Di solito non sono pessimista, anzi il contrario. E, nemmeno nei momenti più tragici della mia vita mi sono fatto condizionare dagli eventi. Oggi è diverso. E’ diverso perché pur non essendo in possesso di notizie specifiche delle inchieste sulle stragi del 92/93, sento a “naso” che qualcosa non va per il verso giusto. E’ una sensazione, è una di quelle situazioni che tante volte ho vissuto e che per certi versi mi ha fatto fare scelte, constatando poi che non mi sbagliavo…
Ho la percezione che il tanto annunciato uragano che dovrebbe scaturire dalle risultante investigative di Caltanissetta e Palermo, in realtà potrebbe essere una semplice brezza. Non vorrei apparire il bastian contrario e spegnere in ciascuno di noi quel sano ottimismo, che aleggia nei nostri cuori nel cercare le verità sulle stragi. Ma in quest’ultimo periodo noto che appena uno spiraglio di luce illumina la via della conoscenza, ecco apparire “uomini muti” che, invero, per dignità istituzionali avrebbero dovuto dovuto parlare.
Ovviamente mi riferisco al senatore Mancino, all’ex ministro Conso e non solo loro. Sono convinto, anzi direi certo, che è impossibile ipotizzare che solo Mancino e Conso siano i solo “conoscitori” della “verità” di quei anni tristi e neri della Repubblica. A proposito dell’incontro al Viminale tra Paolo Borsellino e Mancino, qualcuno davvero crede che nessun altro ne è a conoscenza? Impossibile! Il protocollo ministeriale era rigido e soprattutto è impossibile che dell’avvenuto incontro non esista relativa”annotazione”. Una volta fui convocato dal Capo della Polizia, Parisi e prima di giungere al suo cospetto, incontrai diversi funzionari e persino un suo vice, ergo che l’incontro tra Borsellino e Mancino se c’è stato, non è avvenuto nelle cantine del Viminale.
Il mio scoramento nasce non solo per gli “uomini muti”, ma anche per i reiterati inviti che mi giungono, talchè vengo invitato a non “sperare” a chissà quali verità: inviti conditi da un frase che odio con tutto me stesso. “cu tu fa fare” Frase che mi accompagna a partire dal 82, allorquando iniziai ad occuparmi di Cosa nostra. A tutto questo aggiungo, la tanto non velata opinione di un presidente del Consiglio che sostiene, a mio parere a torto, che la ricerca delle verità sulle stragi del 92/93 sia una perdita di denaro e di tempo. Ha ragione, Silvio Berlusconi che è una perdita di tempo e, siccome presumo che lui la verità la conosca già, mi chiedo: “perché non la dice anche agli italiani?” Ed è ridicolo che un simpatizzante e ritengo pure militante del partito del premier mi dica testualmente. “Il suo proselitismo comunista lo rende autoritario ed intollerante e irriguardoso verso lo Stato e verso chi non la pensa come lei …. rimango meravigliato e sconcertato che un simile comportamento venga da un uomo che ha combattuto una vita contro la mafia. Lei sa benissimo che chi paragona il Presidente del Consiglio a capi mafiosi si espone al ridicolo… ogni giorno i proclami di un leone che non si rassegna all’idea che il proprio tempo è trascorso”.
Avevo commesso il delitto di lesa maestà per aver scritto il mio pensiero in contrasto con l’idea berlusconiana sulle malattie mentali e sull’associazione per delinquere dei PM.
Sì, sono un leone e me ne vanto e non mi rassegno all’idea che il tempo sia l’alibi per nascondere le verità. Io la pretendo, la voglio e spero che la brezza di Palermo e di Caltanissetta sia un mio errore di valutazione e che nasca un Uragano che spazzi via le bugie di Stato.
Pippo Giordano

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