Lo scoop dell’Espresso sulle ultime rivelazioni del pentito di Capaci
11 marzo 2011
Alla fine Brusca si è deciso. Messo con le spalle al muro dai pm che lo hanno scoperto a ricattare vecchi prestanome e a trafficare per garantirsi un piccolo tesoretto da gestire non appena espiato il cumolo di pene residue, prossimo alla scadenza, è dovuto correre ai ripari. E quei nomi che finora aveva solo sussurrato o appena lasciato intendere alla fine li ha messi a verbale: Nicola Mancino, Vito Ciancimino, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Non sono in effetti una sorpresa, sono tasselli che mancavano al suo stesso racconto che inquirenti e giudici avevano sempre considerato quanto meno incompleto.
“Poi quando venne ucciso Salvo Lima, Riina mi disse che Ciancimino e Dell’Utri si erano proposti come nuovi referenti per i rapporti con i politici”. La scelta sarebbe caduta su Dell’Utri perché il vecchio sindaco era troppo legato a Provenzano e forse perché tra loro, secondo quanto ha raccontato anche Massimo Ciancimino, non correva troppo buon sangue.
Dell’Utri quindi sarebbe stato il nuovo referente e chiaramente l’aggancio per “il nuovo movimento politico Forza Italia che sta per nascere”.
“La nostra strategia dopo l’arresto di Riina e dei fratelli Graviano – confessa ancora Brusca che in quel momento era, assieme a Bagarella alla testa dell’organizzazione – era quella di far votare Forza Italia nel 1994. Le nostre speranze erano riposte in questi soggetti politici per avere favori, agganci, aggiustare processi e avere una forza politica da sfruttare per tutte le esigenze”.
Ad intralciare i piani nel 1994 sarebbe stato il Ministro Maroni che dopo aver consultato alcuni magistrati impegnati in prima linea nella lotta alla mafia si era accorto che alcune delle leggi in via di approvazione avrebbe rischiato di favorire la criminalità.
Il patto con Forza Italia sarebbe però avvenuto in un secondo momento, subito dopo la strage di Capaci il dialogo con le Istituzioni era invece mediato da Vito Ciancimino che avrebbe fatto da ponte tra Riina e il Ministro degli Interni Nicola Mancino. Non è la prima volta che Brusca indica nell’ex vice presidente del Csm il terminale di questa presunta prima trattativa e ne avrebbe informato anche i nuovi interlocutori.
“Quando inviai il messaggio a Berlusconi e Dell’Utri, dicendo che la sinistra sapeva delle bombe del ’92 e del ’93, mi riferivo alla sinistra della Dc che in quel periodo governava il Paese”.
I magistrati hanno chiaramente chiesto conto della reticenza e del ritardo di queste dichiarazioni che oggi come oggi potrebbero aiutare nella ricerca della verità ma perdere valore processuale. Brusca ha risposto che semplicemente cercava un modo per uscire dal carcere prima possibile senza ulteriori complicazioni.
“Posso mai fare sempre questa guerra con tutti e contro tutto ogni volta che parlo di ‘stu santo Berlusconi?”. Ha cercato di scusarsi. “Per l’opinione pubblica Berlusconi di tutto può essere accusato, tranne che per le stragi. In questo modo lo fanno diventare un martire agli occhi della gente”. Intanto a pagare il conto comincerà lui.
Anna Petrozzi
da: AntimafiaDuemila

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