Negli anni successivi alcuni dei più capaci e coraggiosi magistrati italiani chiesero al CSM di essere trasferiti in Sicilia o di essere applicati alle indagini sulla stragi di Capaci e via D’Amelio presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta. Si trattò di una minoranza di Uomini delle Istituzioni che “tirarono la volata”, arrivando ad individuare mandanti ed esecutori delle stragi interni a Cosa Nostra e ad aggredire incisivamente la struttura militare dell’organizzazione criminale.
Tuttavia quando questi magistrati e membri delle forze dell’ordine arrivarono vicino ai soggetti esterni a Cosa Nostra cointeressati alle stragi ed ai canali di trattativa tra Cosa Nostra ed il mondo politico-imprenditoriale, scattò la reazione della parte di società più intrecciata con l’associazione mafiosa.
Seguirono gli anni in cui buona parte dello schieramento politico approvò con grande euforia le “riforme” del “giusto processo” e della legislazione inerente i collaboratori di giustizia, passando nel 1997 attraverso un tentativo di snaturare la Costituzione in tema di Giustizia nella cosiddetta Commissione parlamentare Bicamerale che alla fine naufragò miseramente sugli scogli di interessi molto personali di alcuni suoi “autorevoli” protagonisti. Gherardo Colombo definì allora la Bicamerale “figlia della società del ricatto”. Furono gli anni in cui diversi organi di stampa e televisivi riconducibili all’on. Silvio Berlusconi lanciarono una metodica campagna di diffamazione nei confronti di alcuni tra i magistrati più esposti nella lotta alla criminalità mafiosa: Vittorio Sgarbi nel 1995
Queste pessime scelte politiche affiancate da una martellante campagna di delegittimazione contro chi faceva solo il proprio dovere furono il segnale della mancanza di una chiara volontà politica di sostenere la parte migliore della magistratura nel fare piena luce sulle zone d’ombra che ancora rimangono su parte dei responsabili e mandanti delle stragi del 1992-93. Una volta “fiutato il vento”, alcuni membri della magistratura si accodarono e rinunciarono a percorrere fino in fondo alcune piste investigative, alcuni per quieto vivere, altri per accedere al gabinetto di un ministro, altri ancora perchè probabilmente collusi. Roberto Scarpinato, Procuratore Aggiunto a Palermo, ha affermato senza mezzi termini: “Sulle stragi del 1992-93 a me, Ingroia e Tescaroli non è stato consentito di indagare come volevamo indagare, siamo stati emarginati. Ci hanno scippato quelle indagini e quando noi gridavamo e chiedevamo di essere ascoltati dal Consiglio Superiore della Magistratura per denunciare quello che stava accadendo, il Consiglio Superiore si è voltato dall’altra parte (Palermo, 19 luglio 2008)”. Sullo sfondo di questo quadro di reciproca “non aggressione” tra Cosa Nostra e pezzi del mondo politico-imprenditoriale si intrecciarono poi nel corso degli anni vere e proprie trattative tra l’organizzazione criminale e settori delle Istituzioni, trattative che con ogni probabilità furono alla base della nascita della cosiddetta seconda Repubblica e delle fortune di tanti attori in esse coinvolti. Spezzoni di tali trattative sono emersi in sentenze passate in giudicato e stanno tuttora affiorando nell’ambito delle inchieste sulle stragi del 1992-93 e sul sempre vivo rapporto mafia-politica.
A distanza di diciassette anni dalla strage di via D’Amelio emerge tuttavia come gli assassini di Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta abbiano sottovalutato un altro fattore, cioè quanto lo stesso Borsellino ed i cinque agenti siano vivi nei loro familiari, in altri Uomini delle Istituzioni ed in tanti altri cittadini.
Non si spiega altrimenti l’impegno con cui alcuni Magistrati stanno riaprendo le inchieste sulla strage di via D’Amelio lavorando senza sosta con la massima professionalità su tutti i nuovi elementi emersi nelle indagini e su quelli che nelle precedenti inchieste non erano stati sufficientemente valorizzati.
Non si capisce in altro modo la coerenza di alcuni membri delle forze dell’ordine che non hanno dimenticato il sacrificio dei loro colleghi ed hanno preso parte in prima persona alle manifestazioni del 19 luglio 2009.
Non si capisce altrimenti la perseveranza con la quale alcuni giornalisti continuano a tener viva la memoria di quegli anni terribili, consapevoli che solo raccontando quei fatti sia possibile comprendere l’attualità.
Questa parte di società si è data appuntamento il 18 ed il 19 luglio in diverse città italiane per ricordare il 17° anniversario della strage e la diretta streaming ha unito virtualmente per la prima volta tutti i partecipanti. La forza della rete è stata determinante per l’organizzazione di tutta la manifestazione.
Il 18 luglio 2009 diverse centinaia di persone si sono radunate nel primo pomeriggio a Palermo in via D´Amelio e si sono avviate con un’agenda rossa in mano verso il Castello Utveggio sul monte Pellegrino, sede dalla quale con ogni probabilità è stato premuto il telecomando che ha innescato l’autobomba in via D’Amelio.

