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No! Non mi nascondo e mostro la faccia a Cosa nostra

In quest’ultimo periodo s’infittiscono i consigli e le premure di tanti, amici e parenti, che mi chiedono di non mostrare la mia faccia: di diventare un anonimo ex sbirro. No! Mi rifiuto di farlo, perchè se lo facessi darei ragione ad un manipolo d’individui che definendosi uomini d’onore pianificano la vita altrui. E’ vero! Quando all’inizio degli anni ottanta la mia vita è stata messa in pericolo, sono stato costretto a diventare un anonimo e quindi obbligato a lasciare la mia Palermo. Ma mi premeva salvaguardare non la mia vita, ma quella della mia famiglia e dei miei parenti. E, tuttavia, gli uomini d’onore non l’hanno avuta vinta, giacchè “l’anonimo sbirro” scorrazzava ugualmente per le strade e montagne di Palermo sino alla metà degli anni 80: le indagini, il mio impegno di contrasto insieme a Montana, Cassarà e Falcone è cessato nel maggio del ’85, due mesi prima che nella mia Squadra mobile di Palermo si abbattesse la tragedia con la morte di Roberto Antiochia, Ninni Cassarà e Beppe Montana.

Ritenevo all’ora e a maggior ragione ritengo oggi, che se mi fosse fatto intimidire dai mafiosi, non averi potuto essere “un uomo libero”: non avrei potuto godere dell’amicizia, bella, sincera e dolce di uomini che hanno rappresentato il faro della mia mia vita. La forza di non farmi sopraffare dalla paura, me l’hanno dato loro sia in vita che dopo avermi lasciato. E, spesso mi domando: come avrei potuto abbandonarli, come avrei potuto vivere senza il loro sorriso e talvolta anche con i dolori che ci accomunavano come la morte di Lillo Zucchetto? No! Non mi nascondo e mostro la mia faccia nella terra del Gattopardo. Non consento a nessuno di obbligarmi a diventare un uomo silente: io vado ed andrò nelle scuole per raccontare l’inferno di Cosa nostra: vado nella scuole per far conoscere chi sono stati gli Uomini che hanno pagato con la vita, per aver un Paese senza mafia: vado nelle scuole per far emergere l’enorme contrasto tra uomini onesti, morti per un ideale, e politici, uomini delle istituzioni avvezzi a rubare l’onore dei nostri martiri

No! Non smetto di parlare di mafia e a quel “ma cu tu fafari”, rispondo sempre con la medesima frase degli anni ’80: “Un uomo deve fare il proprio dovere, non perchè è obbligato, ma per essere un uomo libero”.

L’altro giorno, nell’incontro con gli studenti di Fano, uno di loro mi ha chiesto: “ Non aveva paura a fare il poliziotto a Palermo?” Ho risposto che: “….ne avevo tanta, ma sapevo che stavo facendo qualcosa di giusto, qualcosa di uomo libero, pur sapendo che quando andavo al lavoro, quella poteva essere l’ultima volta che vedevo i miei figli e mia moglie.” Tutti avevamo paura, l’ha dimostrato anche Paolo Borsellino tentando di allontanasi dalla sua famiglia per evitare di coinvolgerla in quel che purtroppo è poi divenuta realtà, ovvero la strage di via D’Amelio.

In quella mia paura, c’era tanta, tanta solitudine. C’è stato un periodo che non ho potuto più dare alla mia famiglia, la gioia di prendere un gelato seduti in una gelateria come gli altri esseri umani. Ed è per tutti questi motivi che non consento a nessuno di farmi diventare anonimo. No! Mai! Ho già pagato, grazie!

 
Pippo Giordano

All’inizio della serata “Cosa nostra, ieri e oggi” (San Costanzo, Pesaro e Urbino, 30 ottobre 2012) l’attrice Lucilla Monaco legge le prime pagine del libro ‘IIl sopravvissuto’, scritto da Pippo Giordano che è presente alla serata con il giornalista Giuseppe Lo Bianco.


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