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Prodi e Travaglio, per ripartire

Nel bel mezzo del declino democratico di questa nostra Nazione, fondata sul sangue di partigiani e magistrati, impantanata tra “decreti sicurezza”, divieti di intercettazioni, trasferimenti di magistrati scomodi, sospensione dei processi e impunità per le cariche governative, una speranza arriva da due persone che non condividono nulla e che forse manco si conoscono.
Uno si chiama Marco Travaglio, l’altro Romano Prodi. Uno fa il giornalista, l’altro è un ex premier, adesso diplomatico per conto dell’Onu.
Negli ultimi giorni entrambi, seppur in occasioni totalmente diverse, mi hanno fatto sperare, sognare una Nazione diversa, fondata sulla trasparenza, sulla voglia di mettersi in discussione.
Voglio partire da Romano Prodi.
La Procura di Bolzano, mentre indaga sulla vendita dell’Italtel, di proprietà dell’Iri, alla Siemens, (Prodi era alla presidenza dell’Iri), si imbatte in alcune conversazioni telefoniche tra il Professore e il suo collaboratore, Alessandro Ovi. Si percepisce, nelle telefonate, che Prodi accolga le istanze di alcuni parenti: il consuocero, Pier Maria Fornasari, primario all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, che chiede di sbloccare finanziamenti pubblici per la sua attività scientifica; dispensa consigli privati al nipote Luca, imprenditore nel settore dei brevetti, che vuole liberarsi di un socio e trovarne un altro; Claudio Cavazza gli avrebbe sollecitato aiuti legislativi e agevolazioni fiscali per la fondazione del suo gruppo farmaceutico, la Tau Sigma.
Nulla di penalmente, nè forse moralmente rilevante, visto che tra laltro le intercession degli interessati non hanno sortito effetti. Ma gli ingredienti per far scoppiare la polemica c’erano tutti.
Appena Panorama, organo di Berlusconi, sbatte sulle proprie pagine le intercettazioni, tutti si aspettano che Prodi invochi privacy e attacchi i magistrati, e, ancora, si faccia promotore di una nuova stretta sulle intercettazioni.
Berlusconi, informato a tempo record, subito dichiara: «La pubblicazione di intercettazioni telefoniche riguardanti Romano Prodi, a cui va la mia assoluta solidarietà, non è che l’ennesima ripetizione di un copione già visto. È grave che ciò accada e il Parlamento deve sollecitamente intervenire per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali».
Una solidarietà a prescindere, non richiesta e palesemente “ruffiana”.
Prodi, contro la speranza di parte del Pd e siuramente del Cavaliere Inquisito dichiara: «Ho preso atto delle anticipazioni di Panorama: mi sembra che vi si trattano fatti di nessuna rilevanza penale e giuridica. Come presidente del Consiglio ho preso atto delle legittime richieste di una importante struttura scientifica della Regione Emilia Romagna e, nel rispetto delle norme e delle leggi, ho chiesto agli organismi competenti di valutarne le istanze».
E ancora «Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l’inconsistenza dei fatti a me attribuiti da “Panorama” non vorrei che l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie. Da parte mia non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche».
Uno stile e una intelligenza cui nè destra nè sinistra sono state in grando di replicare. Tutti si aspettavano l’assist e invece… Prodi butta la palla in fallo laterale e ferma il gioco.
La seconda persona “della ripartenza” nazionale è Marco Travaglio.
Il 14 maggio 2008, Giuseppe D’Avanzo, cronista di giudiziaria per Repubblica, sbatte in prima pagina che le vacanze siciliane del 2002 di Travaglio e famiglia sarebbero state pagate da Michele Aiello, re della sanità privata siciliana e appena condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. A chiedere questo regalo per Marco sarebbe stato Pippo Ciuro, ex braccio destro di Antonio Ingroia, condannato nello stesso processo a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d’ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano.
Sembra uno scoop di portata internazionale. Lui, il mago dell’archivio, della memoria storica, l’allievo di Montanelli, il castigatore dei diversamente onesti, colto in fallo così netto e addirittura amico di mafiosi? Comincia la gogna. Come racconta Travaglio stesso, “Il Corriere della sera le dedica addirittura due pagine dal titolo: “Travaglio, la talpa dei boss e il giallo della vacanza siciliana”. Ma ha almeno la buona creanza di sentire la mia versione dei fatti. Il Giornale e Il Riformista la sbattono in prima pagina. Il tam-tam prosegue per giorni e giorni sulla stampa, in tv e sulla rete. Ad Annozero il viceministro Roberto Castelli rende noto che frequento “mafiosi”. Luciano Moggi, in una tv privata piemontese, mi trasforma addirittura in un amico “dei peggiori boss mafiosi”.
Totò Cuffaro, appena condannato per favoreggiamento di Aiello e di alcuni mafiosi, dichiara alle agenzie: “… Abbiamo appreso che Travaglio ama fare le sue vacanze sulle nostre coste, specie se a pagare il suo conto sono altri”. Ancora un paio di mesi dopo Riccardo Arena, sul “Foglio” di Giuliano Ferrara (famiglia Berlusconi), insinua che io sia in affanno, per aver promesso di pubblicare ricevute di pagamento di quella vacanza, ma non sia in grado di farlo. Sottinteso: perché la vacanza me la pagò il “mafioso”, la “talpa dei boss”, cioè Aiello”. Tutto questo fino a quando, il 9 settembre, Travaglio fa un gesto che forse mai nessuno aveva osato prima di lui. Infischiandosene di privacy, codici, nome della banca ecc, fotocopia e regala alla stampa un assegno e un estratto conto del 2002 che attesta senza ombra di dubbio che a pagare quelle vacanze sia stato, se non lui, un omomino: Marco Travaglio, from Torino.
Dopo aver smentito decine di giornali e giornalisti, ora passibili di querele, pensate che qualcuno gli abbia chiesto scusa?
No. Ma di fronte ai fatti che hanno coinvolto Prodi e Travaglio, e di fronte alla loro correttezza, alla loro trasparenza, nasce la piccola speranza che forse in futuro, qualcosa cambierà, nonostante tutto

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