Petronà, convegno legalità con salvatore borsellino
Parole come malta per costruire. E parole come picconi per distruggere. Tutt’e due fanno la volontà di ricordare per cambiare. Ancora una volta le scuole di Petronà sono bocche incapaci al silenzio quando si parla di ‘ndrangheta, di criminalità organizzata. Nella palestra della scuola primaria, ha avuto luogo sabato scorso l’atteso quarto convegno sulla legalità. Il tema scelto quest’ anno dall’Istituto comprensivo “Corrado Alvaro” è stato “Ricordando Paolo Borsellino, il mio no alla mafia”.
La manifestazione è stata pensata dalla preside Gina Guzzi e dai suoi insegnanti, promossa con il patrocinio del Comune e con la collaborazione dell’associazione onlus Insieme e Diapason. In tutti, grandi e piccini, la rabbia e la voglia di protesta contro un sistema mafioso che stritola la Calabria e si riproduce attraverso la cieca violenza, ma anche attraverso l’omertà, il clientelismo, la corruzione, l’indifferenza, la contiguità.
Alla fine il commento degli astanti è stato unanime: “ Un momento così toccante e così partecipato sulla legalità non s’è mai visto da queste parti.” Facile capire il perché. Il dibattito ha avuto il suo incipit con la musica, prima discenti con l’inno alla gioia e poi docenti con Ennio Morricone, per aggiungere emozioni a emozioni. Le prime parole sono state proferite dal dirigente Gina Guzzi e non c’era nulla di banale in quello che ha detto:
“ Paolo Borsellino rappresenta la speranza di un mondo diverso senza violenza e più giusto. Come scuola siamo e saremo un presidio di memoria per far sì che la morte del magistrato e di altre vittime della mafia non cada nell’oblio. La scuola non è solo libri, è anche strumento di pace. Il messaggio è arrivato: non conviene delinquere.”
Per Santino Bubbo, sindaco di Petronà e presidente della Comunità montana presila catanzarese, la Calabria restituisce un’immagine distorta di sé perché “non è solo ndrangheta, anche se il fenomeno esiste e non si deve combattere solo nelle aule giudiziarie perché problema culturale.”
Gli ha fatto eco il parroco Don Giorgio Rigoni che si è soffermato sul fatto che “la legalità non va solo predicata, ma va praticata nelle piccole cose dove spesso prevale la mafiosità, dove spesso prevale la volgarità sulle buone maniere.” Ancora emozioni a iosa con i bambini della scuola dell’infanzia che hanno intonato, tenendo in mano un simbolo della lotta alla mafia qual è la gerbera gialla, il ritornello “Anche noi bambini siamo cittadini” e con la scuola primaria che ha riscosso applausi con l’inno di Mameli. In mezzo le immagini tanto eloquenti quanto toccanti di Paolo Borsellino e altre vittime della mafia. I fotogrammi sono stati curati dall’assessore alla cultura Giovanni Folino che ha avuto un ruolo importante nell’organizzazione dell’iniziativa. C’è stato dell’altro e non è passato inosservato. Tra gli oratori c’era il magistrato della suprema Corte di Cassazione Romano De Grazia che ha attecchito tantissimo per dialettica e schiettezza. Ha detto: “ Parlo con il cuore e dico che c’è bisogno di un linguaggio franco per contrastare questo bubbone che è la ndrangheta. Dico che la legalità non ha bisogno di parate. Dico che la ndrangheta non è solo quella che spara. C’è del marcio anche nelle istituzioni, magistratura compresa. La criminalità vuole entrare nella stanza dei bottoni e lo dobbiamo impedire. Qui da noi c’è la criminalità anche perché c’è disoccupazione giovanile e manca una classe politica all’altezza della situazione. La legalità non deve avere bandiere di partito.” Romano De Grazia, nel rammentare che in Calabria siamo a 41 comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, ha illustrato il disegno di legge di iniziativa popolare “ Giuseppe Lazzati” che impedirebbe alla persone vicine ad ambienti mafiosi di fare propaganda elettorale, private già come sono dell’elettorato attivo e passivo. Ciò per ostacolare i rapporti perversi tra malaffare-politica, ciò per togliere potere ai politici votati dai mafiosi: solo che sono cinque legislature che la legge non viene presa in considerazione. Lo aspettavano tutti e non ha deluso le attese: si immaginava fosse persuasivo, non si pensava che lo fosse a tal punto. Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, ha parlato per ultimo e ha detto cose così significative da suscitare nell’uditorio rabbia e lacrime: “ Non mi sento rappresentato dal Parlamento perché troppo inquinato e dalla stampa perché troppo omologata.”
Sulla strage di Via D’Amelio, il fratello minore di Paolo non ha fatto retorica: “ Lo Stato lì era assente. Mio fratello è stato isolato, è stato lasciato solo. Dov’è l’agenda? Perché le macchine in via D’Amelio? Perché tanti dinieghi? Prima i magistrati venivano fermati con il tritolo ora con le avocazioni, con le carte. Non c’è libertà senza una magistratura libera da condizionamenti. Sono con De Magistris e la Forleo. E apprezzo anche quello che fa il giudice Romano De Grazia.”
L’epilogo è stato di quelli che lascia una traccia indelebile in chi ascolta:
“ Paolo è stato fatto a pezzi, ma quei pezzi sono entrati in tanti giovani che vogliono emulare Paolo. Mio fratello fa sentire la sua presenza anche da morto perché accende le coscienze. Vado nelle scuole non per ricordare mio fratello, ma per ricordare un giudice coraggioso che ha avuto la sola colpa di perseguire reati e non solo tra chi spara. Ci vado anche per ricordare i ragazzi della scorta che non dimentico mai.” Voce rotta dal pianto e pubblico che non ha resistito alla forte tentazione di stringere la mano a chi pensa che la criminalità non è solo un problema delle forze dell’ordine, che va insegnata nelle scuole, che non è un problema di destra o sinistra, ma che è un ostacolo alla crescita economica e civile di un popolo. Nella palestra anche una statua di Carlo Alberto dalla Chiesa, scolpita dal bravo artigiano Filippo Marchio, e gli strumenti musicali dei Loca Petro, gruppo emergente del luogo, che con il cantante Giovanni Talarico ha proposto i brani “Il mio nome è mai più” e “Pensa”. Anche qui, come nella poesia declamata da due ragazzi della scuola secondaria, nulla di improvvisato e parole come impegno, resistenza, coraggio e cambiamento. Alla manifestazione c’erano amministratori dei paesi vicini e c’era anche il maresciallo dei carabinieri Giuseppe D’Addio. Petronà sa fare legalità.
VINCENZO BUBBO

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