(AGI) – Milano, 15 mar. – La gup di Milano Marta Pollicino ha condannato a 7 anni Vittorio Foschini, 63 anni, e Salvatore Pace, 66 anni, per il concorso nell’omicidio di Umberto Mormile, l’educatore penitenziario del carcere di Opera ammazzato l’11 aprile 1990 a Carpiano, nel Milanese. Ai due imputati sono state riconosciute le attenuante generiche e quella speciale della collaborazione. Per il pm della Dda Stefano Ammendola che chiedeva un anno in più di condanna, Foschini e Salvatore Pace, entrambi collaboratori di giustizia, si sarebbero messi a disposizione dei mandanti dell’omicidio fornendo armi e mezzi al killer Tonino Schettini che dal sellino di una moto guidata da Nino Cuzzola sparò e centrò per 6 volte Mormile. Un impianto accusatorio che accoglieva l’ipotesi sostenuta da Fabio Repici, legale di parte civile dei fratelli Nunzia e Stefano e della figlia Daniela di Mormile, che vedeva Pace come “capo del gruppo criminale che si metteva a disposizione a richiesta delle associazioni criminali di Coco Trovato e dei Papalia, fornendo supporto logistico nella fase preparatoria dell’omicidio: in particolare faceva consegnare da appartenenti del suo gruppo armi e una moto per eseguire l’omicidio dell’educatore di Opera”. A Foschini viene contestato “su ordine di Coco Trovato di avere dato disposizioni ai sodali di fornire l’auto e una moto con cui veniva eseguito l’omicidio”. Ai famigliari la giudice ha riconosciuto una provvisionale di risarcimento di 100 mila euro per ciascuno. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. (AGI)
Omicidio Mormile: fratello, emozionato per condanna
(AGI) – Milano, 15 mar. – «È la prima sentenza che riconosce a distanza di 34 anni le vere ragioni dell’uccisione di nostro fratello. È una gran bella soddisfazione e sono infatti emozionato perché non pensavo accadesse. Ovviamente bisognerà aspettare le motivazioni per comprendere se il dispositivo recepisce appieno anche le causali e soprattutto i responsabili istituzionali. Quest’ultimo aspetto è quello che ci sta più cuore e darebbe un senso alla morte non solo di Umberto ma di altra tanta gente». Lo ha affermato Stefano Mormile, commentando in Tribunale la sentenza di condanna di Vittorio Foschini, 63 anni, e Salvatore Pace, 66 anni, per il concorso nell’omicidio del fratello Umberto, l’educatore penitenziario del carcere di Opera ammazzato l’11 aprile 1990 a Carpiano, nel milanese. Con lui in aula c’era la sorella Nunzia. Entrambi erano assistiti dall’avvocato di parte civile Fabio Repici, al quale è stato rivolto un sentito ringraziamento. In una memoria depositata nell’udienza odierna il legale evidenziava come fosse «arrivato il tempo che la giustizia consegni finalmente verità e giustizia a Daniela Mormile, privata del padre quando era solo una bambina, e a Nunzia e Stefano Mormile, fratelli della vittima, dimostrando loro che la giustizia è consapevole che l’omicidio del loro padre e fratello è stato un delitto commesso contro un fedele servitore dello Stato e, conseguentemente, è stato un vulnus arrecato non solo, enormemente, alle loro private esistenze, ma anche all’intera Nazione». (AGI)
Stefano e Nunzia Mormile
Armida Miserere

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