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Non era questa l’Italia che sognavo

“Mi dispiace: io Napolitano l’ho pure votato”
“Ah, il ‘peccato originario’ di essere siciliani… Ce lo portiamo sempre dietro come una maledizione!”.
Queste sono le dichiarazioni del neo ministro Romano, rilasciate a La Stampa di Torino, per commentare la sua nomina con riserva da parte del presidente della Repubblica. In parte è vero, ma dobbiamo essere noi Siciliani che dobbiamo dimostrare il contrario e non piangerci addosso. Ministro Romano, dissento da questo modo riduttivo da lei palesato, giacchè non mi sento, come migliaia di siciliani, d’essere gravato dal soma di “un peccato originario” riferibile alla mafiosità. Lei sa bene, quale giurista, che la responsabilità non può essere addebitabile al luogo di nascita, ma bensì al comportamento del singolo. E, faccio rilevare che le urla dei siciliani onesti, coprono, per fortuna, i roboanti silenzi di chi con la mafia trae vantaggi personali e ci convive. Potrei citare, decine e decine di Uomini siciliani che hanno onorato la nostra Sicilia, e non si sentivano affatto “maledetti”. Parimenti, ne potrei citare altri che hanno, invece, disonorato la Sicilia in modo “maledetto”. Quindi, per favore, non attribuisca una sorta di “maledizione” al Popolo siciliano: da palermitano, affermo che se non si vuole avere rapporti coi mafiosi, si può! Anzi, si deve. Diventare mafioso o avere rapporti con loro è una scelta che nulla a che vedere con la sicilianità. Vede ministro Romano, io penso che la sua scelta di accettare l’incarico di ministro con “riserva” avrebbe dovuto farla riflettere e se lei avesse avuto uno scatto da vero Siciliano, avrebbe dovuto rinunciare, atteso che il dubbio aleggia all’incarico di ministro. Ma questa è una mia opinione: opinione da siciliano scevro da “maledizione”. Sì! Io sognavo un’Italia diversa. Sognavo che un ministro della Repubblica fosse nominato senza “ombre”: sognavo un’Italia dove un Presidente del Consiglio non dicesse, “sono stato trascinato in guerra” riferito alla Libia. Sognavo un’Italia dove tutti a cominciare da Saviano, giudici, giornalisti, politici, imprenditori, potessero liberamente circolare senza scorte. Sognavo di recarmi ad un appuntamento con Paolo Borsellino ed invece Cosa nostra me l’ha impedito. Sognavo di ridere, scherzare e perché no, soffrire per un’indagine andata male, con i miei colleghi della Mobile palermitana e i beceri mafiosi, invece, me li hanno ammazzati. Sognavo di non vedere l’On. Moro, disteso senza vita all’obitorio di medicina legale di Roma, come sognavo di non vedere i cadaveri di Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro, Pio La Torre, Ruffilli e tutti gli innocenti assassinati dalla mafia, compreso quei centinaia di mafiosi uccisi per le vie di Palermo.

Nella mia mente c’era un’Italia diversa; sognavo un Paese dove la Giustizia fosse uguale per tutti, mentre assistiamo in queste ore al proliferarsi di leggi e leggine ad uso e consumo solo di una persona. Sognavo che il Governo prendesse solennemente impegno di far luce sui tanti misteri che hanno insanguinato l’Italia. Sognavo di conoscere la verità sulle stragi del 92/93, ma questo in un’Italia diversa, non in questa. Sognavo un Parlamento e un Governo con la sola presenza di persone di specchiata moralità e non avere alcuni pregiudicati e condannati. Sognavo un Esecutivo che potesse soddisfare le esigenze della Nazione, e non, invero, fare gli interessi dei molti “furbi”. Sognavo, durante un mio viaggio, ascoltare, dalla mia Sicilia alle Alpi, l’inno di Mameli.

Sogno che nessuna centrale nucleare venga costruita, non solo in Italia ma nel resto del mondo.

Sognavo anche, che il ministro dell’Agricoltura fosse al di sopra di ogni sospetto.

Sognavo, sognavo, sognavo…

Pippo Giordano
 

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