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Mori VS Violante: la spuntano le carte della Commissione antimafia e l’agenda grigia

Il 20 ottobre 2009 si è svolta a Palermo un’udienza del processo in cui gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Mauro Obinu sono imputati di favoreggiamento a Cosa Nostra. In particolare i due ufficiali sono accusati di aver favorito la latitanza del boss mafioso Bernardo Provenzano perchè non avrebbero ordinato un blitz che, nel 1995, avrebbe potuto portare alla sua cattura. L’udienza ha visto protagonisti Luciano Violante, ex-presidente della Commissione parlamentare antimafia ed ex-presidente della Camera dei Deputati, e Mario Mori, ex-colonnello del Reparto operativo speciale (Ros) dei carabinieri. Violante ha deposto in qualità di teste sugli incontri da lui avuti nei primi anni novanta con il col. Mori, mentre quest’ultimo ha reso dichiarazioni spontanee alla corte.


Luciano Violante, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Antonio Ingroia, ha raccontato dei suoi primi rapporti con Mori risalenti ai tempi in cui era giudice istruttore a Torino, per poi passare all’incontro del 7 luglio 1993 che aveva annotato nella sua agenda e ai tre incontri che colloca nel mese di ottobre precedentemente a quest’ultimo, ma dopo la sua nomina a Presidente della Commissione antimafia (25 settembre 1992).

Violante ha dichiarato che, nel corso di questi incontri, Mori gli prospettò la volontà di Vito Ciancimino di parlargli “riservatamente”. Violante rifiutò l’incontro “face to face” preferendo un’audizione di fronte alla Commissione antimafia. Mori fece presente che Ciancimino riteneva di dovergli riferire “cose importanti”. Gli consegnò infine un libro intitolato “Le mafie” scritto dall’ex sindaco di Palermo che fu inteso da Violante come un segno di disponibilità a collaborare del Ciancimino.

Il 29 ottobre, secondo la versione di Violante, egli comunicò alla Commissione antimafia la possibilità di collaborazione da parte del Ciancimino. Dagli atti della Commissione, desecretati il 20 ottobre 2009, risulta invece una riunione dell’Ufficio di Presidenza risalente al 27 ottobre 1992 che proponeva come ordine del giorno di disporre accertamenti sull’omicidio Lima e di discutere dell’audizione di Ciancimino.

Ciancimino scrive a Violante per essere sentito il 26 ottobre 1992, ma non risulta nemmeno agli atti della Commissione una sua audizione. Dalle carte della Commissione si evincono invece tentativi di delegittimazione ai danni di Ciancimino (sollecitazioni al Csm concernenti le misure di prevenzione da adottare nei confronti di Ciancimino, un occhio vigile sugli sviluppi del processo d’appello in cui era imputato), continue promesse di imminente audizione e conseguenti rinvii fino all’arresto del Ciancimino (19 dicembre 1992) e all’approvazione della proposta di ascoltare l’ex sindaco mafioso datata 6 luglio 1993.

Nonostante questo, Ciancimino non verrà mai convocato né sentito dalla Commissione.

Secondo Violante il contenuto dell’audizione di Ciancimino poteva vertere sui beni sequestrati o confiscati ai mafiosi e sui rapporti tra i democristiani della corrente andreottiana e Cosa Nostra.

L’interrogatorio di Violante continua con l’indicazione di un collega della DC, il senatore Paolo Cabras, un membro della maggioranza parlamentare con cui era solito consultarsi in merito a fatti rilevanti, come probabile (Violante non ricorda con precisione, nda) depositario delle rivelazioni che Mori fece a Violante.

Ad un tratto Violante cita un nome che non ci suona affatto nuovo, quello di Vittorio Mangano, che tra il ’94 e il ’96 tramite una lettera fece sapere a Violante (all’epoca dei fatti vice-Presidente della Camera) di volergli parlare. Di cosa volesse parlargli non è affar nostro…

Mario Mori, nelle sue dichiarazioni spontanee, ha insistito invece sull’importanza della cosiddetta inchiesta ”mafia-appalti” datata primi anni novanta e secondo lui fortemente sostenuta da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Mori ha sottolinenato il lavoro svolto dagli uomini del Ros in collaborazione con il giudice Falcone nell’ambito di tale inchiesta. Secondo Mori, l’allora Procuratore Aggiunto Falcone avrebbe commentato una decisione del Giudice per le indagini preliminari sfavorevole all’insieme delle richieste del pubblico ministero con queste parole: “Scelte riduttive per non coinvolgere politici”.

La parte più interessante è quella in cui Mori chiarisce alcuni punti sugli incontri con Borsellino.

Mori racconta che Borsellino, di ritorno dalla Germania con la Dottoressa Maria Teresa Principato, incontrò lo stesso Mori il 10 luglio 1992 per parlargli di Gioacchino Schembri, mafioso di Palma di Montechiaro, arrestato in Germania il 14 aprile 1992, mentre l’11 luglio 1992 Borsellino, secondo la versione di Mori che cita a sostegno l’agenda grigia del giudice, cenò al Circolo del comando generale dell’Arma dei Carabinieri con il Generale  Antonino Subranni, Mauro Obinu (coimputato di Mori, nda) e il Tenente Carmelo Canale (assolto il 16 novembre 2004, ex art. 530 comma 2 c.p., dai giudici della seconda sezione del Tribunale di Palermo dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione).

Sull’agenda grigia di Borsellino in realtà risulta una cena con i Carabinieri il 10 luglio 1992, non l’11 (giornata nella quale il magistrato risulta impegnato a Salerno) come raccontato da Mori, mentre alle ore 13.30 dell’11 luglio 1992 Borsellino annotò “Ros”.

Per quanto riguarda le dichiarazioni di Violante, Mori ha confutato la versione dell’ex-presidente della Camera affermando che Ciancimino non richiese di “parlare riservatamente” con Violante bensì formalmente davanti ad un organo politico quale la Commissione antimafia. Questo perchè Ciancimino sarebbe stato convinto che dietro agli omicidi Lima, Falcone e Borsellino ci fosse una matrice politica.

Mori ha invece confermato la versione di Violante su un punto: l’ex Presidente della commissione antimafia gli domandò se avesse informato l’autorità giudiziaria della volontà di collaborare del Ciancimino e Mori rispose di no. Tutto vero, conferma Mori, ma ha aggiunto che non gli si puo’ imputare di aver agito singolarmente e per scopi personali senza avvertire le autorità, in quanto parlandone a Violante, almeno un personaggio istituzionale venne comunque a conoscenza del fatto.

 


Martina Di Gianfelice


La pagina di venerdì 10 luglio 1992 dell’agenda grigia
di Paolo Borsellino


La pagina di sabato 11 luglio 1992 dell’agenda grigia
di Paolo Borsellino

 


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