Palermo, 19 luglio 2009: la “Marcia delle agende rosse”
Fonte: album di Francesco Cappello

Palermo, 18 luglio 2009: la “Marcia delle agende rosse”
In primo piano la poesia GIUDICE PAOLO, di Marilena Monti
Fonte: album di Marilena Monti
Nella serata alla Facoltà di Giurisprudenza si è svolto un dibattito organizzato da Giorgio Bongiovanni e dalla rivista ANTIMAFIADuemila che ha raccolto una partecipazione come non si vedeva da anni a Palermo. Gli interventi degli oratori sono stati tutti eccezionali e non a caso su di essi i principali organi di stampa hanno steso un velo di silenzio. Tra tutti vogliamo solo segnalare le parole del Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia il quale ha detto “Noi in questo momento abbiamo bisogno di testimoni, perchè io sono convinto che ci sono ancora dentro alle Istituzioni dei testimoni che sanno molto di quella strage (di via D’Amelio, ndr), che sanno molto intorno a quella trattativa che accadde nel ’92-’93 e questo è il momento che vengano fuori”.

Palermo, 18 luglio 2009: dibattito “I mandanti impuniti” presso la Facoltà di Giurisprudenza

Palermo, 18 luglio 2009: dibattito “I mandanti impuniti” presso la Facoltà di Giurisprudenza
Da sinistra: Luigi de Magistris, Anna Petrozzi, Salvatore Borsellino

Palermo, 18 luglio 2009: dibattito “I mandanti impuniti” presso la Facoltà di Giurisprudenza
Da sinistra: Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia e Giuseppe Lumia
La manifestazione in via D’Amelio ha poi raggiunto i due principali obiettivi che ci eravamo proposti.
Da un lato il presidio ha fatto sì che non si ripetessero alcune passerelle di rappresentanti delle Istituzioni che già in passato avevano sfruttato l’occasione per pura convenienza personale, salvo poi adottare nel resto dell’anno comportamenti assolutamente incoerenti con la storia e la vita di Paolo Borsellino e dei cinque agenti di scorta. Salvatore Borsellino ha ripetuto fino allo sfinimento di aver il massimo rispetto delle Istituzioni, ma non di alcuni individui che queste Istituzioni occupano indegnamente. Questo è lo spirito con cui tanti di noi hanno preso parte a questa manifestazione. È stato sufficientemente mettere in chiaro questo punto per far sì che diversi “occupanti” le Istituzioni con la coscienza sporca decidessero di non presentarsi in via D’Amelio.

Palermo, via Mariano d’Amelio, 19 luglio 2009: 17° anniversario della strage
Fonte: album di ANTIMAFIADuemila
In questo luogo sono stati invece presenti esponenti politici che, intervenendo dal palco come persone e non come rappresentanti di partito oppure semplicemente seguendo la manifestazione tra il pubblico, danno con il loro agire quotidiano una testimonianza viva del rispetto per le Istituzioni e per le persone che per queste hanno sacrificato la vita.

Palermo, 19 luglio 2009: Sonia Alfano e Luigi de Magistris
Fonte: album di Claudio Marchina
Allo stesso modo in via D’Amelio sono stati presenti alcuni dei Magistrati che con più coerenza e coraggio tengono vivo Paolo Borsellino nella loro professione e li ringraziamo di cuore per aver partecipato alle nostre iniziative. Così come hanno partecipato alcuni ufficiali delle forze dell’ordine che hanno lavorato al fianco di Borsellino o che hanno dato con il loro lavoro un contributo essenziale per individuare mandanti ed esecutori della strage di via D’Amelio.

