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Poche parole in un sentimento di rabbia e sgomento

di Valeria D’Agostino e Francesca Munno – 20 novembre 2013

Ebbene la storia sembra ripetersi. Ma noi non vogliamo che ciò accada. Già una volta questa triste e dolorosa storia ha portato a stragi che mai potranno trovare giustificazioni, le stragi del 1992 a Palermo, a giudici che c’hanno insegnato col loro onesto lavoro a non restare indifferenti di fronte alle ingiustizie, di fronte alla mafia. Eppure il loro sacrificio non è bastato, e non è bastato neanche il fatto che loro, questi nostri  giudici c’hanno rimesso la pelle. Oggi, siamo di nuovo qui a percepire il ripetersi  di quella storia, ma noi non lo vogliamo. Noi non lo accettiamo.  La mafia, anche quella oggi rinchiusa in un 41bis, c’è ancora, è palpabile, mentre i nostri giudici vengono  lasciati soli, e questa mafia in tutta la sua ferocia da quella cella grida in faccia, a tutti, di volere la loro morte . Le minacce sono contro Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Roberto Tartaglia, e Francesco Del Bene, ma anche contro il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, insomma coloro che si trovano oggi a lavorare in indagini scomode anche per quelle zone grigie (ma tanto grigie non sono per chi vuol vedere), per quella parte di Stato deviato che ha collaborato insieme alla criminalità organizzata ad omettere verità che ancora non sono venute alle luce, verità irrisolte, verità scomode circa la c.d trattativa Stato-mafia. E non lo possiamo accettare che la storia si ripete perché già tanto sangue è stato versato, perché il popolo ha fame di giustizia da ormai troppo tempo. 

Non possiamo attendere una nuova primavera, come quella conseguente alle stragi del ’92, non possiamo rimanere impassibili, ma dobbiamo fare in modo che ci sia una nuova primavera di risveglio di coscienze, ora, non dopo altre morti. Non un movimento ciclico, con l’andamento di un fiume, ma un grido di sentimento e di rabbia stabile, permanente e compatto, nessun colore se non quello della giustizia. Non possiamo attendere di farci sentire solo a seguito di eventi clamorosi. Si necessita ora più che mai di una forte prevenzione, di una tutela e solidarietà provenienti da ogni settore, che ci investe come cittadini italiani, che provenga dalla società civile, tutta, per far capire che questo paese è ancora vigile, e che non ci sta ai patti che il potere politico ci irrompe a nostra insaputa. A non lasciare soli i giudici di Palermo siano quindi tutti i sindaci d’Italia, non solo quelli siciliani, ma anche calabresi. La Magistratura, il CSM, la stessa casa che dovrebbe dare calore e vicinanza a questi magistrati e che il più delle volte, invece, resta indifferente. Basta con le finzioni. Basta non il potere mediatico, basta con l’associazionismo antimafia fittizio, incoerente e vile.  Anche la Chiesa faccia il suo compito, non rimanga intrappolata nella rete dell’omertà, perché così conviene,e inizi a predicare parole nuove. E’ necessario combattere la mafia soprattutto sul piano di come concepire la vita umana, compreso il piano della coscienza e della fede.  
E’ ora di capire, prima che sia troppo tardi, da che parte stare. E soprattutto capire chi c’è dietro a ciascuna parte. Iniziare a riconoscerne la faccia.

di Valeria D’Agostino e Francesca Munno


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