Dopo l’ultimo vile attacco alla Comunità di Don Giacomo Panizza, verso cui la scorsa notte è stato esploso un colpo di pistola rivolto al centro “dopo di noi”, sentiamo il dovere morale di dire alla comunità lametina di non farsi intimidire, di non cedere alla paura di questi gesti insensati e vigliacchi e di dare oggi più che mai un riscatto morale a questa città, e soprattutto ai giovani che meritano un presente migliore e un futuro diverso da quello che ci hanno lasciato. Lamezia ha bisogno di respirare, di urlare la propria indignazione, il proprio dissenso di fronte a questi atti, di fronte all’arroganza di quegli uomini che non amano Lamezia, ma che stanno pian piano togliendo la libertà a quella parte di lametini onesti che hanno voglia di vivere serenamente. Non si può delegare sempre la magistratura, che comunque svolge il suo dovere, dobbiamo riprenderci la nostra terra, non chinarci alla rassegnazione, non arrendiamoci alla criminalità e non guardare con indifferenza a tutto ciò che accade intorno a noi.
È nell’impegno quotidiano che si costruisce il cambiamento, attraverso la denuncia, la non accettazione di compromessi. Dobbiamo diventare protagonisti, uscire da quella logica “tanto ci pensano gli altri” o “tanto non cambierà niente”: cambierà se ognuno di noi si impegnerà per il cambiamento, se riusciremo a venir fuori da queste logiche che per anni hanno condizionato il nostro modo di vivere. Se avremo la forza, il coraggio e la determinazione, di essere uomini e donne liberi, allora splenderà in ognuno di noi quella luce che ci condurrà ad un cambiamento, ad una liberazione da quella rassegnazione che ci soffoca, che non ci permette di camminare.
Siamo chiamati, ancora una volta, a compiere quel cambiamento culturale, quei piccoli gesti quotidiani che serviranno a far rinascere la città di Lamezia, abitata da tanta gente onesta, persone che convivono con la paura, ma che non devono sentirsi sole né oggi né in futuro. Dobbiamo solo unirci e dar vita alla speranza, alzare alto il nostro urlo di libertà.
Difendiamo la nostra libertà, la nostra vita che è un bene unico, difendiamo la nostra terra, superiamo l’indifferenza, apriamo gli occhi, costruiamo insieme una cultura della pace.
Siamo chiamati, ancora una volta, a compiere quel cambiamento culturale, quei piccoli gesti quotidiani che serviranno a far rinascere la città di Lamezia, abitata da tanta gente onesta, persone che convivono con la paura, ma che non devono sentirsi sole né oggi né in futuro. Dobbiamo solo unirci e dar vita alla speranza, alzare alto il nostro urlo di libertà.
Difendiamo la nostra libertà, la nostra vita che è un bene unico, difendiamo la nostra terra, superiamo l’indifferenza, apriamo gli occhi, costruiamo insieme una cultura della pace.
Solo l’indignazione dei giusti può vincere sulla brutalità di questi uomini senza onore,non chiudiamoci dietro “le finestre” della rassegnazione. La nostre terre sono difficili, ma devono essere nostre.
Iniziamo a camminare insieme, a piccoli passi, a spalancare le porte del nostro cuore, e far capire a chi non ama questa terra e ai nostri figli, che si può cambiare, si può avere una vita diversa: le paure condivise diventano forza e noi possiamo diventare forza.
Iniziamo a camminare insieme, a piccoli passi, a spalancare le porte del nostro cuore, e far capire a chi non ama questa terra e ai nostri figli, che si può cambiare, si può avere una vita diversa: le paure condivise diventano forza e noi possiamo diventare forza.
Movimento Agende Rosse Calabria
Manuela Nigro
Francesca Munno
Davanti alle difficoltà non bisogna arrendersi.
Al contrario, devono stimolarci a fare sempre di più e meglio, o superare gli ostacoli per raggiungere i risultati che ci siamo prefissati.
Al contrario, devono stimolarci a fare sempre di più e meglio, o superare gli ostacoli per raggiungere i risultati che ci siamo prefissati.
Paolo Borsellino

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