Palermo, 19 luglio 2009: Salvatore Borsellino e Sergio Lari
Fonte: album di ANTIMAFIADuemila

Palermo, 19 luglio 2009: intervento di Gioacchino Genchi
Fonte: album di Fabiana Barbati
Il secondo obiettivo raggiunto della manifestazione di via D’Amelio è stato che sul palco si sono alternati familiari delle vittime, artisti e semplici cittadini che hanno espresso personalmente il perchè della loro presenza. Ci sono state persone che sono giunte da Londra, come i ragazzi del MEETUP di Grillo, oppure che hanno rivoluzionato i propri programmi, come Roberto, per poter esser quel giorno in via D’Amelio a Palermo. L’aver conosciuto queste persone proprio in questa occasione è stato un eccezionale risultato del lavoro di tutti, a partire dal lavoro del comitato cittadino “19 luglio 2009”. Chi vive a Palermo sente certamente la pressione di Cosa Nostra sulla propria pelle ed ogni giorno fa i conti con questa realtà, questo fatto va attentamente considerato. Allo stesso modo bisogna aver il massimo rispetto per tutti coloro che sono giunti da ogni dove in via D’Amelio alla fine di un percorso fatto di atti quotidiani nei quali ciascuno, secondo le proprie possibilità, cerca di dare il meglio di sè per far vivere Paolo Borsellino ed i suoi agenti di scorta: la forza della manifestazione è derivata proprio da questo fatto. Chi ha percorso centinaia di chilometri per essere presente lo ha fatto proprio per incoraggiare coloro che vivono a Palermo ed in Sicilia e per fargli sentire che non sono soli.

Palermo, 19 luglio 2009: Salvatore e Roberto
Fonte: album di Marino Sanna

Palermo, 19 luglio 2009: Federica
Fonte: album di Giorgio Barbagallo

Palermo, 19 luglio 2009, via D’Amelio, ore 16.55: il minuto di silenzio per ricordare la strage del 19 luglio 1992
nella quale furono uccisi Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina, Claudio Traina e Paolo Borsellino
La giornata del 19 luglio si è poi conclusa con un corteo da via D’Amelio a P.zza Magione dove si sono esibiti Giulio Cavalli ed alcuni dei più noti artisti siciliani. Anche in questo caso l’atmosfera è stata molto informale, nonostante il livello e la bravura di tutti gli artisti che hanno partecipato. In chiusura di serata è stata letta una lettera inviata da una delle figlie del collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara, come ulteriore segno dell’affetto che oggi lega la famiglia di Calcara a quella di Paolo Borsellino.

Palermo, 19 luglio 2009: il corteo da via d’Amelio a p.zza Magione
Fonte: album di Denise Fasanelli

Palermo, 19 luglio 2009: un lenzuolo appeso ad un balcone al passaggio del
corteo da via d’Amelio a p.zza Magione
Fonte: album di Oreste Martinelli

Palermo, 19 luglio 2009: il corteo da via d’Amelio a p.zza Magione
Fonte: album di Denise Fasanelli
Il 20 luglio 2009 infine si è svolto in mattinata a Palermo di fronte a palazzo di Giustizia un presidio di solidarietà ai magistrati impegnati nelle delicate indagini su Cosa Nostra, sulla trattativa tra l’organizzazione criminale e pezzi dello Stato e sulle stragi del 1992-93. Lo scopo di questo presidio è stato quello di far sentire ai magistrati che non sono soli, che una parte della società civile chiede Giustizia e che per questo cerca di incoraggiare chi svolge il proprio lavoro con il massimo della professionalità. Durante il presidio, dall’interno di alcune finestre del palazzo di Giustizia sono stati esposti dei cartoncini rossi a richiamare l’agenda rossa di Paolo Borsellino, segno evidente di sostegno alla manifestazione. Un altro fatto da tener presente e che dimostra ancora una volta che “la partita è aperta”.

Palermo, 20 luglio 2009: il presidio di solidarietà ai magistrati di fronte al palazzo di Giustizia
Fonte: album di Gino Combattivamente

Palermo, 20 luglio 2009: il presidio di solidarietà ai magistrati di fronte al palazzo di Giustizia
Fonte: album di Denise Fasanelli

Palermo, 20 luglio 2009: il presidio di solidarietà ai magistrati di fronte al palazzo di Giustizia
Fonte: album di Valentina Culcasi
Nella ricerca della parte di verità ancora nascosta sulle stragi del 1992-93 ognuno è chiamato a fare la propria parte: le manifestazioni del 18-19 luglio 2009 sono state un segno tangibile e concreto di questa consapevolezza.

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