Siccome sulla polemica del presidente del Senato Piero Grasso si è subito attivata la macchina della disinformazione, è il caso di mettere qualche altro puntino sulle i.
Sul merito del duello. Finale di Champions League, poniamo, tra Juventus e Barcellona. All’ultimo momento l’Uefa cambia le regole e stabilisce che la Juve non può giocare. Anziché rifiutarsi di disputare la partita senz’avversario per un elementare principio di sportività, il Barça scende ugualmente in campo da solo, tira 90 volte (una al minuto) nella porta vuota, vince 90 a zero e si aggiudica la coppa. Alle comprensibili proteste della Juve, giocatori, dirigenti e tifosi del Barcellona rispondono che sì, in effetti, cambiare le regole del gioco all’ultimo momento non è stato il massimo. In ogni caso la loro vittoria è valida, dunque ritirano il trofeo e se lo portano a casa. L’indomani, sui giornali, si legge che la finalissima è stata comunque regolare: infatti chi ci assicura che la Juventus, se avesse potuto battersi contro il Barcellona, avrebbe vinto la partita? La stessa cosa accade nel concorso del 2005 al Csm per il posto di procuratore nazionale antimafia: i candidati sono due, Grasso e Caselli, ma all’ultimo momento il governo Berlusconi fa tre leggi che vietano a Caselli di concorrere, così vince l’altro, unico candidato rimasto: Grasso. Il quale, anziché ritirare la sua candidatura finché la Consulta non abbia cancellato quelle norme incostituzionali, non dice una parola, rimane in corsa da solo e incassa la poltrona. Gli piace vincere facile. Quando poi la Consulta fulmina le norme incostituzionali, Grasso riconosce che, certo, non erano proprio il massimo. Pazienza, cosa fatta capo ha.
Sul metodo del duello. Appena Grasso, giovedì sera al telefono con Santoro, mi lancia il guanto di sfida, rispondo subito che non vedo l’ora. Trattandosi di cose dette a Servizio Pubblico, è naturale che il duello si disputi a Servizio Pubblico. Grasso però, chissà perché, non vuole aspettare fino a giovedì. Per venire incontro alle sue esigenze, Santoro fa chiamare durante il programma dal suo staff e alla fine chiama personalmente il direttore di La7 Paolo Ruffini, che si dice d’accordo per realizzare uno speciale di Servizio Pubblico fin da domenica sera, in diretta o in differita.
Ma negli stessi minuti s’intromette nottetempo il simpatico Corrado Formigli, che non c’entra nulla di nulla, invitando Grasso via twitter a tenere il duello a Piazza Pulita. Alle 7.31 di venerdì Grasso risponde con un tweet al “gentile Corrado” che accetta volentieri il suo invito. Poi, con comodo, verso le 11, Formigli mi convoca con un gentile sms per lunedì nel suo programma già bell’e pronto, manco fossi la sua colf. Rispondo che il confronto, come ho detto in diretta e come Santoro ha concordato con Ruffini, avverrà nel programma che ha originato la polemica e con cui collaboro in esclusiva. Santoro avvia contatti con lo staff di Grasso dando disponibilità per ogni giorno e ogni sera da domenica in poi, disposto anche a cedere il passo a un altro “arbitro” casomai la sua figura fosse ritenuta troppo sbilanciata dalla mia parte. Ma Grasso, che prima aveva tanta fretta, può soltanto lunedì alle 21.15, guardacaso l’orario d’inizio di Piazza Pulita. Spetterebbe al direttore di rete Ruffini mettere a posto Formigli e tutelare la dignità del programma di punta di La7 (che fa ascolti doppi rispetto a Piazza Pulita). Invece scopro che s’è già accordato alle mie spalle con Formigli e Grasso per bypassare Servizio Pubblico e trasferire tutto a Piazza Pulita, in uno strano duello dove lo sfidante sceglie luogo, giorno, ora, padrini e arbitro, mentre lo sfidato resta all’oscuro di tutto e deve soltanto subire le decisioni altrui prese altrove. Altrimenti viene pure accusato di sfuggire al confronto. Ruffini è lo stesso che, nominato direttore di Rai3 dal centrosinistra, chiuse Raiot di Sabina Guzzanti dopo la prima puntata di grande successo; poi, nel 2008, mi attaccò per aver raccontato da Fazio le liaisons dangereuses del predecessore di Grasso, Schifani; e ora delegittima Servizio Pubblico e il suo gruppo di lavoro, trattandolo come un programma inaffidabile. Io continuo a sperare che il confronto con Grasso si faccia, in un luogo concordato da entrambi: non certo in un programma dove – per contratto, per correttezza e per decenza – non posso metter piede. Se invece il presidente del Senato continua a fare giochetti coi suoi compagnucci di partito, viene il sospetto che abbia già optato, un’altra volta, per la fuga. Insomma, come già con Caselli, gli piace vincere facile: giocando le partite senza l’avversario.
