La mafia spiegata ai ragazzi? Una storia di vittime. Giusto. Ma senza «politica», senza dire delle connivenze con le istituzioni. Perché «l’antimafia non è né di destra né di sinistra». Anche in quest’Italia dove il nuovo modello di eroe coincide con la figura del fu stalliere di Arcore inquisito per mafia. Dove un ministro può dire che con «la mafia si deve convivere». Dove c’è chi vorrebbe cambiar nome all’aeroporto di Palermo intitolato a Falcone e Borsellino perché danneggia il turismo. È in quest’Italia che circolerà per le scuole «Io ricordo», una docu-fiction di Ruggero Gabbai nata per volontà della Fondazione Progetto Legalità, intitolata a Borsellino e prodotta dai fratelli Muccino. Al percorso di un di un padre (nel film è Gianfranco Jannuzzo) che spiega a suo figlio cos’è quel «mostro» che uccide e semina terrore in Sicilia si affiancano le testimonianze, fortissime, dei familiari delle vittime di mafia. Tutti «ricordi» durissimi, ma che mai dicono di un apparato istituzionale colluso. Peccato, visto che si tratta di un lavoro destinato ai giovani per ricordare. Se vogliamo conservare la memoria, che si conservi quella giusta.
GABRIELLA GALLOZZI
L’Unità, 5 novembre 2008

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