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Perdere Palermo

27 settembre 2010. Sono passati due mesi o poco piu’ dalla manifestazione delle Agende Rosse a Palermo. Ripenso spesso a quella data. Per me e’ come una ferita aperta che brucia, che non riesce a rimarginare. Questa mattina, mentre scorrevo le cartelle salvate nel pc ho ritrovato una lettera scritta per  Salvatore pochi giorni prima della manifestazione. Rileggendo ho capito perche’ i miei pensieri spesso ritornano a quel periodo. La condivido con chi ha voglia di leggerla soltanto perche’ sono parole che vengono dal cuore e dalla rabbia di vivere in un Paese che e’ davvero tanto bello quanto disgraziato. Ma noi abbiamo il potere di cambiare e lo facciamo comunicando e agendo , riconoscendo nel lavoro, nel patrimonio morale  lasciatoci in eredita’ da uomini come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone una fortissima impronta umana. L’umanita’, guardare gli eventi con gli occhi del cuore per poi utilizzare la logica e la ragione nel cercare le soluzioni consapevoli che l’ingiustizia subita dal singolo e’ l’ingiustizia di ognuno di noi.


Carissimo Salvatore,

si avvicina il 19 luglio. Si avvicina Palermo. Tutti i miei amici, i miei compagni di lotta si preparano alla partenza. Sento la loro emozione, vera, com’e’ vera la mia rabbia ed il mio dolore per non poter essere li con voi accanto a te. Rabbia e dolore, sentimenti comuni in un Paese dove la liberta’ e’ diventata un lusso concesso a pochi. Dove ogni storia sembra narrare un’ingiustizia che si amalgama nel grande calderone delle ingiustizie perpetrate dalla casta. Una casta che non si fonda  sulle ideologie politiche di destra o di sinistra. Questa, e’ la casta del malaffare, della disonesta’ composta da esseri avidi e senza scrupoli che si fanno scudo con le bandiere dei partiti per coprire i loro sporchi affari. E’ una casta che si gonfia di potere e denaro, che sfrutta le  fragilita’ di una societa’ indebolita  dai loro accordi,  dai loro compromessi.  Siamo il popolo nato dalle ceneri delle stragi. Siamo parte del piano ma non ne facciamo parte.  A noi e’ riservato il ruolo di esclusi sociali. Ci hanno tolto tutto facendoci credere che ci stavano dando il meglio. E le famiglie, le persone come me che faticano ad arrivare alla fine del mese questo lo sanno bene. Da nord a sud siamo in tanti a conoscere le conseguenze di una vita vissuta sull’orlo della poverta’. La poverta’ e’ disperazione. La poverta’ ti pone ai margini della societa’ dove puoi solo fare da spettatore inerme. Dove le persone piu’ sensibili scivolano nel buio della depressione. Quando sei povero non puoi mangiare, non ti puoi curare, non puoi studiare, non puoi socializzare, non puoi vivere. Quando sei povero diventi invisibile. Quando sei povero non sei libero di muoverti, di pensare, di parlare. Non sei libero . Quando sei povero sei costretto ad adeguarti alle regole dei potenti. Sono loro che dettano legge mentre tu, povero, dovresti chinare la testa ed ubbidire. Devi ubbidire, perche’ se non lo fai rischi di perdere persino quella miseria che ti viene concessa e che a volte non basta nemmeno per sfamare i tuoi figli. Questo e’ il piano. Un popolo  povero e disperato e’ un popolo impotente, disarmato che non puo’ reagire. Una preda facile dal illudere e comprare. Da qui la mia rabbia. Sono inchiodata dietro questa maledetta tastiera che odio e che amo. Ogni lettera che batto mi ricorda che non sono piu’ libera di muovermi, che non posso manifestare fisicamente tutto il mio disprezzo nel vedere come Dell’Utri e Berlusconi rubino i nostri diritti per prendersi il diritto di professare pubblicamente che il loro eroe e’ un delinquente, mafioso assassino di nome Mangano. No, io non posso venire a Palermo ma non chino la testa davanti a questa condizione. Ho due figli. Due figli che conoscono gia’ la differenza tra giusto e sbagliato. Due figli che conoscono il volto e la storia di Paolo Borsellino. Due figli che si domandano dov’e’ finita l’Agenda Rossa. Due figli che  mi chiedono: “Mamma, ma Salvatore puo’ venire a parlare nella nostra scuola?”.

Salvatore, mi hai insegnato a non piangere. E anche se adesso vorrei scoppiare in lacrime non lo faro’. Ogni lacrima che riusciro’ a non versare sara’ una vittoria contro chi vorrebbe metterci a tacere, contro chi  vorrebbe vederci in un angolo dimenticato dal resto del mondo. A loro rivolgo il mio grido: liberte’, egalite’, fraternite’!!! Chissa’ se saranno in grado di cogliere l’analogia?!

Christina Pacella


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