu lieu entre la Pieuvre et l’État ? Il est encore trop tôt pour saisir tous les contours de cette affaire passablement complexe. Pour la première fois cependant, Toto Riina paraît disposé à parler. Les magistrats de Palerme et de Caltanissetta, qui enquêtent sur ces deux tragédies, se sont déclarés prêts à l’entendre «sans condition préalable».
Pour l’avocat historique des «repentis» Luigi Li Gotti, Riina cherche seulement à «dépister les enquêtes». Borsellino, qui enquêtait sur les connivences entre Mafia et forces de sécurité, aurait rencontré l’ancien ministre Nicola Mancino peu avant l’attentat. Ce dernier nie toutefois l’épisode. Selon un autre repenti, le prétendu commanditaire de l’attentat serait descendu dans un hôtel connu de Palerme, où il aurait appris par téléphone la mort du magistrat.
Un homme au visage hideusement déformé – d’où son surnom de «monstre» – aurait également cherché à son domicile, après l’attentat, l’agent secret Nino Agostino, qui sera par la suite exécuté, avec sa femme enceinte. Le «monstre» n’a jamais été retrouvé.
Richard Heuzé

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