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Onore al Generale Milillo: 54 anni fa arrestò Luciano Liggio

di Gianfranco Milillo

Il 14 maggio 1964 a Corleone il primo storico arresto del Capo Mafia Luciano Liggio.
Desidero così ricordare l’ anniversario della storica, eclatante cattura, ad opera di mio padre, del “boss dei boss” Luciano Liggio soprannominato, per la sua più che decennale latitanza, “la primula rossa” con l’articolo tratto dall’edizione L’Opinione n° 98 del 13 Maggio 2009.

Storie e racconti del nostro passato. Storie nascoste e dimenticate ma vere storie. Erano i tempi di una crescente vitalità della criminalità mafiosa. I tempi in cui chi tradiva pagava con la vita, chi non si allineava alla volontà del Padrino prima o poi finiva male, magari in qualche colonna di cemento armato. I tempi delle “giuliette al Tritolo” della Strage di Ciaculli in cui perirono il Tenente dei carabinieri Mario Malausa e i valorosi militari presenti. Gli stessi tempi della criminalità e delle prime violenze ed imposizioni dei Totò Rima e dei” corleonesi”. Erano i tempi in cui si formava la terribile squadra della morte della mafia. Mafiosi contro mafiosi che vedevano sempre più vincitore e riconosciuto come unico Boss di Corleone il “campiere” Luciano Liggio.
Erano i primi anni sessanta, quelli che registrarono l’ascesa dei corleonesi che dalla periferia, con riconosciuta abilità ed astuzia, iniziarono ad allargare la loro area di illeciti interessi raggiungendo Palermo e poi l’ America. Accordi tra “famiglie” che vedevano anche il crescere indisturbato di una politica corrotta ed interessata ai giochi e ai poteri mafiosi capeggiati dal ben più noto Vito Ciancimino. Un crescere continuo di una mafia agli ordini dell’inarrrestabile boss Luciano Leggio, detto Liggio, soprannominato “La Primula Rossa”. Luciano Liggio, giovane di grande rispetto, di bella presenza, campiere di nobili dei più notabili di Corleone, assurge al potere dopo l’uccisione dell’allora capo mafia di Corleone, Dott. Navarra, il quale una sera al rientro da Palermo a bordo della sua Fiat 1100 nera, per colpa di alcune note divergenze politiche e di azione, viene eliminato senza discussione ed in modo plateale, crivellato dai centinaia di colpi sparati dai mitra di Liggio e dai suoi picciotti Rina e Provenzano. Storie macabre come è sempre stata la vita e la storia della mafia, Storie macabre come sono stati sempre gli interessi della mafia.
In quei tempi tutti parlavano di Liggio ed al solo nominarlo era terrore o rispetto. Si, Liggio era anche un grande “uomo di rispetto”, perché sapeva rispettare chi lo meritava. Un Padrino di altri tempi che “ragionava” ma che intimoriva per le sue vendette e per i suoi occhi di ghiaccio. Un padrino di altri tempi che, comunque, voleva e sapeva comandare. Non si spiega, altrimenti, la sua latitanza durata circa 16 anni fino al giorno del suo arresto. Al di là di inutili polemiche, di storie inventate, di fiction dai falsi contenuti, di prezzolate chiacchiere da cortile ed altro ancora che hanno sempre fomentato curiosità che sono state sempre ricoperte da segreti e sospetti, che hanno volutamente creato falsi miti ed eroi bugiardi pronti a tutto. Al di là di quanto si è detto e voluto o potuto, dire, o persino dovuto accettare per coprire l’assurda lunga latitanza, Liggio viene arrestato alle prime ore del 14 maggio del 1964, quando le forze dell’ordine al comando dell’allora Tenente Colonnello Ignazio Milillo, Comandante del Gruppo Esterno Carabinieri di Palermo, bussano alla porta di casa delle sorelle Sorisi e lo trovano a letto perché malato. Ancora si risentono le frasi raccontate dalla cronaca di allora e dette in tribunale dallo stesso Liggio, dal Milillo e dagli ufficiali e carabinieri testimoni e presenti all’arresto:” … ma colonnello cosa sta cercando, faccia piano, la schiena mi fa male.. “e Milillo mentre fruga sotto il materasso per cercare la pistola, il mitico revolver Smith end Wesson dei tanti omicidi “la pistola, cerco la pistola, dove è?”, ” … qui Colonnello, è nel cassetto del comodino. Ma stia tranquillo, sempre a lei l’avrei consegnata, perché Lei è stato un signore, le mi ha lottato sempre con rispetto, non come….”
Anche la storia dell’arresto di Liggio lascia il segno con tutte le sue assurde polemiche del tempo. Dell’arresto se ne appropria inizialmente, con le sue tante falsità poi smascherate sia in Commissione Parlamentare che in sedi giudiziarie, l’allora commissario di polizia Angelo Mangano per una semplice apparizione fotografica che gli permise di evidenziarsi come una discussa star. Poi il tutto finalmente venne chiarito e giustamente attribuito ai Carabinieri ed in particolare al Colonnello Ignazio Milillo che grazie alle indagini svolte, tra l’altro, oltre agli Encomi ed all’ Alto Riconoscimento ricevuto dalle massime autorità governative e persino dalla Commissione Parlamentare Antimafia ed esteso a tutta l’Arma dei Carabinieri, ottenne nel 1995 la “Cittadinanza Onoraria” dal Comune di Corleone quale testimonianza per l’impegno nella lotta alla criminalità organizzata. Riconoscimenti, modalità ed evoluzioni storiche, queste, che sono andate sempre a migliorarsi e che hanno visto un costante e proficuo impegno delle Istituzioni, anche politiche, contro la Mafia e gli intrecci di potere non più accettabili. Con una storia tutta sua, comunque, durante le fasi processuali svolte a Bari e gli strani ricoveri in case di cura, Liggio da buona “Primula Rossa” riuscì a fare perdere le sue tracce. Il 14 maggio del 1974; dopo dieci anni esatti, venne nuovamente arrestato, questa volta occasionalmente dagli uomini della Guardia di Finanza del Tenente colonnello Vesicchio i quali, nel corso di un normale controllo ad un’anonima azienda vinicola, si trovarono a loro insaputa davanti al boss che, preso ormai alle strette, si dichiarò ufficialmente.
Liggio, ormai detenuto a vista, termina i suoi giorni nel carcere di Bad’ e Carros tra letture filosofiche e quadri e muore il 15 novembre del 1993. La sua storia, i suoi atteggiamenti, il suo dire, la sua filosofia di comodo e i suoi modi, sono storicamente registrati e riportati nella magistrale intervista diretta da Enzo Biagi che a specifica domanda “Signor Liggio anche il suo arresto è stato avvolto da discussioni e mistero, ma chi è stato ad arrestano, il Commissario Mangano o il Colonnello Milillo?”. “Milillo” rispose categorico Liggio. E noi non andiamo oltre. La storia della lotta alla mafia continua. Cadono in molti, eroi e non, ai quali dedichiamo il nostro più bel pensiero di vita, il nostro ringraziamento. La storia della lotta alla Mafia continua con tutti i suoi traguardi più belli, con le più belle operazioni di polizia giudiziaria di Polizia e Carabinieri che hanno portato agli eclatanti arresti di Rima, Provenzano, Lo Piccolo e dei noti e meno noti. Tutte storie da raccontare e vissute in quarantacinque anni di lotta alla mafia e che vede e che ha visto lo Stato supremo vincitore.

Giovanna Albertini

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