Ps. Tutto questo non è, come credono in molti, un gossip televisivo senza importanza. È una questione politica cruciale, riconosciuta dallo stesso Grasso quando, dal secondo scranno della Repubblica, ha telefonato in diretta a Servizio Pubblico, manifestando una gran fretta di chiarire tutto. Una fretta che non si spiega se non con la speranza di diventare premier se l’esplorazione di Bersani fallisca. In quel caso potrebbe essere lui l’uomo giusto per un governissimo che metta d’accordo Pd e Pdl. Perciò i suoi rapporti con B. e il Pdl vanno chiariti fino in fondo. E perciò si tenta di delegittimare uno dei pochi programmi che ancora disturbano i manovratori.
Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2013)
Il falso Grasso
Giuro che l’altra sera, quando Piero Grasso ha telefonato in diretta a Servizio Pubblico per sfidarmi a duello, ho pensato allo scherzo di un imitatore. Tipo quello di Paolo Guzzanti che chiamò Arbore con la voce di Pertini. O a quello dei monelli de La Zanzara che hanno intortato due grilli dissidenti spacciandosi per Vendola. Invece pare che fosse proprio lui, il presidente del Senato, seconda carica dello Stato, forse mal consigliato in famiglia.
Altrimenti non avrebbe chiamato come un Masi qualunque (Masi almeno il programma lo stava seguendo, Grasso invece no) per lamentarsi del fatto che si parlasse male di lui in sua assenza. Sono decenni che in tv, sui giornali e nei palazzi si parla di lui, quasi sempre in sua assenza (nemmeno un santo come lui ha ancora il dono dell’ubiquità): solo che se ne parlava sempre bene. Grasso infatti è il magistrato più fortunato d’Italia. Per vent’anni, qualunque pm s’imbattesse in un indagato eccellente veniva massacrato, ricusato, trasferito, punito, insultato, vilipeso, calunniato, spiato fin nei calzini. Tranne uno: Grasso, che ha sempre goduto di elogi e plausi unanimi, da destra e da sinistra, fino all’omaggio di tre leggi ad personam targate Pdl che eliminavano il suo unico concorrente (Caselli) per la Pna. Anche l’altro giorno, quando è asceso alla seconda carica dello Stato, ha ricevuto i complimenti di B. e financo di Dell’Utri. C’è chi, per molto meno, avrebbe una crisi di coscienza e si domanderebbe cos’ha fatto per meritarsi tutto questo.
Invece lui non s’accontenta e pretende di spegnere anche le poche voci che ancora lo criticano (quando lo merita: chi scrive l’ha elogiato per aver respinto le manovre di Quirinale e Cassazione sulla trattativa a gentile richiesta di Mancino): è convinto che chi vuole criticarlo debba farlo solo in sua presenza. Un concetto del contraddittorio davvero singolare, peraltro non nuovo: l’aveva già sostenuto il suo predecessore e presunto rivale, Schifani, dopo una mia intervista da Fazio.
Naturalmente Santoro è lieto di organizzare il faccia a faccia con Grasso nella prossima puntata di Servizio Pubblico, o in un’edizione speciale anticipata, vista la curiosa fretta manifestata da Grasso (attende forse un altro incarico ad horas?). Le repliche, da che mondo è mondo, si pubblicano sulla stessa testata che ha ospitato le affermazioni a cui replicare. Avete mai visto una rettifica a un articolo del Corriere pubblicata su Repubblica, o viceversa? Ieri invece alcuni colleghi si sono molto agitati, ansiosi com’erano di ospitare il faccia a faccia. Li ringrazio di cuore, ma io lavoro al Fatto e a Servizio Pubblico. Peraltro un duello non è un talk show con ospiti, servizi filmati e pollai vari. È un confronto a due, come ha correttamente chiesto Grasso, con carte e documenti alla mano. Personalmente non chiedo di meglio e non vedo l’ora. Sono dieci anni che seguo passo passo la sua resistibile ascesa in toga e poi in politica, raccontando ciò che fa e soprattutto non fa sull’Unità, l’Espresso, MicroMega, il Fatto e in alcuni libri, a partire da Intoccabili (scritto a quattro mani con Saverio Lodato).
Ogni tanto Grasso minacciava querele, che non sono mai arrivate. Altre volte replicava con rettifiche che non rettificavano nulla, regolarmente pubblicate con le dovute risposte. Più volte, fra il 2003 e il 2005, quand’era procuratore a Palermo, i colleghi da lui emarginati tentarono di informare il Csm del suo operato, ma l’allora presidente Ciampi e l’allora vicepresidente Rognoni preferirono evitare. Se dunque il presidente del Senato volesse, al duello potrebbero partecipare alcuni testimoni oculari, persone informate sui fatti, che hanno molte cose da raccontare e non hanno mai avuto modo di farlo. Nei duelli di un tempo, ciascun duellante si faceva assistere da uno o due padrini. In questo caso non si sa mai: meglio chiamarli testimoni.
Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano, 23 Marzo 2013)

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