21 aprile 2026 – Il 10 aprile u. s. si è riunita la Consulta per la Legalità di Reggio Emilia per illustrare le iniziative organizzate per il decennale del processo Aemilia e fare il punto della situazione sul progetto con le scuole “Noi contro le mafie” e sulla costituzione dell’ Osservatorio della legalità. Tra i vari componenti presenti, è parso particolarmente rilevante l’intervento del Presidente del Collegio Giudicante del maxiprocesso Aemilia dott. Francesco Maria Caruso, membro del Comitato Tecnico Scientifico della stessa Consulta.
Il dott. Caruso ha evidenziato come l’assenza di violenza eclatante non debba assolutamente indurre ad abbassare la guardia, sottolineando che l’obiettivo primario della Consulta deve essere quello di dotarsi di strumenti efficaci per monitorare e contrastare il riprodursi dei fenomeni mafiosi poiché, spiega, “la qualità del nostro impegno determina la loro operatività”.
Nella sua analisi ha sottolineato la necessità di rafforzare la conoscenza del fenomeno mafioso attraverso una banca dati e un contenitore di atti giudiziari regionali, rassegne stampa aggiornate, studi e ricerche sulla criminalità al Nord, un attento monitoraggio dei nuovi insediamenti e delle imprese a rischio di infiltrazioni e un apparato organizzativo stabile della Consulta, capace di interfacciarsi con gli organi dello Stato per la raccolta di informazioni e segnalazioni.
Obiettivi e proposte operative dal nostro punto di vista assolutamente condivisibili e indispensabili per costruire un apparato di riferimento solido nel contrasto alle mafie sul nostro territorio. Altrettanto condivisibili sono gli eventi messi a punto per ricordare – e far comprendere ai più giovani – il significato del Maxi Processo Aemilia a dieci anni di distanza, iniziative che auspichiamo coinvolgano e favoriscano la riflessione da parte di tutte le istituzioni e della società civile su quanto esso ci ha insegnato per poter prevenire e contrastare i fenomeni mafiosi.
Tuttavia, non possiamo fare a meno di rilevare che mentre da una parte l’Amministrazione Comunale si attiva giustamente per onorare questa ricorrenza dal forte valore simbolico, dall’altra non è in grado di compiere un gesto concreto a dimostrazione che Aemilia non c’è stato invano: cambiare il nome a Viale Città di Cutro, un nome che getta un’ombra sulla nostra città poiché rappresenta un legame col sistema di potere mafioso che il processo ha messo inequivocabilmente a nudo.
Non possiamo correre il rischio di ritornare alla fase della Rimozione, tramite cui molti politici e funzionari hanno difeso la purezza del territorio reggiano adducendo tutto al merito degli Anticorpi.
Recentemente, in un incontro sul tema dei “Simboli di conquista della ‘Ndrangheta a Reggio Emilia”, è stato trattato il tema della Rimozione, dove pur trattenendo i simboli si tenta di togliere il retroterra e il contesto in cui questi sono stati posti e imposti contando sul lento scorrere dell’indifferenza quotidiana. Per Rimozione si intende la negazione dell’esistenza della mafia da parte delle varie articolazioni istituzionali e sociali delle regioni settentrionali. Quindi si tratta di un impressionante mutismo istituzionale che ha nutrito un’omertà sociale.
Tutto ciò ha prodotto, per le organizzazioni mafiose, vantaggi indiscutibili: far avanzare l’infiltrazione in modo silente, nascosto. Nasconderlo alla cittadinanza; facilitare e offrire, al potere mafioso, i territori e l’economia, attraverso banalizzazioni e presupposti pseudo culturali. Dare un nuovo nome a questa Via non è un mero atto simbolico, ma un gesto concreto di Resistenza per creare un clima ostile alla criminalità organizzata. Instillare nei cittadini fiducia nella istituzione è fondamentale e dovrebbe esserlo anche per l’istituzione. O la partecipazione responsabile della cittadinanza è scomoda?
Dare un nuovo nome a questa via è azione fondamentale e necessaria per lanciare un segnale chiaro: che nulla sarà più come prima. Segnale che a nostro parere dovrebbe essere caldeggiato da tutte le associazioni e organizzazioni che si riconoscono nei valori della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Antimafia.
Ricordare il Maxiprocesso Aemilia all’ombra di un inchino offende tutti e tutte. Offende non solo chi si è impegnato per dieci anni a tenere vivo l’impegno antimafia, ma offende anche la città di Reggio Emilia e i suoi cittadini, senza distinzione di provenienza. Significa inoltre celebrare un importante risultato giudiziario, ma privo di qualsiasi valore politico e culturale. È ora che la politica trovi il coraggio di agire con chiarezza e determinazione.
Movimento Agende Rosse – Rita Atria – di Reggio Emilia e Provincia

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