Sul viso delle forze dell’ordine presenti, giovani carabinieri e finanzieri che presidiavano le statue, si poteva leggere il nostro stesso stato d’animo. Le parole che sentiamo pronunciare loro, tra le altre, sono “vandalismo” e “mafia”.
Vandali di questo genere sarebbero il segno di una grave carenza storica e culturale, di un’assenza di conoscenza dei protagonisti fondamentali per la storia del nostro paese e di una totale mancanza di educazione alla legalità da parte dello Stato. Ma se invece dell’atto impulsivo di qualche ragazzino ignorante e irrispettoso si trattasse di un messaggio mafioso, anche se consapevoli della gravità del fatto, ci piace pensare che il suo significato possa essere ricercato nella paura che la mafia continua ad avere, ancora dopo 18 anni, dell’eredità e dell’esempio che Paolo Borsellino e Giovanni Falcone hanno lasciato dentro ognuno di noi.
Mentre saliamo sul motorino e ce ne andiamo, non sappiamo se sperare che sia stato un atto di vandalismo o un preciso messaggio, lanciato a due giorni dall’anniversario della strage di via D’Amelio, nel giorno in cui da tutta Italia sono giunte in città centinaia e centinaia di Agende Rosse, pronte per riaffermare e ricordare i valori per i quali è vissuto e morto Paolo Borsellino, pronte a quel giuramento che da piu’ di un anno gridiamo all’Italia e agli italiani: “Paolo, le tue idee continueranno a camminare sulle nostre gambe”.
Federica Fabbretti e Martina Di Gianfelice (Fonte: ilfattiquotidiano.it, 18 luglio 2010)

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