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Nino Morana Agostino: ‘Una vergognosa campagna statale volta a distruggere Roberto Scarpinato’

Sono Nino Morana Agostino, nipote dell’agente di polizia Nino Agostino.
Parlo in qualità di giovane attivista 23enne e giurista, ma soprattutto sono qui per dare voce a due persone che purtroppo non sono più fisicamente con noi, ovvero i miei nonni Augusta Schiera e Vincenzo Agostino.
Non avrei mai voluto prendere la parola di mio nonno. Sono certo che, se fosse stato ancora con noi, avrebbe parlato al posto mio.
Esattamente un anno fa, ad ottobre 2023, io e mio nonno eravamo tra queste sale, gli era stato promesso da esponenti della Commissione antimafia che si sarebbe fatta luce sui depistaggi istituzionali che hanno seguito il triplice omicidio di mio zio Nino, mia zia Ida e della creatura che lei portava in grembo.
Nonno Vincenzo, non si sarebbe mai aspettato, che ad un anno di distanza dalla sua venuta in Senato, si sarebbe mossa una così vergognosa e terribile campagna Statale volta a distruggere il senatore Roberto Scarpinato, andando così a denigrare l’eccellente operato di tutti i suoi decenni di carriera di Magistrato e di Procuratore Generale.
La famiglia Agostino sarà per sempre grata al senatore Scarpinato, che, avendo attorno un terreno bruciato, ha proseguito con le indagini ponendo massima fiducia nei miei nonni. Grazie alla sua grandissima caparbietà siamo riusciti a ottenere due importanti risultati: la condanna in primo e secondo grado per Nino Madonia e la recente condanna di Gaetano Scotto in primo grado, non solo due boss affiliati a cosa nostra, ma due veri e propri ibridi a cavallo tra mafia e apparati dello Stato.
Non è un caso che nelle motivazioni della condanna in Appello per Madonia ci sia scritto che in questo delitto ci sono state e ci sono inquietanti depistaggi istituzionali, e nonostante queste condanne permangono zone d’ombra tipiche delle stragi.
Non è neanche un caso che questo attacco nei confronti del senatore Scarpinato sia avvenuto dopo la condanna di Gaetano Scotto.
Non è solo mafia, mio zio lo sapeva ed è stato ucciso per questo.
Non è solo mafia, mio nonno l’ha capito e si è fatto crescere quei capelli e quella barba che sono diventati un simbolo.
Appunto perché non è solo mafia, il 21 aprile 2024 ho dovuto seppellire mio nonno con quel simbolo che portava sul volto e che a lungo lo ha portato come un immenso fardello.
Lo Stato ha un debito enorme con la mia famiglia, ha negato a due genitori quella verità e giustizia per le quali si sono battuti per più di trent’anni.
Lo Stato ha un debito enorme con tutte le famiglie qui presenti, e mettendo alla pubblica gogna il senatore Scarpinato non fa altro che prolungare il nostro dolore e la nostra rabbia, dandoci solamente l’ennesimo schiaffo in faccia.
Mi rivolgo a voi, uomini e donne delle istituzioni, continuando con le vostre insensate e becere azioni contro il senatore Scarpinato non fate altro che uccidere di nuovo mio zio, uccidete nuovamente Nino, Ida, Paolo, Attilio, Antonio, Mario, Bruno, Umberto e le tantissime altre vittime che noi familiari stiamo rappresentando qui oggi.
Mio nonno diceva sempre che voleva una reale verità su un triplice massacro che uno Stato complice e spietato ha permesso per coprire sé stesso e i suoi uomini deviati e corrotti.
Non deve importare se, per dire queste verità, si toccheranno sepolcri imbiancati e si diranno nomi impronunciabili.
Parlo anche in qualità di studente universitario, noi giovani, noi studenti, come possiamo fidarci di uno Stato, che, avvalendosi della parola “antimafia”, non persegue le verità, ma piuttosto cerca di epurare e mortificare chi cerca di far emergere le complicità Statali nelle stragi e negli omicidi eccellenti?
Come possiamo avere fiducia completa nello Stato, se parte collusa di esso che ha contribuito nel fare queste atrocità, gode ancora di coperture istituzionali?
Come possiamo affidarci ad uno Stato nel quale tutt’ora sono presenti soggetti impresentabili, che hanno avuto e hanno rapporti con la criminalità organizzata e con apparati neofascisti?
Non potremo mai essere una reale democrazia se non avremo una reale verità su Nino Agostino, sui delitti eccellenti e sulle stragi che segnano il nostro paese dal 1947.
Queste mancate verità macchiano il nostro paese, la nostra democrazia, è ora di scoprire che fine abbiano fatto gli appunti di mio zio, che fine ha fatto l’agenda rossa di Borsellino, le carte di Dalla Chiesa, gli appunti elettronici di Falcone.
È ora di aprire gli archivi di stato e gli archivi dei servizi segreti per fare luce sulla storia del nostro paese piena di ombre.
Per concludere, leggo queste parole che disse nonno Vincenzo nel 1997, 4 anni prima che io nascessi: “Pensate a questo quando mi incontrate la prossima volta, pensate al giorno in cui non ci sarà più bisogno di vedermi. Quel giorno avremmo vinto, tutti insieme”.
Io credo che quel giorno sia ancora molto lontano, oggi più che mai avremmo bisogno di mio nonno Vincenzo Agostino.
Grazie.
Nino Morana Agostino (31/10/2024 – Conferenza stampa ‘Vogliamo tutta la verità sulle stragi’, Roma)

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