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‘Ndrangheta, furto in casa del giornalista Morrone

11 settembre 2010. Ancora una intimidazione, sotto forma di rapina, nei confronti del collega Emiliano Morrone: tra le 22 e le 23 del 9 settembre sconosciuti si sono introdotti nella sua abitazione di Roma, attraverso una finestra blindata portandosi via un pc fisso, il suo “inseparabile” portatile e una borsa con documenti e appunti. L’episodio è stato prontamente denunciato alla polizia.  
Per chi non lo conoscesse, Emiliano Morrone è un giornalista da sempre impegnato contro la criminalità organizzata. Autore, insieme con Francesco Saverio Alessio, de “La società sparente”, un testo che analizza i rapporti tra ‘Ndrangheta e  politica in Calabria, ha promosso numerose azioni di denuncia in rete e in televisione, facendo nomi e cognomi di boss, ‘ndranghetisti, esponenti politici e imprenditori collusi con la malavita. Alle scorse amministrative, è stato candidato come indipendente, al Consiglio regionale della Calabria nella lista dell’Italia dei Valori.  

“Penso non si tratti di un normale furto – dice Morrone -, perché i ladri si sono impossessati di due computer che contenevano materiale per me importantissimo: file con interviste, testimonianze, ordinanze e vari capitoli di quello che doveva essere il mio prossimo libro di denuncia. Anni di lavoro vanificati in un attimo, con una gravissima violazione alle mie libertà personali; non mi sento più sicuro”.
Ciò che fa riflettere e che preoccupa, perché avvalora i timori di Morrone, è che i “ladri” hanno lasciato un  computer non ancora usato, del valore di oltre 2mila euro: quasi sapessero che in quegli hard disk non avrebbero trovato nulla di interessante. Tutto fa pensare ad un gesto intimidatorio per tacitare una fonte che dà voce ai tanti, troppi episodi di illegalità che limitano la libertà e la democrazia in molte zone del nostro Mezzogiorno. Ricordiamo che già in passato Emiliano Morrone è stato vittima di minacce puntualmente denunciate alle forze dell’ordine. Evidentemente qualcuno vuole fermare una coscienza critica, una penna scomoda.

Danilo Sinibaldi (articolo21.org, 11 settembre 2010)

Segnali raffinati. Come far capire ad un giornalista che è meglio che non scriva

“Stato” facebook di Emiliano Morrone del 10 settembre 2010: «Stanotte, intorno alle 23, qualcuno è entrato in casa mia dal terrazzo e, sfondando una porta metallica, ha rubato i miei due computer, un fisso 24 pollici e un portatile. Ho perso tutti i miei scritti, appunti, contatti, documenti. Non è stato preso il notebook di servizio, non mio, contenente diverso materiale. Ero uscito alle 21,15 e rientrato verso mezzanotte. Grazie a chi mi ha espresso vicinanza e solidarietà».

Quando non bastano le intimidazioni di ogni tipo: minacce, querele, richieste di sequestro del tuo libro, gli infiniti attacchi degli hackers ai tuoi siti web, i “messaggi” di Cossiga (buonanima!), la desertificazione delle occasioni di lavoro, i simpaticoni che mentre passano sfiorandoti a fianco in automobile ti urlano  «Ve tagliämu a capu! ‘nfämi!», le persone “per bene” che ti dicono: «Ma chi te lo fa fare!, non cambierà mai niente», nel terzo millennio, in Italia, prima di farti sparire, spararti definitivamente o farti trovare “suicidato” ti sfondano la porta di casa mentre sei fuori per sole tre ore e ti rubano tutto quello che rappresenta il tuo pensiero.

L’episodio del furto in casa di Emiliano Morrone – giornalista e scrittore da sempre impegnato contro le mafie, fondatore del laboratorio di produzione culturale online “La Voce di Fiore” del quale è anche direttore responsabile, e poi di ndrangheta.it, di emigrati.it, ed altri siti web – così precisamente mirato alle sue inchieste giornalistiche – hanno rubato solo i suoi computer personali e non quello che usa per lavoro per un altro tipo di attività, hanno aperto diverse borse ma hanno portato via solo quella con documenti d’inchiesta e stampati vari, hanno aperto una piccola cassaforte dopo aver cercato e trovato le chiavi – assume connotati assolutamente inquietanti e preoccupanti. Sono “menti raffinatissime” quelle che hanno violato la soglia di casa di Emiliano Morrone. Lasciano messaggi precisi. Avvertimenti nefasti. Mortali? Spero di no!

Chiedo a tutti di tenere altissima la guardia intorno a quest’uomo. Un vero uomo. Semplice. Sincero. Vero. Non i coboldi incocainati a cui ci hanno abituato queste bestie del potere contemporaneo. Chiedo a tutti di manifestare il proprio sdegno! Se lo si prova…se la propria dignità viene ancora offesa quando offendono quella di un’altro.

Con profondo rispetto per chiunque legga.

Francesco Saverio Alessio (gliitaliani.it, 11 settembre 2010)

 


Il coraggio e la parola: “La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili”

A te Emiliano Morrone, non offriamo solidarietà: con questo comunicato vogliamo ribadire la stima e la fiducia che nutriamo nei tuoi confronti. Sei il ragazzo che in questi anni ci ha aiutato a sperare nel cambiamento di questa Calabria. Ce l’hai insegnato con le parole e con le azioni. Hai vissuto in Calabria e agito in Calabria. Ti sei speso tanto nel tuo paese San Giovanni in Fiore, conscio che le cose si cambiano a partire dal proprio quartiere. Ieri hai subito l’ennesima intimidazione: il furto dei computer sui quali conservavi un vero e proprio archivio di informazioni ed inchieste. Forse quanto hai detto durante i comizi, nell’avventura della scorsa campagna elettorale regionale, a qualcuno ha dato fastidio. Ma sono tante le cose che possono “dar fastidio”, perché sono tante le cose che tu hai detto e denunciato pubblicamente sempre con lo stesso coraggio ed entusiasmo. Il tuo sogno di vedere una Calabria migliore è ora anche il nostro e nessuno ci impedirà di continuare a sognare. Se pensano di intimidirti con un pc rubato si sbagliano, perché le nostre idee non rimangono negli hard disk, ma nelle nostre teste e nei nostri cuori. Da lì nessuno potrà mai toglierle.

I ragazzi de “Il coraggio della Parola” e “Agende Rosse Calabria”

 

Davanti alle difficoltà non bisogna arrendersi. Al contrario, devono stimolarci a fare sempre di più e meglio, o superare gli ostacoli per raggiungere i risultati che ci siamo prefissati.

Paolo Borsellino

 


Palermo, 19 luglio 2009, via D’Amelio, ore 16.55: il minuto di silenzio per ricordare la strage del 19 luglio 1992 nella quale furono uccisi
Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina, Claudio Traina e Paolo Borsellino

 

 

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