3 aprile 2025 – ‘E’ incredibile che l’indagine per l’omicidio di mio padre possa essere riaperta dopo 42 anni. Ma io non ho mai perso la fiducia che si arrivi a scoprire la verità. E adesso, con questo ennesimo capitolo ci sarà un’altra possibilità, vedremo’.
Paola Caccia, figlia del magistrato Bruno, ha appena saputo che il boss della ‘ndrangheta Francesco D’Onofrio è indagato. E che nella sua casa è stata trovata la P38 Special compatibile con l’arma che ha sparato in via Sommacampagna.
Sorpresa?
‘La notizia mi ha suscitato una forte emozione. Ma vediamo come evolveranno le indagini. Anche perché, per la morte di mio padre, sono stati già condannati Domenico Belfiore e Rocco Schirripa. Che sono considerati gli esecutori materiali, facenti parte del commando che sparò al procuratore Bruno Caccia. Se la perizia dimostrerà che questa è veramente la pistola che ha ucciso mio padre si potrà chiarire che ruolo potrebbe aver avuto D’Onofrio’.
Più di una volta, anche durante incontri pubblici, lei ha lanciato quasi un appello agli inquirenti. Ovvero: vogliamo sapere chi sono i mandanti e qual è il movente del delitto. E’ sempre così?
‘Certo perché, nonostante sia trascorso tutto questo tempo, non sappiamo chi ha ordinato di uccidere Bruno Caccia. E non credo che D’Onofrio, così come Schirripa e Belfiore, sia uno dei mandanti’.
Secondo lei ci sono verità nascoste?
‘Certo. In questi 42 anni di inchieste ci sono dei filoni investigativi che a tutt’oggi non sono stati approfonditi. Soprattutto riguardo a delle indagini che, in quel periodo, stava seguendo mio padre che qualcuno, anche in ambienti giudiziari, definiva ‘quello che da fastidio a tutti’.’
Può fare un esempio?
Nel 2013, assieme al nostro legale Fabio Repici, siamo riusciti a riaprire il caso dopo aver trovato nei faldoni del primo processo indizi importanti’.
Ovvero?
‘Dagli atti emergeva come mio padre avesse capito che un flusso importante di denaro sporco di origine mafiosa veniva riciclato al Casinò di Saint Vincent. Dai documenti, secondo noi, emergevano cose molto grosse’.
E come è finita la vostra segnalazione?
‘Sono state riaperte le indagini, ma di fatto sono state indirizzate solo nei confronti di Rocco Schirripa e non nella direzione che avevamo segnalato restringendo il campo’.
Non è stufa di lottare e continuare a sperare?
‘E’ faticoso ma non mi arrenderò anche se molte persone che avrebbero potuto sapere cose rilevanti su quei fatti sono morte. Ma, spero sempre si possa arrivare alla verità’.
Cosa ricorda di suo padre?
‘Il suo equilibrio e la sua pacatezza. Anche la sua serenità nonostante il lavoro che faceva e le pressioni cui era sottoposto’.
Quanto vi è mancato?
‘Moltissimo, forse è difficile dirlo a parole. Sa quante volte, affrontando le situazioni della vita, abbiamo pensato ‘cosa direbbe papà?’, oppure ‘lui come si sarebbe comportato in questo momento?’. Si Stava preparando alla pensione, aveva ristrutturato la casa di campagna a Ceresole d’Alba e voleva stare con i suoi nipoti’.
Gianni Giacomino (La Stampa)

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