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“Falcone e Borsellino”, “Si si facevano i c…. suoi fussiru ancora vivi”…

Ieri 23 maggio 2011 quando mi sono svegliato, la prima cosa che mi son detto: oggi non devo essere triste! D’altronde non poteva essere diversamente, da lì a poche ore avrei incontrato dei ragazzi delle classi di 3° media per condurre un incontro-lezione sul tema “Cittadinanza e legalità”. Il progetto che ha coinvolto due scuole medie è stato voluto dalle professoresse, per concludere, col mio intervento, il ciclo di approfondimento e studio delle organizzazioni mafiose nel nostro Paese.

Non potevo apparire triste e non potevo trasmettere ai ragazzi emozioni negative, ma invece, far capire loro che nonostante la tragedia di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei miei colleghi Vito, Antonio e Rocco, le persone oneste si stanno riappropriando della dignità e dei sogni rubati dai beceri mafiosi. Il minuto di silenzio per la strage di Capaci, osservato in sincronia dalla due scuole, mi ha toccato profondamente, ma ho tenuto duro: ho represso la commozione. I miei “ragazzi” dovevano essere lucidi e fieri di poter parlare di Falcone e lo hanno fatto con piglio, lo hanno fatto con determinazione e conoscenza delle mafie. E, sento la necessità di dire che non è vero che i ragazzi non sono sufficientemente informati del cancro che attanaglia in nostro Paese, ovvero le mafie! Anzi, in questo ciclo d’incontri che non sono ancora terminati, ho constatato che i ragazzi sono partecipi alle tematiche delinquenziali ed ho colto nel loro animo una ferma condanna e ripulsione verso ogni forma di violenza: legalità come faro di riferimento del prosieguo della loro vita.

La mia giornata di ieri era iniziata male, a dire il vero malissimo. Avevo acceso il pc e avevo letto subito queste parole che trascrivo integralmente, omettendo di riportare le frasi offensive, rivolte a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino:

“ Si si facevanu i c…. suoi fussiru ancora vivi, come buttano per terra le statue di Garibaldi butteranno per terra le statue la memoria di questi due infami, Punta Rais era del mio bisnonno …………, hanno levato il nome del mio bisnonno per metterci il nome di questi due pezzi di m…… CHE VERGOGNIA…”

Ovviamente, mi sono risentito ed ho scritto e l’individuo in questione, ha risposto in siffatto modo:

“Signore Giordano a Falcone e Borsellino l’hanno ucciso la Mafia come a Aldo Moro l’hanno ucciso le Brigate Rosse, nel mi paese quando cerano in posesso i Badalamenti non cerano rapine e furti come ora e le persone dormivano con le porte aperti,e non sfruttavano i suoi paesani come certi fanno ora…100 anni nel futuro la Mafia esistera,i vero Mafiosi sono a Roma nel Senato…”””

Atteso che inneggiava Badalamenti, invitavo lo stesso a recarsi sulla tomba di Peppino Impastato.

Rispondeva:

“Con Giuseppe Impastato eravamo parenti la sua mamma era …… (medesimo cognome) come me”.

Quanti di questi signori siciliani sono ancora convinti che la mafia era portatrice di ordine? Quanti di questi siciliani offendono altri siciliani morti per un ideale?

Io non lo so! Di sicuro individui del genere dovrebbero stare in quegli antri bui a loro congeniali. Si può opinare, si può avere divergenze di opinione ma le offese e la magnificenza della mafia no!

Per fortuna, mentre riflettevo sulle affermazioni dello sconosciuto mi è giunta la telefonata di Salvatore Borsellino: sono ritornato nel mondo civile, sono ritornato tra le persone oneste ed ho raggiunto i ragazzi che m’aspettavano.

Pippo Giordano
 

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