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Omicidio Cristina Mazzotti, PM Vassena: ‘Siamo qui oggi anche grazie alla perseveranza di chi difende le vittime’

9 luglio 2025 – Svolta nelle indagini sul sequestro e omicidio di Cristina Mazzotti risalente a 50 anni fa. Decenni dopo, la Procura antimafia di Milano ha chiesto la condanna all’ergastolo per i tre imputati del processo. La ragazza fu rapita a 18 anni a Eupilio, nella Brianza comasca, la sera del 30 giugno 1975 e ritrovata morta il primo settembre successivo in una discarica di Galliate (Novara). Gli imputati sono il 74enne Giuseppe Calabrò, reggino di San Luca residente a Bovalino, Antonio Talia, 73 anni di Africo e Demetrio Latella, anche lui reggino, 71 anni, detto “Luciano”, residente nel Novarese. È di quest’ultimo l’impronta digitale che fu trovata sulla carrozzeria della Mini sulla quale Cristina viaggiava la sera del rapimento: impronta che, tuttavia, venne attribuita all’uomo dal sistema Afis della polizia scientifica di Roma soltanto a fine 2006. Si torna in aula il 10 settembre per le arringhe dei difensori. Poi eventuali repliche e la sentenza.

Le spiegazioni del pm

“A chi organizzava e partecipava a questi fatti criminosi non importava proprio niente della vittima, che era merce di scambio. La morte era una possibilità messa in conto. La vita della vittima non valeva niente”. Lo ha detto il pubblico ministero nel corso della sua requisitoria. Il pm ha spiegato che “siamo qui oggi grazie alla perseveranza di chi ha indagato per decenni, ma anche alla perseveranza di chi difende le vittime. Questo processo nasce da una richiesta di riapertura delle indagini dei difensori della famiglia Mazzotti che dicono alla Procura di Milano: svegliatevi, dovete mettere insieme dei pezzi”. Poi il magistrato ha aggiunto: “Quello che ha dovuto subire Cristina rientra pienamente nel concetto di tortura. Definire drammatico il suo omicidio è riduttivo. Il termine corretto è disumano”. Per quanto riguarda indizi e prove nei confronti degli imputati, il pm ha ricordato le testimonianze degli amici di Cristina, Emanuela Lovisari e Carlo Galli e l’impronta di Demetrio Latella sulla Mini dov’era Cristina Mazzotti: “E’ certa, e non ha motivo di stare lì se non perché appartenente a uno di coloro che hanno partecipato al sequestro. Peraltro, Latella confessa la partecipazione al sequestro in due occasioni: davanti al pm di Torino e davanti ai pm di Milano che lo interrogano a distanza di anni”. Per quanto riguarda infine Talia, il pubblico ministero Vassena ha ricordato la figura del pentito Angelo Epaminonda, capo della cosca mafiosa catanese che operava negli anni ’70 e ’80, la cui storia è legata a quella di Francis Turatello. “Il 4 febbraio 1985 Epaminonda viene interrogato e gli vengono mostrate decine di foto. Tra queste quelle di Talia: ‘Riconosco nella foto’, dirà, ‘tale Antonio Talia, uno degli autori del sequestro Mazzotti. Fu lui a confidarmi di avere partecipato come manovale incaricato del prelievo della vittima’.

Fonte: SKYTG24

 

Processo Mazzotti, l’accusa chiede l’ergastolo per i tre imputati: “Vicenda disumana”

9 luglio 2025 – L’accusa ha chiesto la condanna all’ergastolo per i tre imputati nel processo in Corte d’Assise a Como per il sequestro e l’omicidio, nel 1975 di Cristina Mazzotti, rapita a 18 anni mentre rientrava nella villa di famiglia a Eupilio e trovata morta due mesi dopo in una discarica in provincia di Novara.
L’udienza di oggi è stata dedicata alla requisitoria del pubblico ministero Cecilia Vassena, che ha esordito richiamando l’attenzione sulla vittima. “E’ importante che la vittima non scompaia – ha detto – Cristina Mazzotti era una ragazza di 18 anni nel pieno della vita. Definire drammatico quello che le è accaduto è riduttivo. Il termine corretto è disumano”. “Nel caso di Cristina oggi parleremmo certamente di tortura”, ha aggiunto il magistrato.

Cecilia Vassena ha ricostruito quanto accaduto in questi 50 anni, dal 1975 a oggi e le ripercussioni sul processo che si celebra in corte d’Assise. Sul banco degli imputati Antonio Talia, Demetrio Latella e Giuseppe Calabrò. “Siamo chiamati a stabilire se possiamo collocare i tre imputati sulla scena del rapimento e a valutare la loro condotta rispetto al reato di omicidio”, ha sottolineato il pubblico ministero.

“Il sequestro di Cristina Mazzotti è stato organizzato e gestito dalla ‘ndrangheta, che all’epoca si stava insediando al Nord, con la manovalanza di delinquenti proprio del nord Italia, della zona”, ha ricostruito ancora Cecilia Vassena, ricordando poi il ruolo fondamentale dei collaboratori di giustizia, in particolare Antonio Zagari e Angelo Epaminonda.

Dopo oltre 7 ore di requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto la condanna all’ergastolo per i tre imputati. Per l’accusa, Calabrò, 75 anni, ha preso posto sul sedile del passeggero della Mini Minor del fidanzato di Cristina. Talia sarebbe stato invece alla guida della Fiat 125 che ha tagliato la strada all’auto dei ragazzi, bloccandola. Latella, unico che ha confessato di aver partecipato al sequestro e ha lasciato l’impronta sulla Mini Minor sarebbe poi salito sulla stessa Fiat 125.
Nella prossima udienza, a settembre, prenderanno la parola le parti civili quindi le difese.

Anna Campaniello (Espansione TV)

 

 

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