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Nuove minacce a Paolo Borrometi: “Perché? Perché si sta in silenzio, quando invece si dovrebbe urlare?!”

22 Dicembre 2018

Il Movimento Agende Rosse è al fianco di Paolo Borrometi. In questo momento di minacce di morte che il clan Crapula gli rivolge, tutti i gruppi Agende Rosse d’Italia sono con lui.

Accogliamo il suo grido: “Perché? Perché si sta in silenzio, quando invece si dovrebbe urlare?

E noi urliamo: “NON TOCCATE PAOLO BORROMETI! NOI SIAMO LUI E STIAMO CON LUI!

Di seguito il post di denuncia di Paolo Borrometi

Movimento Agende Rosse

La lettera dei parenti del boss, le minacce ed i silenzi della gente!

I figli del capomafia, a cui hanno chiuso tutte le attività, scrivono una lettera ai cittadini.
I loro parenti, gli stessi che mi scrivono pubblicamente:
“Presto dovrai dare conto a Dio” e ancora “sei un essere spregevole”, “Dio un giorno ti presenterà il conto”.
Si avete letto bene.
Le parole sono firmate dalla nipote del capomafia sanguinario di Avola, Michele Crapula. Capomafia condannato, anzi più volte condannato, e che oggi giace in galera.
Non mi stupisce “l’affetto” nei miei confronti, per carità, mi stupisce l’indifferenza della gente.
Perché? Perché si sta in silenzio, quando invece si dovrebbe urlare?
Quasi tre anni fa scrissi che il boss Michele Crapula continuava a comandare dal carcere tramite i figli.
Ciò che scrissi, oggetto di mille querele, è stato dimostrato e affermato con le parole degli inquirenti e dei magistrati.
Così, dopo anni, tutte le attività di famiglia sono state chiuse con l’interdittiva antimafia, oggi il vero strumento di lotta alle mafie.
Avevano bar, chalet, negozi di fiori, onoranze funebri, imprese per commercializzare le arance. E chi più ne ha più ne metta.
Oggi è tutto chiuso grazie alle interdittive.
Lo avevo detto, l’ho scritto (spero minuziosamente) nel libro che vi invito a leggere “Un morto ogni tanto” (che si può trovare in tutte le librerie ed online su Amazon o Ibs).
E se le minacce di morte non bastassero, oggi il post su Facebook, con centinaia di like, dei figli del capomafia.
Una “lettera” l’hanno chiamata. Una lettera a tutti voi. Perché a loro conta influenzate voi, più che difendersi dalle interdittive. Interessa che Voi possiate spendere i vostri soldi da loro, altrimenti diventeranno poveri ed avranno perso il consenso sociale.
Fra quelle righe, ovviamente, l’ennesimo tentativo volto alla mia delegittimazione.
Come dico da tempo, sono i cittadini che non possono rimanere in silenzio. È necessario schierarsi. Loro vi chiedono di stare accanto, vi dicono che sono innocenti. Io mi fido dei magistrati, delle Forze dell’Ordine. Ecco perché ho scritto tutto, con nomi e cognomi.
Il nostro non può essere il Paese in cui le vittime di mafia abbiano lo stesso “peso” dei condannati per mafia, addirittura la stessa “voce”.
Scegliete di “sapere”, non voltatevi dall’altra parte, altrimenti sarà tutto inutile.
E ricordatevi che temono il mio libro, non perché l’ho scritto io ma perché lo state leggendo voi. Temono la Vostra cultura, la Vostra informazione.

#UnMortoOgniTanto

Paolo Borrometi

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